Così la ‘ndrangheta governa la Liguria: la “camera di controllo” regionale è a Genova
- Postato il 3 maggio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Così la ‘ndrangheta governa la Liguria: la “camera di controllo” regionale è a Genova
Relazione annuale della Commissione antimafia della Regione Liguria, ‘ndrangheta mafia egemone, la camera di controllo è a Genova.
CATANZARO – Non chiamatela più infiltrazione. Quella della ’ndrangheta in Liguria è una colonizzazione compiuta, un’architettura criminale che ricalca fedelmente le gerarchie della “mamma” reggina. A certificarlo è la relazione annuale della Commissione Antimafia della Regione Liguria. Il documento delinea un quadro inquietante per i lettori calabresi, non solo liguri. La Liguria è ormai una “macroarea” criminale dove il “locale” di ‘ndrangheta di Genova non è una semplice cellula, ma la «Camera di controllo regionale». La ‘ndrangheta è indicata come la mafia egemone tra quelle presenti in Liguria, oltre ad essere storicamente la più radicata. Risale, del resto, al 1954 la prima riunione a Ventimiglia per costituire un “locale” di ‘ndrangheta in Liguria, dove oggi operano gruppi ‘ndranghetisti di terza generazione.
La «camera di controllo» e il cordone ombelicale con la casa madre
Secondo le ricostruzioni investigative contenute nella relazione, il “locale” di Genova funge da vera e propria «camera di compensazione», con il compito di raccordare il “crimine” reggino con le unità periferiche sparse sul territorio ligure. Se Genova è il cervello politico, Ventimiglia è il polmone operativo: definita come «camera di passaggio», garantisce la continuità strategica con le proiezioni della ’ndrangheta in Costa Azzurra.
Un modello che ha superato la fase violenta degli anni ’80 per farsi «mafia silente». Le cosche oggi puntano sul «prestigio criminale» per agire sotto traccia, mimetizzandosi nel tessuto economico legale attraverso il riciclaggio e l’acquisizione di aziende in difficoltà.
Il porto di Genova: la porta d’oro del narcotraffico
Se lo si raffronta con i volumi di Gioia Tauro, il dato ligure è impressionante. In Liguria si concentra il 18,2% dei sequestri portuali di cocaina a livello nazionale, il dato più alto di tutto il Nord Italia. Gli scali di Genova, La Spezia e Vado Ligure sono i nodi nevralgici dove la ’ndrangheta, spesso in collaborazione paritetica con la criminalità albanese, gestisce l’arrivo della droga dal Sud America.
Le tecniche sono sempre più sofisticate. Dal rip-off (recupero dai container tramite operatori infedeli) all’impiego di sommozzatori per prelevare carichi fissati alle chiglie delle navi. Tra il 2022 e il 2024, sono state sequestrate tonnellate di cocaina, con punte di 968 kg in un solo colpo a Vado Ligure nel gennaio 2023.
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La metamorfosi: dalla violenza alla “mafia silente”
Il sangue è scomparso. La relazione parla di una «mafia silente». Dopo la stagione dei sequestri di persona e delle estorsioni muscolari degli anni ’80, le cosche hanno capito che il rumore attira le manette. Oggi la ‘ndrangheta ligure punta sul «prestigio criminale» e su una modalità operativa a basso profilo. Questa mimetizzazione le permette di entrare nei salotti buoni. La relazione evidenzia come il rischio principale non sia più l’attacco frontale allo Stato, ma l’infiltrazione nella «zona grigia» attraverso la corruzione elettorale e il condizionamento dei processi decisionali pubblici. Non si cercano più solo i voti per un assessore, ma si punta a orientare le scelte strategiche su infrastrutture e varianti urbanistiche.
La zona grigia: appalti, PNRR e politica
La relazione, firmata dal presidente della Commissione Andrea Orlando, lancia un allarme sulla permeabilità delle istituzioni. Il rischio oggi non è solo l’infiltrazione diretta negli enti locali, ma la corruzione elettorale e il condizionamento dei processi decisionali. Sotto la lente ci sono i grandi investimenti pubblici, a cominciare da PNRR e Grandi Opere. I clan mirano ai subappalti del Terzo Valico, della Nuova Diga Foranea e del Tunnel Subportuale.
L’attenzione degli inquirenti negli ultimi tempi si è spostata su frodi tributarie, emissione di fatture false e turbativa d’asta, utilizzati come cavalli di Troia per drenare fondi pubblici. Spesso sono reati spia dell’associazione mafiosa.
Il primato dei beni confiscati
La Liguria detiene il primato della confisca unitaria più rilevante del Nord Italia: il sequestro Canfarotta, con oltre 100 immobili nel centro storico di Genova. Al 2024, i beni confiscati in regione sono 457, un segno tangibile di quanto il patrimonio accumulato dalle cosche sia radicato tra i vicoli genovesi e le Riviere.
Il messaggio che arriva dalla relazione è chiaro: la ‘ndrangheta in Liguria non è un ospite, è un padrone di casa siede nei salotti buoni dell’imprenditoria del Nord.
Il fallimento del soggiorno obbligato
Se un tempo la Liguria era considerata terra di “soggiorno obbligato”, un avamposto dove spedire i capibastone per sradicarli dal territorio d’origine, oggi la Relazione 2026 della Commissione Antimafia regionale racconta una storia diametralmente opposta. La misura del confino, nata per indebolire le cosche, si è trasformata nel più clamoroso errore di calcolo dello Stato, innescando un processo di radicamento che oggi vede all’opera la terza generazione di ‘ndranghetisti nel Nord-Ovest. Non sono più ospiti: sono padroni di casa che gestiscono una “macroarea” criminale complessa, dove il “locale” di Genova ha assunto il ruolo strategico di «Camera di controllo regionale».
Tentacoli sull’economia: le interdittive antimafia
Le infiltrazioni non avvengono quasi mai nei grandi appalti tecnologici, ma nelle lavorazioni a basso profilo: movimento terra, autotrasporto, smaltimento rifiuti e noli a caldo. Nel triennio 2022-2024, solo la Prefettura di Genova ha emanato 17 interdittive antimafia, colpendo imprese attive proprio nell’edilizia e nell’autotrasporto. Il rischio è che i fondi del PNRR diventino il nuovo oro della ‘ndrangheta, drenato attraverso imprese che presentano bilanci pulitissimi ma teste di legno che rispondono ai cognomi storici delle cosche.
Lo scioglimento dei Comuni per mafia
Tra il 2011 e il 2016, la Liguria ha vissuto una svolta storica nel contrasto alle mafie, passando dal sospetto alla prova giudiziaria. Operazioni cruciali come “Crimine”, “Maglio 3”, “La Svolta” e “I Conti di Lavagna” hanno svelato una ramificazione profonda della ‘ndrangheta nel tessuto economico e politico regionale.
Il segnale più allarmante di questa penetrazione è stato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di tre Comuni: Ventimiglia, Bordighera e Lavagna. Quest’ultimo caso ha dimostrato come il fenomeno non fosse circoscritto al Ponente, ma esteso a tutta la regione.
Le sentenze definitive hanno sancito l’esistenza del vincolo associativo e del metodo mafioso in Liguria, colpendo non solo i clan, ma anche esponenti delle istituzioni collusi. Insomma, una criminalità organizzata capace di condizionare direttamente i decisori pubblici.
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Così la ‘ndrangheta governa la Liguria: la “camera di controllo” regionale è a Genova