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Cos’è la Pompei delle Ande

  • Postato il 24 settembre 2026
  • Di Focus.it
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In sintesi

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Cos’è la Pompei delle Ande
Quasi 22 milioni di anni fa l'eruzione della caldera vulcanica di Lauca seppellì una parte delle Ande cilene, ricoprendo di ignimbrite (materiale piroclastico prodotto da un'eruzione esplosiva) un'area pari ad almeno 1.260 km3. Ora uno studio pubblicato su Science Advances ha analizzato la montagna di materiale piroclastico che ricopre un'area vasta quasi come il Molise e in alcuni punti spessa fino a un chilometro, per indagare l'orogenesi delle Ande e svelare nuovi dettagli sulla storia di questa importante catena montuosa.. Pompei cilena Lo studio è stato possibile perché l'ignimbrite si è comportata un po' come la cenere del Vesuvio con Pompei, preservando il paesaggio sottostante per 21,9 milioni di anni: «Invece di ricoprire una città, una miscela di cenere vulcanica, frammenti di roccia e gas si riversò su un intero paesaggio, sommergendo il terreno sottostante», spiega Byron Adams, coordinatore della ricerca.. Dal momento che l'ignimbrite riuscì a ricoprire completamente il paesaggio creando una superficie abbastanza piatta, i rilievi sottostanti non dovevano essere molto ripidi. Utilizzando quindi dei modelli informatici per simulare centinaia di diversi paesaggi possibili e collegandoli all'erosione dei fiumi e al sollevamento della crosta terrestre, gli autori hanno stimato che, prima dell'eruzione, le Ande occidentali si stessero sollevando lentamente, crescendo di circa 0,26 mm all'anno.. Clima e catene montuose Da anni i geologi si domandano se le Ande si siano innalzate rapidamente negli ultimi milioni di anni o gradualmente per un periodo più lungo: capire più a fondo l'orogenesi andina è importante perché le catene montuose influiscono molto sul clima, modificando la circolazione dell'atmosfera e la distribuzione delle precipitazioni e, potenzialmente, contribuendo a formare aree aride come il deserto di Atacama, in Cile.. Sapere quindi che 21,9 milioni di anni fa le Ande occidentali erano ancora relativamente basse ci fa intuire che la loro influenza sul clima dell'epoca fosse ben diversa da quella di oggi. Frances Cooper, un'altra autrice della ricerca, conclude affermando che «lo stesso metodo potrebbe essere applicato ai depositi vulcanici in altre parti del mondo, aiutando a ricostruire paesaggi sepolti da milioni di anni»..
Autore
Focus.it

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