Tuttiquotidiani è completamente gratuito.
Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.
Quando nel 1519 i conquistadores spagnoli arrivarono nello Yucatán, le grandi città maya erano già in rovina. Le ultime piramidi, come quella spettacolare di Chichén Itzá, erano di almeno tre secoli prima (X-XIII secolo) e i gruppi superstiti erano in lotta perenne e sotto la dominazione degli Aztechi. Ma come avevano fatto a ridursi così?
«Fu un effetto domino: un insieme di problemi di sostenibilità dovuti a guerre, carestie, crollo delle rotte commerciali che portarono gli abitanti ad abbandonare le grandi città del Guatemala», spiega Benjamin Gwinneth, professore di geografia all'Università di Montréal in una ricerca pubblicata su Biogeosciences. Il motivo non fu, quindi, come si è sempre ritenuto finora, una serie di episodi di siccità.. L'età dell'oro
Diversamente da Incas e Aztechi, i Maya non hanno mai avuto un unico "regno" né un re o un imperatore. Il territorio maya era diviso in città-Stato: tra le più potenti c'erano Tikal (Guatemala) e Caracol (Belize). Il potere era nelle mani dei sacerdoti e degli scribi che decidevano i ritmi della semina e del raccolto, osservando il moto degli astri e i calendari agricoli.
L'economia si basava sulla coltivazione del mais, che oltre a essere l'alimento principale dei Maya, era considerato sacro. I campi erano lavorati dagli schiavi catturati in guerra, incaricati forse anche di costruire templi e palazzi.. La fase clou del Periodo Classico (IV-X secolo) è quella in cui nelle foreste dello Yucatán e del Guatemala sorsero i grandi templi a gradoni, da Tulum a Palenque a Copán. Fu l'"età dell'oro", una specie di Rinascimento precolombiano. Un picco al quale seguì un drammatico crollo provocato dall'eccessivo sfruttamento del territorio, dalla sovrappopolazione, da guerre permanenti per il controllo delle risorse.
.. L'anomalia di Itzan
Un gruppo di ricercatori dell'Università di Montréal ha analizzato i sedimenti del lago vicino al sito archeologico di Itzan. Attraverso lo studio di biomarcatori e degli isotopi dell'idrogeno, gli scienziati hanno ricostruito il clima dell'area negli ultimi millenni.. Dalle analisi è emerso che durante il collasso della civiltà Maya (tra l'VIII e il IX secolo), la città di Itzan non aveva subito una riduzione delle precipitazioni. Mentre le altre città del Guatemala erano state devastate dall'aridità, Itzan rimaneva un'oasi umida grazie alla sua posizione geografica, che catturava l'umidità proveniente dal Golfo del Messico e dal Pacifico.. Effetto domino
Nonostante l'abbondanza di acqua e terreni fertili, la popolazione di Itzan crollò in contemporanea alle altre città Maya, quindi resta aperta una domanda: se il clima era così favorevole, perché anche i suoi abitanti furono costretti a fuggire?
La ricerca ipotizza che si sia trattato di un effetto domino socio-politico. La civiltà Maya era fiorita grazie a una fitta rete di scambi commerciali e alleanze, quindi quando la siccità distrusse le economie delle regioni vicine, l'intero sistema andò in crisi. Le città nel dipartimento di Petén (Guatemala) messe in ginocchio dalla carestia probabilmente cercarono di conquistare centri ancora floridi come Itzan, nel tentativo di accaparrarsi le ultime riserve.
Al tempo stesso, Itzan presumibilmente si trovò a gestire una marea di rifugiati climatici in fuga dalle terre aride che finirono per mandare in tilt il sistema sociale della città-Stato, aprendo la strada alla diffusione di carestie e malattie. A dare il colpo di grazia, ricostruiscono i ricercatori, fu il crollo del commercio: con le grandi arterie di scambio ormai deserte e le rotte principali interrotte, anche l'economia di Itzan andò in rovina..
Usiamo cookie tecnici necessari al funzionamento del sito e cookie di analisi (Google Analytics) e marketing. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli opzionali o personalizzare. Per maggiori info: Privacy Policy.