Cristian Bucchi e Aniello Cutolo: chi sono gli artefici tra panchina e mercato del capolavoro Arezzo
- Postato il 27 maggio 2026
- Di Virgilio.it
- 0 Visualizzazioni
- 6 min di lettura
Chiamateli eroi. Arezzo deve molto, se non tutto, a due uomini. Cristian Bucchi e Aniello Cutolo. Da un lato c’è un mister che in Toscana ha ritrovato linfa, gioia e una pazza voglia di fare calcio che stava malinconicamente perdendo dopo avventure non proprio esaltanti. Dall’altro c’è un direttore sportivo rampante, ex fantasista dal mancino illuminato, che ora vuole costruire un’orchestra degna del gran ballo della Serie B.
Il castello amaranto ha trovato da tempo un capo affidabile e lungimirante. Il riferimento non casuale è al Presidente Guglielmo Manzo. Parleremo di loro nel dettaglio, ma procediamo con ordine.
- La resilienza di Cristian
- Gavetta, schiaffi e risalite
- La svolta in Toscana
- L'architetto del mercato amaranto
- Manzo il visionario
La resilienza di Cristian
Il racconto parte da Cristian Bucchi e dalla sua storia. Un uomo che ne ha viste tante e che ha saputo affrontare anche i dolori più atroci con uno spirito resiliente lodevole e mai banale. Nato a Roma il 30 maggio 1977, diventa ben presto un attaccante assai prolifico. Gira lo stivale a suon di gol tra Settempeda a Vicenza passando per Perugia, Ascoli, Cagliari, Ternana, Modena, Napoli, Bologna, Pescara ed altre piazze note. Un bomber coi fiocchi. La vita lo mette a dura prova nel marzo del 2003 quando di ritorno da un match in trasferta disputato con la maglia dei rossoblu sardi trovò la moglie Valentina Pilla a casa ormai deceduta, per un arresto cardiaco, sotto gli occhi della figlia piccola. Una immane tragedia che avrebbe potuto mettere ko a tutti i livelli la persona. Crisitan, invece, ha deciso di rialzarsi per lui e per Emily che all’epoca aveva solo un anno e mezzo. Un combattente che ha rimesso i cocci dell’esistenza a posto nel ricordo sempre toccante della dolce metà volata in cielo. Nel 2011 decide di appendere gli scarpini al chiodo, ma rimane nel mondo del pallone optando per il cammino da allenatore.
Gavetta, schiaffi e risalite
Vita e lavoro si intrecciano. Successi, fama, cadute, delusioni e riscatto. Risultati degni di nota alternati a sconfitte cocenti. Chiamate e seguenti esoneri nel pieno di un percorso consueto per chi decide di imbattersi nell’avventura in panchina. Gli albori nel vivaio del Pescara, poi le esperienze vissute al timone di Gubbio, Torres e Maceratese. Gavetta e polvere sotto le scarpe. Studio, analisi, corsi, esami e gruppi squadra da gestire. Nella stagione 2016-2017 Bucchi tocca probabilmente il punto più alto della sua carriera. A Perugia giunge ad un onorevole quarto posto in Serie B esaltando le gesta di elementi come Di Chiara e Di Carmine. I 65 punti totalizzati valgono i playoff. Gli umbri fanno un figurone ma cadono in semifinale per mano del Benevento. Il dado sembra tratto per spiccare il volo. A quel punto l’ex centravanti del Napoli accetta la chiamata del Sassuolo in Serie A. Il salto è grande, forse troppo, per un neofita. L’avvio di campionato 2017-2018 è complesso. A novembre arriva l’esonero. Da lì in avanti a mancare è la stabilità e, probabilmente, un pizzico di motivazione. Benevento, Empoli, Triestina e Ascoli sono parentesi che non ricompensano Bucchi delle meritevoli soddisfazioni.
La svolta in Toscana
Siamo nel febbraio del 2024 e all’orizzonte spunta la chance toscana. I vertici dell‘Arezzo vogliono rinverdire i gloriosi fasti di un tempo. Cristian subentra a Troise e traghetta il team al quinto posto al termine della regular season. Ai playoff Dezi e compagni alzano bandiera bianca alla Vis Pesaro nel secondo turno preliminare. Le basi sono solide per costruire con rinnovate ambizioni una rosa capace nell’annata successiva di puntare ai piani nobili della classifica di C. La cavalcata è sensazionale. L’Arezzo chiude il torneo al comando del girone B a quota 80 frutto di 24 vittorie, 8 pareggi e 4 sconfitte. Miglior attacco con 64 reti messe a segno, contro le 24 incassate. Palpitante il duello per la vetta con l’Ascoli di mister Tomei. Il 4-3-3 spumeggiante, ma al tempo stesso equilibrato, è il manifesto tattico di Bucchi. Tale sistema, occorre rimarcare, non è un dogma incontrovertibile. L’Arezzo 2025-2026 ha saputo anche trasformarsi in base ai piani strategici messi in mostra dagli avversari. Un collettivo camaleontico e in grado di cambiare abito senza perdere l’intenzione di affondare il colpo in attacco quando possibile. La festa promozione è scattata dopo il 3-1 rifilato alla Torres lo scorso 26 aprile. Per la speciale occasione De Col, Chiosa, Coppolaro e Righetti hanno stazionano dinanzi al portiere Giacomo Venturi. A centrocampo spazio a Ionita, Iaccarino e Mawuli. Il tridente offensivo era composto da Arena, Tavernelli e Cianci.
L’architetto del mercato amaranto
Dietro la scrivania il lavoro oscuro di assemblaggio della squadra in sede di calciomercato è ricaduto sulla testa e sulle spalle del direttore sportivo Aniello Cutolo. Da giocatore, un numero 10 tutto mancino che infuocava le piazze di C e B, ha vestito illustri casacche del calibro di Verona, Padova, Taranto, Perugia, Crotone e Pescara. Alla corte amaranto ha chiuso la sua storia agonistica mirando subito alla carriera da dirigente. Scouting, visione diretta dei prospetti interessanti, consultazione razionale dei dati presi tramite algoritmo, e un pizzico di sano intuito costituiscono i principi essenziali nell’attività operativa di Cutolo. Il direttore sportivo ha plasmato il team aretino seguendo chiaramente le indicazioni impartite dalla proprietà sul piano degli investimenti da poter compiere per rinforzare in modo adeguato l’organico. Il gruppo contava nella stagione appena archiviata 27 tesserati, di cui 4 stranieri, con un’età media pari a 27,8 anni. Tanti giocatori dalla comprovata esperienza messi in serbatoio per affrontare le eventuali avversità di un campionato sempre arcigno come la Serie C. Da Coppolaro a capitan Chiosa, da Di Chiara e Ionita, fino a De Col e Zito. La somma dei cartellini è di 8,4 milioni di euro. L’elemento più prezioso risponde la nome del talento ex Pisa classe 2000 Alessandro Arena con i suoi 600mila euro di valore.
Manzo il visionario
Il deus ex machina della favola Arezzo è senza ombra di dubbio il numero uno, ovvero il Presidente Guglielmo Manzo. Una favola sì, ma con connotati specifici in materia di football industry. Il patron amaranto oggi è un affermato imprenditore nell’ambito energetico. In gioventù, e questa vicenda merita una particolare attenzione, fungeva da semplice operaio. Originario di Vallo della Lucania, ad un tratto ha deciso di mettersi in autonomia fondando la sua prima società. La New Energy attualmente è un colosso nel settore del commercio di gas e non solo. Più di recente Manzo ha deciso di cedere il 50% delle quote del suo asset d’affari all’ente previdenziale Enasarco. Guardare al futuro con idee e costante ottimismo e il suo diktat quotidiano. “La Serie B è importante, certo, ma deve essere concepita come una tappa di passaggio in vista di qualcosa di ancora più grande”, ha dichiarato apertamente il Presidente dei toscani in una intervista di qualche settimana fa. I tifosi sognano in grande, anzi in grandissimo. In realtà all’orizzonte c’è già un traguardo che il club si appresta a tagliare. Parliamo del nuovo stadio. Il progetto di restyling dell’attuale struttura attende solo, grazie ad una significativa velocizzazione di qualsivoglia iter burocratico, l’avvio effettivo dei lavori per la realizzazione dell’opera. L’architetto Carlo Antonio Fayer ha disegnato una bomboniera da 12.500 posti a sedere. L’impianto promette di trasformarsi in un luogo di aggregazione attivo 365 giorni l’anno con l’aggiunta di ampie zone verdi, attività commerciali e servizi vari. Gli spalti saranno interamente al coperto con costruzione di due nuove curve e la restaurazione della tribuna centrale con l’ammodernamento di aree come tribuna stampa, spogliatoi, biglietteria, stanze per arbitri e medici, sala multifunzionale e bagni. Lo stadio “Città di Arezzo” vedrà la luce entro il 2030.