Crotone, il corto circuito delle carte aggiustate al Comune per i bar dello stadio
- Postato il 24 giugno 2026
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Il Quotidiano del Sud
Crotone, il corto circuito delle carte aggiustate al Comune per i bar dello stadio
L’inchiesta sul Comune innescata da segnalazioni dell’amministrazione giudiziaria del Fc Crotone calcio sui servizi bar allo stadio
CROTONE – Tutto parte dai controlli sugli ingressi illeciti allo stadio Scida e sul monopolio della cosca Megna sui servizi di vigilanza e altre attività economiche ruotanti attorno alle partite del Crotone calcio. L’input all’inchiesta della Guardia di finanza sui due servizi bar all’interno dello stadio è venuto dagli accertamenti dell’amministrazione giudiziaria che guida attualmente la società rossoblù. L’inchiesta oggi vede indagati il sindaco Vincenzo Voce e il dirigente comunale Salvatore Gangemi per falso in atto pubblico. Ma trae spunto dall’analisi di una serie di criticità segnalate alla Procura dai commissari.
Oggi a guidare la Procura di Crotone c’è Domenico Guarascio. Lo stesso che ha coordinato, quando era in servizio alla Dda di Catanzaro, l’inchiesta che nel giugno 2023 portò all’operazione Glicine-Acheronte, già sfociata in tre processi, uno dei quali, quello celebrato col rito abbreviato, definitosi con una decina di condanne nei confronti del clan.
I tentacoli del clan sullo stadio
La società Fc Crotone srl, che oggi milita in serie C, è riconducibile alla famiglia Vrenna, e in particolare a Raffaele Vrenna, al fratello Giovanni, proprietario tramite Envi Group nonché legale rappresentante, e al figlio di quest’ultimo, Raffaele Vrenna junior, direttore generale.
Da un filone della maxi inchiesta antimafia viene fuori che l’attività economica della Fc Crotone srl sarebbe stata sottoposta ad assoggettamento da parte della cosca stanziata nel quartiere Papanice ma con proiezioni anche in Nord Italia. La cosca avrebbe così allungato i suoi tentacoli sul settore calcistico, «generatore di non sempre tracciabili flussi monetari e portatore di visibilità sociale», osservano gli inquirenti.
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Il commercio di bevande
Nel dettaglio, la vicenda di cui si discute da qualche giorno in città nasce dal meccanismo burocratico che ha garantito negli anni l’utilizzo della struttura al Fc Crotone. Per consentire alla squadra di disputare le proprie partite casalinghe di serie C allo stadio Scida, pur essendo un impianto da anni privo della definitiva agibilità tecnica per ospitare manifestazioni pubbliche, sindaco e dirigente hanno firmato una serie di concessioni provvisorie. Un iter analogo riguarda anche le autorizzazioni per la somministrazione e la vendita di bevande durante i match.
Secondo l’accusa, per giustificare il commercio di bibite all’interno della struttura, gli uffici comunali avrebbero fatto riferimento a una documentazione ormai non più valida e scaduta nel giugno 2023. Questa licenza pregressa sarebbe stata utilizzata in maniera illegittima per le stagioni successive.
Esercenti già noti alle forze dell’ordine
Il problema è che i due esercenti sono già noti alle forze dell’ordine. Uno, in particolare, è stato condannato per associazione a delinquere ed estorsione, reati ostativi all’ottenimento di concessioni pubbliche. Sono 31 le autorizzazioni finite sotto la lente degli inquirenti: 18 riguardano la stagione calcistica 2024/25 e 13 la stagione 2025/26. Quando i finanzieri fanno una serie di acquisizioni documentali al Comune e sentono il dirigente Gangemi, succede qualcosa di strano, dal punto di vista degli inquirenti. Le carte, subito dopo, vengono messe “a posto”. Scompare nei provvedimenti autorizzativi il riferimento alla concessione scaduta e ai due esercenti. Un cortocircuito temporale che fotografa il cuore dell’accusa in modo plastico.
L’invito a comparire
Ecco perché il procuratore Guarascio ha invitato i due indagati a comparire per l’interrogatorio di garanzia.
Secondo l’ottica degli inquirenti, bisogna chiarire qualche passaggio e appurare eventuali responsabilità amministrative almeno in un segmento di quella serie di presunte irregolarità relative alla gestione dello stadio che vedrebbero un atteggiamento passivo della società sportiva, secondo lo scenario già messo a nudo dall’inchiesta Glicine-Acheronte, alla base del commissariamento del Fc.
L’iscrizione al campionato
I fari della cronaca si accendono a pochissimi giorni dal perfezionamento dell’iscrizione del Crotone al prossimo campionato. Un tempismo delicato che inevitabilmente proietta l’eco dell’inchiesta sulle dinamiche societarie e sportive del club. Ai tavoli istituzionali per l’individuazione di azioni utili al sostegno della squadra il sindaco aveva partecipato insieme a Confindustria Crotone.
C’è anche un altro tipo di tempismo. Si nota anche il garbo istituzionale della Procura, che ha atteso l’insediamento della Giunta e della nuova consiliatura, per non turbare le elezioni, prima di notificare l’invito a comparire agli indagati.
Il paradosso del Cosenza calcio
Ma l’inchiesta si intreccia in qualche modo anche con i destini del Cosenza Calcio, che ha appena ottenuto l’autorizzazione per utilizzare lo stadio Scida per le partite casalinghe a causa delle criticità dell’impianto San Vito-Marulla. Il paradosso è che il Cosenza ha avuto la concessione provvisoria a disputare le partite in uno stadio privo di agibilità definitiva e sotto la lente della Procura.
La difesa: falso innocuo
La linea difensiva di Gangemi, assistito dall’avvocato Vincenzo Cardone, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, è quella di un falso “innocuo” o di un refuso. Prima che le licenze fossero scadute, il Comune autorizzava l’esercente a vendere. Poi cambia il sistema. Il concessionario dello stadio fornisce in sub-concessione il titolo autorizzativo. Quindi è la società a individuare i venditori, che peraltro sono gli stessi che operano allo stadio da lungo tempo. Rapido l’interrogatorio del sindaco che, assistito dall’avvocato Roberto Coscia, ha precisato che erano gli uffici a occuparsi della pratica relativa agli atti di cui era co-firmatario.
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