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Cosa c'è dietro la battaglia della sinistra contro Pannella

  • Postato il 9 maggio 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 7 min di lettura
Cosa c'è dietro la battaglia della sinistra contro Pannella
Cosa c'è dietro la battaglia della sinistra contro Pannella

C’è un fantasma che si aggira nei palazzi romani e che fa paura alla sinistra, in particolare al Pd. È quello di Marco Pannella. Sarà forse perché il signor Hood, come lo chiamava Francesco De Gregori, nel pugno teneva una rosa, e non una chiave inglese, diversamente dai compagni d’antan dei suoi formidabili anni Settanta, che dalle parti del sindaco Roberto Gualtieri e della segretaria Elly Schlein nessuno vuole onorarlo degnamente. Il 19 maggio saranno dieci anni dalla scomparsa del leader dei Radicali e solo il centrodestra, in particolare Forza Italia, vuole ricordarsi di lui. Il Pd romano sta boicottando l’iniziativa dell’opposizione in Campidoglio, che vuole dedicare al grande istrione una targa in Torre Argentina, sede della sua creatura. Come diversivo la sinistra propone un’alternativa senza sbocchi: metterla in Piazza Navona, dove però i condomini del palazzo designato si oppongono.

Vecchia storia, già a Torino anni fa i dem si opposero all’idea di intitolargli uno spazio pubblico. Per evitare la figuraccia all’intero emiciclo, il parlamentare forzista Paolo Emilio Russo ha proposto un busto alla Camera e ha subito convinto il nuovo capogruppo, Enrico Costa. Da sinistra Pierferdinando Casini si è detto entusiasta e finirà così. Ma vale la pena scavare sull’allergia dei compagni verso Pannella. Perché dopo così tanto tempo Giacinto detto Marco- così compariva sulle liste elettorali - fa ancora paura al Pd? Eppure il leader radicale è stato il grande precursore e alfiere delle battaglie per i diritti civili in Italia, che sono poi il vero nucleo identitario, l’anima del partito di Elly Schlein. Dal divorzio all’aborto, dall’obiezione di coscienza all’attenzione per i detenuti, dall’amore senza limiti, omo e trans all’antiproibizionismo, tutto ciò che oggi nel cosiddetto campo largo sa di libertà ha un retrogusto di Pannella. La chiave inglese qualcosa c’entra, perché tutte le sue battaglie il leader radicale le ha portate avanti nel segno della non violenza, schifando le piazze con i sampietrini in mano, con le quali la sinistra ancora non riesce a tagliare il cordone ombelicale. C’è dell’altro però. Pannella era un uomo libero, senza infrastrutture, e antipartitico.

La sinistra tradizionale, anche quella di oggi, postcomunista ma ancora impregnata di dogmatismo, è ideologica, quindi prigioniera. Lo si vede proprio negli eccessi woke che hanno caratterizzato la sua difesa dei diritti civili. Il leader radicale lo sapeva, infatti ha passato la vita ad accusare i comunisti e i loro eredi di essere ipocriti sui diritti civili, perché giustizialisti e bacchettoni per tornaconto politico. Tutto il contrario di lui. «Dc e Pci, gemelli siamesi», ripeteva nelle tribune elettorali della Prima Repubblica, vaticinando quanto poi avvenne nella Seconda Repubblica: la loro fusione in un solo partito, che ora lo combatte anche da morto. In quanto libertario poi, Pannella è stato precursore anche di Silvio Berlusconi. Non del berlusconismo, che riteneva una degenerazione del pensiero del Cavaliere, ma delle idee migliori del politico. Era contro lo status quo del conservatorismo progressista e per la rivoluzione liberale, naturalmente a favore della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e sostanzialmente per il semipresidenzialismo. Il Pd che si affanna a boicottare il leader radicale è una nemesi, l’inevitabile punizione che la sinistra vuole infliggere a chi ne ha sempre contestato l’autoritarismo culturale. La targa in Piazza Argentina per i dem significherebbe dedicare definitivamente un luogo a un uomo che li ha criticati esattamente là dove ha condotto e vinto le sue battaglie; meglio allora spostarla in un posto che con quell’uomo c’entri meno. Riconoscere valore al diverso non in quanto tale ma in quanto diverso dai propri canoni di diversità è il problema del Pd di oggi, di ieri e di domani. Ecco perché, se fosse possibile, i dem auspicherebbero per il leader radicale la damnatio memoriae. Riccardo Magi lo sa? Ma fa finta di nulla...

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Libero Quotidiano

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