Coach Repeša: “A Napoli voglio vincere”. Nba Europe? “Bisogna regolamentare il mercato dei college, perdiamo troppi giocatori già pronti”
- Postato il 25 luglio 2026
- Sport
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia. Dodicesima puntata
Prima puntata: Gigi Datome
Seconda puntata: Andrea Capobianco
Terza puntata: Giorgia Sottana
Quarta puntata: Giuliano Bufacchi
Quinta puntata: Linton Johnson
Sesta puntata: Luca Banchi
Settima puntata: Valerio Bianchini
Ottava puntata: Gianni Petrucci
Nona puntata: Alessandro Onorato
Decima puntata: Peppe Poeta
Undicesima puntata: Dan Peterson
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Jasmin Repeša, 65 anni, è il coach dei miracoli, quello della Fortitudo tra 2002 e 2006 con uno scudetto di A, una Supercoppa e una finale di Euroleague (seppur persa contro il colosso Maccabi Tel Aviv del talento di Arvydas Sabonis), il miracolo del ribaltamento delle gerarchie della pallacanestro a Bologna, dei derby leggendari contro la Virtus. Ma Repeša è ancora protagonista e la sua lunghissima carriera piena di successi tra Croazia, Turchia e Italia, dove ha vinto anche con l’Olimpia Milano, non vede certo il tramonto all’orizzonte: “Ho ancora fame”. Dopo le controversie societarie di Trapani – con gli Shark portati fino alle semifinali scudetto prima dell’addio che ha preceduto l’esclusione dal campionato durante la stagione passata – adesso coach Repeša guida un Napoli Basketball, proprietà americana, che ha grandi ambizioni sia per la Lba (Serie A e Coppa Italia) sia per l’Eurocup.
Coach, quando ha capito che a Trapani era finita?
Mi è rimasto un rammarico che non passerà mai. Avevo già capito durante il ritiro pre-campionato. Mille problemi. Poi ho incassato la disponibilità dei giocatori a resistere e siamo riusciti a stare insieme due mesi, passati quelli le condizioni minime non c’erano davvero più e poi si è visto come è andata. Voglio dire che sono rimasto molto legato alla città e alla gente di Trapani. Ci sono ritornato pochi giorni fa per il matrimonio di Alex Latini, che è stato mio assistente allenatore (e la prossima stagione sarà alla Libertas Livorno in A2), ed è stato bellissimo ritrovare persone rimaste nel cuore.
Invece adesso a Napoli ci sono grandi ambizioni per la stagione 2026/2027…
Sì, dobbiamo finire la squadra, ma sono soddisfatto perché la società, che ringrazio, sta dimostrando di seguire le mie idee. Sarà fondamentale ripartire con l’etica del lavoro ad altissimo livello per far vedere quello che valiamo.
Avete un obiettivo dichiarato?
Sicuramente migliorare i risultati della stagione passata, che è stata anche un po’ sfortunata soprattutto per l’infortunio di Mitrou-Long. Ci è mancata una vittoria per arrivare alle Final eight… Sappiamo che ci sono squadre più attrezzate di noi, ma l’asticella la stiamo alzando, la società ha aumentato il budget che non sarà ancora a livello delle compagini più ricche ma comincia ad essere importante e a darci la possibilità di competere in Lba. Poi c’è l’Eurocup che sarà molto più dura e competitiva della scorsa edizione, noi siamo nuovi e dobbiamo fare il possibile per andare più avanti che possiamo. Adesso mi riposo un po’ in Croazia, ma sono già impaziente di partire per il ritiro di Kranjska Gora, al confine tra Italia e Slovenia, dove ci sono le strutture e l’ambiente adatto per ricominciare.
Come giudica la rivoluzione in corso nella pallacanestro italiana ed europea per l’imminente arrivo di Nba Europe?
Meglio non parlare troppo di cose su cui non si può incidere. Certo è vero, bisogna registrare evoluzioni e cambiamenti importanti. Leggo tanti che hanno già le idee chiare su cosa sia meglio e cosa peggio, io dico che Nba dal punto di vista del business e dell’organizzazione è imbattibile e può portare l’Europa su livelli molto importanti. Sullo sviluppo dei giovani e per un discorso meramente sportivo è tutto da vedere. Per esempio, spero si mettano a tavolino e regolino con gli altri soggetti coinvolti, con le federazioni, la questione dei trasferimenti milionari dei ragazzi nei college americani. Perché oggi tutti i campionati nazionali, Euroleague ed Eurocup, perdono pezzi importanti, giocatori che sarebbero già pronti per palcoscenici così competitivi.
Che consiglio darebbe a un giovane richiamato dalle sirene dei college e dall’Ncaa?
Difficile consigliare a qualcuno di non prendere quella montagna di soldi non sapendo cosa possa succedere dopo un paio d’anni nella carriera di un giovane giocatore. Certo dal punto di vista della crescita sarebbe meglio rimanere dove c’è uno staff che conosce e allena da tempo il ragazzo. Ma ci sono davvero mille pro e mille contro. Chiaramente il tutto andrebbe regolamentato dalle istituzioni sportive decidendo per il meglio dei giovani.
Ritorniamo indietro, la pagina più bella che ha scritto è quella con la Fortitudo?
Intanto voglio dire che ho ancora fame, voglio vincere e Napoli mi sembra la piazza adatta in questo momento. Su Bologna che devo dire? Rimarrò un fortitudino per tutta la vita: è stato straordinario vincere là dove la pallacanestro è una religione. Far crescere giocatori importanti come Belinelli, Mancinelli e Lorbek.
Se dovesse scegliere un giocatore a cui è rimasto più legato quale nome farebbe?
No, non posso. In quattro anni mi sono legato a tantissimi giocatori. Certo nel tenere lo spogliatoio e per quello che dava anche come persona forse dovrei citare il capitano Gianluca Basile: straordinario. Come talento sappiamo tutti Marco Belinelli che carriera ha poi avuto. Però, davvero sono rimasto legato a tutti, alla città, ai tifosi, alla Fossa dei leoni, un popolo e una famiglia. Indimenticabile. Poi quando sono tornato nel 2021 purtroppo ho trovato una situazione societaria molto diversa, non ero soddisfatto di come procedevano le cose, ho sofferto tantissimo anche dal punto di vista della salute e ho dovuto fare la cosa che non avrei mai voluto fare: mollare. Ora vorrei rivedere la Fortitudo in A1 il prima possibile e vorrei rivedere presto un derby.
A proposito di derby, accetterebbe mai di ritornare a Bologna, ma per allenare la Virtus?
Difficile, molto difficile. Non sono uno che cambia bandiera. No, direi di no.
Qual è il valore che il basket le ha dato?
La pallacanestro è in evoluzione, sta cambiando. Bisogna adattarsi a un gioco sempre più veloce, anche per chi come me è noto per avere squadre dove tutti si sacrificano per attuare una buona difesa. Ma quello che rimane e rimarrà sempre è l’etica del lavoro e la voglia di stare bene insieme in un gruppo per raggiungere degli obiettivi.
Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando i figli al minibasket?
Io per esempio sono nonno e sto programmando le attività sportive di mio nipotino… direi di non cominciare troppo presto. La pallacanestro non è uno sport base, meglio prima praticare l’atletica, il nuoto o il judo. Perché magari iniziando presto si apprendo tecniche di tiro che poi diventano sbagliate crescendo e ricalibrarle è più difficile di cominciare da zero. Il tempo per scegliere poi la pallacanestro tanto arriva.
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