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“Così aiutiamo i bambini con cardiopatie congenite in Africa”: la sfida del progetto Cuori ribelli

  • Postato il 21 giugno 2026
  • Società
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Così aiutiamo i bambini con cardiopatie congenite in Africa”: la sfida del progetto Cuori ribelli

“Quando si è in missione le giornate sono intensissime: si operano dai cinquanta ai sessanta bambini per missione, sei-otto bambini al giorno, iniziando alle otto di mattina e finendo alle otto di sera”. Alice Vailati, quarantenne, è diventata infermiera quasi per caso. Mentre faceva volontariato in Croce Rossa, ha deciso di tentare il test di ammissione a Infermieristica. Superato il test, si è laureata e ha lavorato per sette anni come infermiera di sala operatoria, specializzandosi in sala cardiochirurgica presso il Centro Cardiologico Monzino di Milano. Durante il suo periodo di lavoro qui, entra in contatto con l’associazione Safe Heart ODV ed inizia a partecipare a missioni umanitarie. Questo la porta a collaborare con “Una Voce Per Padre Pio”, per il progetto “Cuori Ribelli”, per il quale decide poi di lasciare l’ospedale e dedicarsi completamente alla sfera umanitaria.

“Due anni fa, a dicembre”, racconta, “un chirurgo pediatrico del Burkina Faso, dove ero in missione, ci ha chiesto se potevamo dargli una mano a far conoscere la storia di due gemelle siamesi di quattro mesi. Dopo due mesi passati a contattare tutti gli ospedali italiani con reparti di chirurgia pediatrica, a causa della complessità del caso non riuscivo a trovare un aiuto concreto: mi è stato finalmente fornito il nome di Vincenzo Palumbo, fondatore e presidente dell’associazione Una Voce Per Padre Pio ETS”. Così, in un mese e mezzo, “è riuscito a far arrivare le bimbe in Italia e farle operare al Gaslini di Genova. È così che ho scoperto l’associazione per cui oggi lavoro e a cui dedico tutte le mie energie. Tra l’altro, è stato davvero emozionante rivedere le due sorelline giocare libere in Burkina Faso”.

La vita di Vailati è ora scandita principalmente da missioni all’estero, che occupano circa quindici giorni al mese, con una settimana trascorsa a casa. Le destinazioni variano a seconda delle urgenze (Costa d’Avorio, Camerun, Burkina Faso, Benin, Etiopia, Senegal, Gabon, Gambia e Libia). Le sale operatorie sono messe a disposizione da strutture, spesso private, perché in molti di questi Paesi la sanità è privata, i chirurghi e gli infermieri arrivano da varie parti d’Italia. “Ci facciamo carico di tutte le spese”, precisa Vailati, “e lavoriamo sempre in sicurezza. Nelle nostre missioni équipe italiane di cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti e infermieri lavorano fianco a fianco con il personale africano, trasferendo competenze tecniche e metodologie operative. Nel caso dei bambini più gravi, organizziamo un corridoio umanitario per portarli in Italia, coprendo tutte le spese. I costi sono elevati, oltre al biglietto aereo c’è quello dei VISA, delle pratiche consolari, degli accompagnatori, poi tutta la parte di alloggio”. I bambini vengono presi in carico e operati in centri di eccellenza come il Gaslini di Genova, il Bambin Gesù di Roma, il Niguarda di Milano, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e l’Ospedale del Cuore di Massa.

Vailati ricorda anche alcuni dati: “Ogni anno nel mondo nascono circa 500.000 bambini con una cardiopatia congenita che necessita di intervento chirurgico. Nella gran parte dei Paesi ad alto reddito, oltre il 90% di loro sopravvive fino all’età adulta. In Africa subsahariana, la stessa diagnosi può essere una sentenza: senza cure, la metà di questi bambini non raggiunge il primo anno di vita. Mancano ecografi per lo screening neonatale, cardiochirurghi pediatrici, terapie intensive post-operatorie, i fondi per pagare un’operazione che nei pochi centri disponibili può costare quanto il reddito annuale di un’intera famiglia. In questo contesto, un bambino nato con un difetto cardiaco grave è quasi certamente destinato a morire”.

Ad oggi, in soli tre anni, grazie al progetto “Cuori Ribelli” sono stati operati oltre 600 bambini provenienti da Costa d’Avorio, Camerun, Burkina Faso, Benin, Etiopia, Senegal, Gabon, Gambia, Libia, Venezuela e Kosovo. Sono stati, inoltre, effettuati oltre 2.000 screening gratuiti direttamente nei Paesi di origine.

Da dove arrivano i finanziamenti alla associazione? Dalle donazioni, che tuttavia non bastano, da accordi con i governi degli Stati in cui operano, infine da bandi dell’associazione italiana per la cooperazione e lo sviluppo. “Il nostro lavoro è doppio, da un lato la ricerca di finanziamenti, dall’altra le operazioni”, conclude Vailati. “Io sapevo da sempre che avrei voluto fare questo e ho avuto l’opportunità di farlo, attualmente credo di essere una delle poche persone che fa il lavoro che sognava di fare, anche se certo, è stancante. Per fortuna il mio compagno – ci sposeremo a settembre – ha sempre condiviso questa mia ‘vocazione’ con me”.

L'articolo “Così aiutiamo i bambini con cardiopatie congenite in Africa”: la sfida del progetto Cuori ribelli proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Il Fatto Quotidiano

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