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In sintesi
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Un'auto parcheggiata in divieto di sosta può essere multata anche se al volante non c'è nessuno. Semplice no? Basta risalire alla targa e quindi al proprietario. Ma cosa succede se un robotaxi passa con il rosso, fa un'inversione vietata o, peggio ancora, investe un pedone?
Nonostante le auto a guida autonoma siano ormai una realtà diffusa in ampie zone del Paese, negli Stati Uniti la risposta è ancora sorprendentemente complicata, perché gran parte delle norme stradali è stata scritta dando per scontato che, da qualche parte, esista sempre un conducente in carne e ossa.
Nel 2025, per esempio, la polizia di San Bruno, in California, fermò una Waymo dopo un'inversione a U vietata, ma non poté emettere la normale contravvenzione proprio perché nell'abitacolo non c'era nessuno a cui contestarla. Con i robotaxi il paradosso è quindi evidente, anche perché le automobili hanno imparato a guidare da sole più velocemente di quanto molti codici della strada abbiano imparato a sanzionarle.. Multe facili
Per le violazioni legate al veicolo il problema è relativamente semplice. A San Francisco, nel solo 2024, le Waymo accumularono 589 multe per sosta irregolare, per un totale di oltre 65.000 dollari. In questi casi la sanzione segue la targa e viene quindi pagata dalla società proprietaria, ma le cose cambiano con le cosiddette moving violations, cioè le infrazioni commesse mentre il mezzo è in movimento. Quando un agente vede un robotaxi fare una manovra vietata può ordinargli di fermarsi, ma poi deve individuare il soggetto giuridicamente responsabile, e non è così semplice.. La California ha iniziato a colmare questo vuoto introducendo le notice of noncompliance, segnalazioni ufficiali che registrano le violazioni dei veicoli autonomi. Non comportano automaticamente una multa o la perdita di punti, ma si accumulano e possono essere considerate dall'autorità che concede alla società il permesso di operare: troppe infrazioni, soprattutto se gravi o ripetute, possono quindi contribuire alla sospensione o alla revoca dell'autorizzazione.. Europa divisa
E da noi? Nell'Unione Europea esiste già un quadro tecnico che consente l'omologazione anche di veicoli completamente automatizzati, compresi sistemi di livello 4 come robotaxi e navette senza conducente. Le norme impongono che il sistema sappia controllare sterzo, acceleratore e freni e che le sue decisioni siano compatibili con le regole del traffico del Paese in cui opera. Ma l'omologazione è una cosa, la responsabilità per un'infrazione un'altra, e quest'ultima continua a dipendere in gran parte dalle leggi nazionali.. La stessa Commissione europea riconosce che oggi il quadro è ancora frammentato e che soltanto alcuni Stati membri hanno norme stradali capaci di disciplinare pienamente la circolazione dei veicoli autonomi. Per i sistemi di assistenza di livello 2, invece, non ci sono dubbi: il guidatore resta responsabile anche quando l'auto sterza o accelera da sola e deve continuare a sorvegliare strada e veicolo anche se il suo mezzo gli consentirebbe di non tenere le mani sul volante. Il vero nodo nasce quindi soltanto quando il conducente scompare davvero dall'equazione.. Caso italiano
In Italia, almeno per ora, questo paradosso non può ancora verificarsi perché la normativa consente la guida autonoma su strada pubblica soltanto nell'ambito di sperimentazioni autorizzate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
E durante queste prove deve esserci a bordo un supervisore, cioè una persona qualificata capace di assumere immediatamente il controllo del mezzo, che resta responsabile del veicolo sia quando questo viene guidato manualmente sia quando procede in modalità automatica. Per una normale multa, inoltre, il Codice della strada prevede già che il proprietario del veicolo sia obbligato in solido al pagamento con chi ha commesso l'infrazione.. Più difficile sarebbe invece applicare sanzioni strettamente personali, come la decurtazione dei punti, perché nel nostro Paese la legge presuppone che debba essere identificato un conducente dotato di patente.
Insomma, finché sulle nostre strade ci sarà un supervisore umano il problema resterà gestibile con le regole esistenti, ma quando arriveranno davvero auto senza nessuno a bordo, anche il Codice dovrà rispondere a una domanda che fino a pochi anni fa sembrava da fantascienza: se a sbagliare è un algoritmo, chi prende la multa?.
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