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Cosa prevede la proposta spagnola sugli eurobond che piace a Italia e Francia, netto il no dei paesi Frugali

  • Postato il 11 luglio 2026
  • Economia
  • Di Blitz
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  • 4 min di lettura
Cosa prevede la proposta spagnola sugli eurobond che piace a Italia e Francia, netto il no dei paesi Frugali

Ora che la situazione economica si fa più difficile a causa della nuova chusura dello Stretto di Hormuz “l’Italia vede con favore la proposta spagnola” di emettere un debito comune aggiuntivo Ue fino a 850 milioni l’anno per fornire prestiti ai Paesi membri. A dirlo è il Mef, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, a margine della riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles che si è tenuta nelle scorse ore.

L’Italia non è contraria, anzi “vede positivamente” l’iniziativa di Madrid, “pur nella difficoltà di proposte di questo genere nell’ambito dell’Ecofin e nell’ambito europeo”. Tra i Paesi che si sono espressi con un certo favore rispetto all’iniziativa di Madrid c’è stata anche la Francia. Di diverso avviso i cosiddetti paesi Frugali.

La proposta è arrivata in questi giorni in cui la Commissione attende i piani dei singoli Stati che hanno aggiunto nella deroga al Patto per la difesa anche quella legata alle spese energetiche. Non sarà però un esame scontato, dato che affinché “le misure anticrisi siano temporanee e mirate, la sostenibilità del bilancio va mantenuta”, ha fatto sapere l’Eurogruppo. Il peso dei Frugali all’interno del consesso, evidentemente si è fatto sentire.

Cosa prevede la proposta spagnola

La proposta spagnola prevede l’emissione di bond europeo fino a 850 milioni l’anno, creando di fatto una sorta di “safe asset”, un titolo comune che, secondo Madrid, rafforzerebbe il ruolo internazionale dell’euro, ridurrebbe i costi di finanziamento e favorirebbe l’integrazione dei mercati dei capitali senza aumentare il debito pubblico complessivo dell’Ue.

“Ciò che proponiamo è una maggiore efficienza al momento di emettere debito. Abbiamo calcolato che l’incremento di emissione congiunta che consentirà la nostra proposta, permetterà un risparmio di 25 miliardi nell’insieme dell’Unione”, ha spiegato il vicepremier con delega all’Economia Carlos Cuerpo. Per Madrid una simile iniziativa, in linea con il rapporto Draghi, darebbe una spinta agli investimenti, permettendo ai Paesi – a cominciare da quelli indebitati – di dirottare risorse sulle priorità nazionali.

Italia, Francia e Portogallo favorevoli alla proposta spagnola

Non a caso, tra i (pochi) Paesi a sostenere la Spagna c’è stato il governo italiano, rappresentato dal ministro Giancarlo Giorgetti. “Vediamo positivamente la proposta, pur nella difficoltà di proposte di questo genere nell’ambito dell’Ecofin e nell’ambito europeo”, hanno spiegato fonti del Mef. Il parere dell’Italia non è entrato nei dettagli, così come quello della Francia che – a quanto si apprende – si è detta anche lei prudenzialmente favorevole all’iniziativa di Cuerpo.  A esprimersi a favore anche ai microfoni è invece stato il Portogallo.

Eurobond, fermamente contrari i Frugali

Fermisssimo, invece, il no dei Pase Frugali, Austria, Paesi del Nord Europa,  Germania e Olanda. “Quella sugli eurobond è una lunga discussione, di tanto in tanto tornano delle proposte in merito. Ma la risposta è sempre la stessa: no”, ha avvertito l’olandese Eelco Heinen. “Non è una soluzione, non è una nostra opzione”, è stata la chiusura della finlandese Riikka Purra.

Eppure, dalla Commissione è arrivata una sia pur timidissima apertura. “Restiamo disponibili a proseguire il dibattito più ampio sui safe asset europei”, ha precisato Valdis Dombrovskis, puntualizzando che, all’interno del futuro bilancio pluriennale, ci sono dei programmi per i quali, in teorie e se necessario, la Commissione ha previsto la possibilità di emettere debito comune.

La strada, in ogni caso resta lunga. Anche perché a spaventare l’Eurogruppo ci sono innanzitutto le possibili deviazioni dalla sostenibilità di bilancio. “Nel 2027 si prevede che l’orientamento di bilancio resti sostanzialmente neutrale”, viene spiegato nella dichiarazione comune nella quale si fa esplicito riferimento al convitato di pietra della riunione, la nuova crisi nello Stretto di Hormuz.

“La situazione resta offuscata da una elevata incertezza e volatilità. Il blocco ha delle implicazioni, ma nel complesso vediamo che l’economia europea si sta dimostrando resiliente di fronte a questo shock”, è stato il richiamo anti-allarmisti di Dombrovkis. Ben diverso, invece, il messaggio inviato dal direttore del Mes Pierre Gramegna. “Con la ripresa del conflitto l’inflazione potrebbe arrivare al 5%”, ha avvertito. Si tratterebbe, certo, dello scenario peggiore. Ma nessuno, a Bruxelles, oggi può escluderlo.

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Autore
Blitz

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