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Commenti antisemiti dei giovani di Fdi. Donzelli: incompatibili, ma no a lezioni

  • Postato il 28 maggio 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 6 min di lettura
Commenti antisemiti dei giovani di Fdi. Donzelli: incompatibili, ma no a lezioni
Commenti antisemiti dei giovani di Fdi. Donzelli: incompatibili, ma no a lezioni

La sinistra scopre improvvisamente l’antisemitismo in Italia, ma solo quando può usarlo come randello contro Giorgia Meloni. Così ieri a Montecitorio è andato in scena l’ennesimo processo politico costruito sulle chat private di alcuni militanti ed ex dirigenti di Fratelli d’Italia in Trentino, finite nel mirino dopo un’inchiesta del quotidiano Domani. Frasi gravi e politicamente imbarazzanti («peggio degli ebrei non so cosa possa esserci»), sotto la foto di David Parenzo. Pd, M5S e Avs hanno subito sfruttato il caso per attaccare il governo. A guidare l’assalto sono stati Debora Serracchiani, Riccardo Ricciardi ed Elisabetta Piccolotti, con richiesta di informativa urgente della premier. «Avete bollato quelli che scendevano in piazza come antisemiti, invece gli antisemiti ce li avete nel partito», ha attaccato Ricciardi dai banchi pentastellati, dimenticando forse le mille ambiguità grilline sulle manifestazioni pro-Palestina degenerate spesso in slogan contro Israele.

Il Partito democratico ha rincarato la dose. Elly Schlein ha parlato di fatti «gravissimi e inquietanti», chiedendo a Meloni una condanna personale e immediata. Andrea Casu è andato oltre, sostenendo che se la presidente del Consiglio non espellerà subito tutti gli iscritti coinvolti «dimostra di esserlo anche lei». Una logica curiosa: per la sinistra le responsabilità sono sempre collettive, ma solo quando riguardano gli avversari.

Da Fratelli d’Italia la replica è arrivata netta. Prima con fonti del partito, poi ufficialmente con Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione. La linea è chiara: quelle frasi, se confermate, sono inconciliabili con FdI. «Chi ha scritto quelle parole non è compatibile con noi», ha detto Donzelli, precisando anche che la chat pubblicata «non è di Fratelli d’Italia» e che nelle stesse conversazioni comparivano perfino insulti al partito della premier.

Ma il deputato meloniano ha soprattutto respinto il tentativo dell’opposizione di impartire lezioni morali. «Non accettiamo lezioni dalla sinistra italiana», ha spiegato, ricordando come proprio in Parlamento Pd, M5S e Avs abbiano assunto posizioni assai più ambigue quando si è trattato di contrastare l’antisemitismo legato all’estremismo islamista e agli attacchi di Hamas. Donzelli ha citato il voto delle opposizioni sulla proposta di legge per rafforzare gli strumenti contro l’odio antiebraico: Pd astenuto, contrari Movimento 5 Stelle e Avs. Ed è qui che il terreno si fa più scivoloso per le opposizioni. Perché il problema dell’antisemitismo oggi non si manifesta solo nei messaggi idioti di qualche militante di provincia, ma soprattutto nelle piazze dove si bruciano bandiere israeliane, si giustifica Hamas e si trasforma la solidarietà al popolo palestinese in odio verso gli ebrei. Un fenomeno che la destra di governo ha condannato senza esitazioni, mentre a sinistra troppo spesso si è preferito distinguere, sfumare, contestualizzare.

Non a caso, nel centrodestra fanno notare come da mesi una parte della galassia progressista minimizzi slogan, cortei e manifestazioni dove il confine tra critica a Israele e antisemitismo è diventato sempre più labile. Ribadiamo che le frasi emerse dalle chat restano gravi e politicamente imbarazzanti. E FdI farà bene ad agire rapidamente, se le verifiche confermeranno autenticità e responsabilità. Ma trasformare il caso in una crociata contro Meloni serve soprattutto a coprire le contraddizioni di un’opposizione che usa l’antisemitismo come arma tattica: inflessibile quando colpisce la destra, molto più distratta quando cresce nei cortei dei propri compagni di viaggio.

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Autore
Libero Quotidiano

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