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Cutro, la spiaggia di Porto Kaleo sbloccata senza attendere il “visto” antimafia

  • Postato il 11 luglio 2026
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Cutro, la spiaggia di Porto Kaleo sbloccata senza attendere il “visto” antimafia

Il Quotidiano del Sud
Cutro, la spiaggia di Porto Kaleo sbloccata senza attendere il “visto” antimafia

Dalle parentele col boss alla galassia Prociv, ok del Comune di Cutro alla nuova governance di Porto Kaleo ma l’istruttoria antimafia pende.


CUTRO – Un’operazione di ingegneria amministrativa riapre le porte delle concessioni demaniali al Villaggio Porto Kaleo mentre il certificato antimafia resta in fase istruttoria. La nuova amministrazione comunale di Cutro, guidata dal sindaco neoeletto Domenico Voce, ha infatti concesso il via libera alla struttura turistica superando i paletti che ne avevano bloccato l’attività in passato. Lo scoglio è stato superato attraverso un preciso palleggio interpretativo tra la natura giuridica dell’ente e i tempi della burocrazia.

Il cortocircuito tra Condominio e Impresa

Fino a poco tempo fa, la vicenda di Porto Kaleo era incagliata in un paradosso normativo che ruotava attorno alla precedente gestione, guidata dall’avvocata Giuseppa Arabia. Arabia è legata da pesanti vincoli familiari alla cosca dominante in mezza Calabria, in parte dell’Emilia, della Lombardia e del Veneto. È cognata del boss ergastolano Nicolino Grande Aracri e moglie dell’avvocato Domenico Grande Aracri, condannato in via definitiva per intestazione fittizia con aggravante mafiosa nel processo Farma Business. Si era dimessa un anno fa dopo che il Comune, allora guidato dal sindaco Antonio Ceraso, aveva negato le concessioni anche sulla scorta delle valutazioni della Prefettura.

L’interdittiva archiviata

Sul piano formale, la Prefettura di Crotone non poteva applicare l’interdittiva antimafia alla struttura perché questa figurava come un condominio e non come un’impresa commerciale. Di contro, il Comune bloccava il rilascio delle concessioni demaniali proprio per la medesima ragione: un condominio, in quanto tale, non ha la veste giuridica idonea a esercitare attività commerciale sulla spiaggia o a gestire servizi balneari legati all’indotto turistico.

Per aggirare questo doppio binario e neutralizzare il blocco, con il cambio di governance la struttura ha messo in campo la mossa decisiva: dotarsi di una partita IVA autonoma, assumendo così la veste fiscale necessaria per richiedere le concessioni al Comune.

Il fattore urgenza e i 30 giorni

 Una volta sanata la forma giuridica, è entrato in gioco il fattore tempo. La determina comunale ha accordato il semaforo verde facendo leva sulle necessità economiche della stagione. Nel testo del provvedimento si legge che «sono trascorsi 30 giorni dalla richiesta». A stagione balneare iniziata, vi è la «necessità di garantire all’utenza turistica i servizi legati all’uso del mare», i quali costituiscono «un valore sociale ed economico di fondamentale importanza per il territorio».

Il Comune ha così deciso di procedere all’assegnazione malgrado un dettaglio cruciale, messo nero su bianco nello stesso atto: «la suddetta richiesta di informazione antimafia, alla data di adozione del presente atto, risulta ancora in istruttoria». La tutela dell’indotto turistico ha di fatto anticipato gli esiti dei controlli di legalità della Prefettura.

Dalle parentele del boss alla galassia Prociv

Se l’uscita di scena dell’avvocata Arabia sembrava aver reciso il legame dinastico con la cosca, la scelta del nuovo amministratore riporta la vicenda al centro delle attenzioni investigative. Alla guida del condominio Porto Kaleo siede infatti oggi Gaetano Rossi. Rossi non è una figura neutra. Proviene direttamente dalle fila di una realtà colpita da un provvedimento antimafia definitivo. È il coniuge della ex legale rappresentante della Prociv Arci di Isola di Capo Rizzuto, il sodalizio interdetto dalla Prefettura di Crotone (con provvedimento confermato dal Tar e dal Consiglio di Stato) per accertati rapporti di contiguità con le consorterie di ‘ndrangheta.

Tra le motivazioni alla base dell’interdittiva alla Prociv c’era il fatto che la maggior parte dei soci volontari, come lo stesso Rossi, presentava legami di parentele e affinità o col consiglio direttivo decaduto, oppure intratteneva rapporti economici con personaggi controindicati.

Il paradosso amministrativo

Il risultato è un paradosso amministrativo. Da un lato, lo Stato e la giustizia amministrativa blindano l’interdittiva contro la Prociv Arci di Isola Capo Rizzuto per l’inquinamento relazionale dei suoi esponenti. Dall’altro lato, a pochi chilometri di distanza, il Comune di Cutro affida la spiaggia a un villaggio turistico il cui amministratore proviene da quella stessa cerchia interdetta mentre l’istruttoria antimafia per la nuova gestione resta formalmente aperta.

Porto Kaleo nelle dinamiche del clan

La vicenda Porto Kaleo ha sempre occupato un ruolo chiave nelle strategie imprenditoriali della cosca. La Guardia di finanza ha accertato che la società Camelia acquistò per 400mila euro all’asta, con fondi delle cosche Grande Aracri e Mannolo, il terreno confinante tra il condominio del villaggio Porto Kaleo e il resort. Il bonifico fu disposto tramite la filiale di Hong Kong della banca HSBC. Parliamo della famigerata Hong Kong Shanghai Bank Corporation coinvolta, tra l’altro, nel riciclaggio dei soldi provenienti dal traffico di droga del cartello messicano di Sinaloa e di quello colombiano del Norte del Valle.

La scatola nera

Tra i soci di Camelia figuravano l’avvocato Grande Aracri e l’ex cardiologo del Gemelli Alfonso Sestito, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e destinatario di una confisca da sette milioni. Ecco perché il villaggio turistico annesso al resort era uno dei luoghi in cui il capocrimine, munito di una scatola nera che inibiva le intercettazioni, uno jammer, pensava di spadroneggiare anche al termine di un lungo periodo di detenzione. Per esempio, reclamando un credito presunto di un milione e mezzo di euro a suo dire investito nella struttura.

Il sistema delle estorsioni

Il boss fu peraltro assolto dall’accusa di minacce in cui era stata derubricata l’originaria contestazione di tentata estorsione mafiosa ai danni della titolare del villaggio attiguo al condominio o impresa che da poco ha ottenuto la concessione per la spiaggia. Ma da altri processi, come Malapianta e Jonica, è emerso che il sistema impositivo di estorsioni era condiviso tra le cosche Grande Aracri e Mannolo.

LEGGI ANCHE: Cutro, familiari del boss Grande Aracri in carcere e cambio a Porto Kaleo

Il falso ideologico

Spostiamoci di pochi metri, nell’attiguo resort. Qui la gestione del condominio è rimasta saldamente in mano alla moglie dell’avvocato Grande Aracri per molti anni. Nell’istanza di concessione demaniale marittima presentata al Comune di Cutro in passato, la professionista avrebbe dichiarato falsamente di non essere convivente del marito, coinvolto in diversi procedimenti che hanno colpito l’omonima consorteria ‘ndranghetista. Per questo, in seguito ad accertamenti svolti dai carabinieri della Stazione di Cutro, era stata indagata per falsità ideologica commessa da privati in atti pubblici e dichiarazioni mendaci. Attualmente la donna è sotto processo a Crotone.

Gli accertamenti della Prefettura

L’omissione contestata all’avvocata Arabia balzò così all’attenzione del gruppo interforze che, con il coordinamento della Prefettura, indaga sulle infiltrazioni mafiose nell’economia. Gli interrogativi ruotano proprio intorno a quella dichiarazione falsa, o presunta tale. Perché dichiarare di non essere convivente di suo marito? Forse perché, secondo gli inquirenti, suo marito avrebbe svolto un ruolo nel «reimpiego e riciclaggio dei proventi della cosca» e quindi sarebbe stato pregiudizievole farne il nome in un’istanza per l’ottenimento di una concessione pubblica? Stando all’impianto dell’inchiesta Kyterion, infatti, il fratello del boss sarebbe stato la mente economica del clan. L’imputazione di associazione mafiosa a carico dell’avvocato Grande Aracri, dopo un lungo braccio di ferro tra la Dda e di Catanzaro e la difesa, è ancora in piedi. Gli accertamenti sono ancora in corso.

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