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Como, la Fabregas del gol in Paradiso: com'è cambiato Cesc, l'antipatico vincente

  • Postato il 5 novembre 2026
  • Di Virgilio.it
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Como, la Fabregas del gol in Paradiso: com'è cambiato Cesc, l'antipatico vincente

Como te non c’è nessuno. Prima di ieri notte nessuna squadra aveva mai segnato 9 gol in Champions League. Il nuovo capitolo nell’almanacco del football l’ha scritto il Como di Cesc Fabregas che ha battuto il Lens per 9-1 iscrivendosi al guinnes dei primati. E lo ha fatto da debuttante, al suo primo anno nelle Stelle d’Europa, e per giunta in trasferta, due elementi che conferiscono all’impresa uno spessore morale fors’anche superiore a quello tecnico. Como non è più provincia d’Europa ma è la Capitale dello spettacolo internazionale. E hai voglia a dire che il Lens è crollato e che è appena 33esimo in classifica Champions. Vano e pretestuoso sarebbe aggrapparsi ad attenuanti generiche per ridimensionare questo exploit che non è figlio di una semplice serata di grazia. Il Como in queste prime 4 giornate ha segnato 4 al Lipsia e 4 al Manchester United, di cui può darci freschissime notizie la Roma. E anche quando ha perso in Olanda col Feyenoord ne ha segnati 2. In tutto sono 19 reti, solo una in meno dei pluricampioni d’Europa del PSG.

L’evoluzione di Cesc e la prova del 9

La notte del 4 novembre 2026 a Lens il Como ha scritto la storia ma anche la matematica superando la prova del 9. Con in cattedra Cesc Fabregas un allenatore che in due anni in Italia ha avuto una evoluzione esponenziale, mostrando le stimmate di predestinato. Quando è arrivato in Italia, a 36 anni, portava in dote una strepitosa carriera da calciatore, eppure da tecnico è entrato in punta di piedi, con il bagaglio di studente di Erasmus che ha voglia ancora di imparare. Il Como gli affida la Primavera nell’estate del 2023, ma a Novembre lo promuove in prima squadra al posto dell’esonerato Moreno Longo. Un colpo di slot che vale il tesoro di un jackpot. Fabregas plasma la squadra a immagine e somiglianza della sua filosofia. La palla è una sola e dobbiamo averla sempre noi.

La sua palingenesi culturale fa storcere il naso agli Accademici di un campionato che da decenni ormai invia cartoline sdrucite di un passato nobile e decaduto. Fabregas si fa strada in una Serie A ancora aggrappata alle colonne doriche di un Tempio abbandonato. Il suo è un calcio che unisce estetica e profitto, che dall’Italia ha saputo attingere anche la cultura del risultato, riuscendo a sposare innovazione e tradizione come nei claim delle cucine alla ricerca della stella Michelin. Lui alle stelle ci ha portato una squadra che l’anno scorso ha fatto girare la testa a tutte le big. E ha fatto arrabbiare tanti colleghi.

Allegri il primo ma non l’unico: appariva troppo saccente lo spagnolo senza curriculum, numerosi i battibecchi motivati anche da una sana invidia: ma com’è che riesce a comprare chi vuole e quando vuole?

Sembrava comunque dover essere sempre un fuoco fatuo, una magia destinata a finire presto. E invece arriva il quinto posto che iscrive per la prima volta nella storia il Como alla Champions League. E soprattutto segna l’inizio di una nuova epoca calcistica destinata a diventare scuola.

L’attimo fuggente di un romanzo da sogno

Fabregas parla alla squadra abbracciata in gruppo al termine di ogni partita sul campo. A testimoniare l’alchimia creata con i suoi ragazzi che va oltre il rapporto professionale. Come l’entusiasmo e il coinvolgimento emotivo del Professor Keating che riporta in vita la setta dei poeti estinti. Un attimo fuggente che non finisce mai, in piedi sulla Cattedra ad ammirare nella notte da record di Lens i prodigi di Nico Paz, Da Cunha, Kempf, Baturina e tre volte Douvikas il nuovo capocannoniere della Champions.

Ma anche le primizie di Mattia Liberali e Matteo Papaccioli volti virgulti che davanti alle telecamere in Eurovisione mostrano la meraviglia e il candore di una pagina da Libro Cuore. Il Como è quarto in classifica Champions, con all’orizzonte altre due sfide stellari contro Barcellona e PSG e la possibilità di poter vivere un sogno ancora più grande. Eppure Fabregas, nella serata da guinnes dei primati trova il modo di arrabbiarsi: “Dopo le sostituzioni abbiamo cambiato il modo di stare in campo. Non dovevamo subìre il gol del Lens”. Anche così che si costruisce la Fabregas del gol. Come Cesc non c’è nessuno…

Autore
Virgilio.it

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