Così l’Argentina di Milei minaccia il diritto all’aborto: -98% di investimenti in un anno e criminalizzazione dell’interruzione di gravidanza
- Postato il 19 giugno 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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In Argentina è sempre più difficile abortire. Da quando si è insediato il governo del presidente Javier Milei, sono aumentate le barriere che ostacolano l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza. Nel Paese diventato un punto di riferimento internazionale in materia di salute sessuale e riproduttiva si sta verificando una “crescente regressione” nella tutela dei diritti delle donne, secondo quanto documentato da Amnesty International in un recente rapporto.
Approvata nel dicembre 2020, la Ley 27.610 riconosce e tutela il diritto a interrompere volontariamente la gravidanza fino alla 14esima settimana inclusa, senza dover fornire una motivazione. Dopo questo termine, l’IVG è consentita soltanto nei casi in cui la gravidanza è conseguenza di una violenza sessuale oppure quando sono in pericolo la vita o la salute della persona gestante. La legge obbliga il sistema sanitario pubblico a garantire la procedura in modo gratuito e sicuro. Tutela la riservatezza e stabilisce il diritto a ricevere cure anche in caso di aborto già avvenuto. Inoltre disciplina l’obiezione di coscienza del personale sanitario, prevedendo che non possa impedire di usufruire del servizio.
Nei primi anni della sua attuazione, la legge ha contribuito a rafforzare gli obblighi dello Stato nella garanzia del diritto all’aborto in condizioni di qualità, gratuità e trattamento dignitoso. Come documentato da Amnesty International e da altre organizzazioni in difesa dei diritti delle donne, la normativa ha permesso di ottenere risultati significativi come il rafforzamento dei team sanitari e delle strutture che garantiscono la pratica, oltre allo sviluppo di politiche pubbliche di accompagnamento e informazione.
La situazione è cambiata con il presidente Milei. Da quando si è insediato nel dicembre 2023, il governo ultraliberista ha promosso una politica di smantellamento dello Stato riducendone il ruolo di garante del diritto alla salute. È stata interrotta la fornitura alle province degli strumenti essenziali per praticare l’IVG. Lo Stato ha smesso di comprare e distribuire misoprostolo e mifeprestone, i farmaci raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’aborto farmacologico. Queste scelte hanno rafforzato le disuguaglianze sui territori perché la possibilità di accedere all’IVG dipende ora dal luogo in cui si vive. Sono soprattutto le province del Nord del Paese, quelle tradizionalmente conservatrici, a non avere colmato le lacune nazionali utilizzando le proprie risorse economiche.
Le conseguenze della ritirata dello Stato ricadono sulle persone, causando impatti particolarmente pesanti su chi si trova in situazioni di vulnerabilità. Le pasticche di misoprostol e mifepristone, se prese in farmacia, possono arrivare a costare anche 300mila pesos argentini (circa 180 euro), una cifra elevata in un Paese che attraversa una grave crisi economica. Secondo le testimonianze raccolte da Amnesty International, le donne che non dispongono di tale possibilità sono costrette a indebitarsi o a ricorrere al mercato nero, spesso finendo per essere truffate. Si aggiungono l’obiezione di coscienza del personale medico e la difficoltà di reperire informazioni perché il governo ultraliberista ha cancellato le campagne informative sul diritto all’aborto.
Si sono intensificati i discorsi stigmatizzanti contro “l’ideologia gender” e i movimenti femministi provenienti dalle più alte cariche dello Stato. In diverse occasioni, Milei ha espresso posizioni contrarie all’aborto legale, definendolo come un “omicidio aggravato dal vincolo familiare” e associandolo al calo della natalità nel Paese, nonostante i dati mostrino come sia una tendenza precedente all’approvazione della Ley 27.610.
La limitazione dell’accesso all’aborto non è l’unico effetto delle politiche del governo. Tra il 2023 e il 2025, l’esecutivo ha ridotto dell’83% l’acquisto e la distribuzione di metodi contraccettivi in un contesto nazionale caratterizzato dall’aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili. Ciò si è unito allo smantellamento dell’educazione sessuale nelle scuole di cui sono stati tagliati i finanziamenti: il bilancio del 2026 prevede solo il 2% di quanto era stato speso nel 2023. È stato chiuso anche il programma ENIA (Plan Nacional de Prevención del Embarazo No Intencional en la Adolescencia), avviato nel 2017 per prevenire le gravidanze non intenzionali nell’adolescenza.
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