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Cineincontriamoci, Mattia Scaramuzzo: «Il sogno è arrivare sempre più lontano»

  • Postato il 24 agosto 2026
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Cineincontriamoci, Mattia Scaramuzzo: «Il sogno è arrivare sempre più lontano»

Il Quotidiano del Sud
Cineincontriamoci, Mattia Scaramuzzo: «Il sogno è arrivare sempre più lontano»

Quindicesima edizione Cineincontriamoci, Mattia Scaramuzzo: «Da Acri al grande cinema, il sogno è arrivare sempre più lontano».


ACRI (COSENZA) – Quindici edizioni, quindici anni di cinema, incontri, storie e protagonisti. Un traguardo che per Cineincontriamoci non rappresenta soltanto la celebrazione di un percorso, ma la conferma della solidità di un progetto nato ad Acri e cresciuto nel tempo fino a conquistare una dimensione sempre più ampia. Ideata e diretta dal regista calabrese Mattia Scaramuzzo, la manifestazione ha costruito negli anni una propria identità, fondata sull’idea di riportare il cinema alla sua dimensione più autentica: quella dell’incontro. In un’epoca in cui film e protagonisti sono sempre più accessibili attraverso piattaforme e schermi, Cineincontriamoci ha scelto di puntare sul valore della presenza, del racconto dal vivo, del confronto diretto tra artisti e pubblico.

La quindicesima edizione, ospitata ancora una volta nella suggestiva cornice di Piazza Sprovieri, ha confermato questa vocazione, riunendo ad Acri nomi di rilievo del cinema, della televisione, del giornalismo e della cultura. Tra i protagonisti, Marcello Fonte, interprete di Dogman di Matteo Garrone e Palma d’Oro come miglior attore al Festival di Cannes, al quale è stato assegnato il Premio Calabria d’Autore, realizzato dal maestro Silvio Vigliaturo. Lo stesso riconoscimento è stato conferito alla giornalista Antonella Grippo e al dottor Sergio Garofalo, dirigente medico dell’Esercito Italiano. A Roberto Farnesi, volto tra i più amati della fiction italiana, è andato invece il Premio Cineincontriamoci, realizzato dal maestro Domenico Tordo.

Ma dietro una manifestazione capace di arrivare a questo traguardo c’è molto più di una serata di spettacolo. Ci sono anni di lavoro, scelte, sacrifici, relazioni costruite nel tempo e la capacità di mantenere viva un’idea, anche quando le difficoltà sembrano più forti dell’entusiasmo. E c’è soprattutto la volontà di dimostrare che anche da una realtà come Acri è possibile costruire un progetto culturale capace di dialogare con il resto della Calabria e con il panorama nazionale.

È da qui che parte il racconto di Mattia Scaramuzzo, ideatore e anima di Cineincontriamoci. Nella nostra intervista, il regista calabrese ripercorre le tappe più significative di questo lungo viaggio, le sfide affrontate e il rapporto profondo con il territorio. Uno sguardo sul passato, ma soprattutto sul futuro di una manifestazione che si prepara a trasformare i traguardi raggiunti in un nuovo punto di partenza.

Mattia Scaramuzzo, quindici edizioni raccontano un traguardo importante: cosa rappresenta per lei questo anniversario?

«Quindici edizioni rappresentano innanzitutto una grande emozione, ma anche la consapevolezza di aver costruito qualcosa che ha saputo resistere al tempo. Quando siamo partiti c’erano entusiasmo, idee e tanta voglia di fare, ma certamente non potevamo sapere dove saremmo arrivati. Oggi Cineincontriamoci è una realtà riconosciuta, che ha portato ad Acri protagonisti importanti del cinema, della televisione, del giornalismo e della cultura e che, soprattutto, ha cercato di raccontare un’immagine positiva e dinamica della nostra terra».

Se dovesse raccontare in poche parole il viaggio di Cineincontriamoci dalla prima edizione a oggi, quali sono state le tappe più significative?

«Lo definirei un viaggio costruito un passo alla volta. Siamo partiti da Acri con l’ambizione di creare un luogo autentico d’incontro tra il pubblico e i protagonisti del mondo dello spettacolo. Edizione dopo edizione abbiamo alzato l’asticella, ampliato le collaborazioni, costruito relazioni e portato il nome di Cineincontriamoci e di Acri in contesti sempre più importanti. Tra le tappe più significative metterei sicuramente la capacità di coinvolgere negli anni personalità di grande prestigio, l’apertura verso altre realtà calabresi e nazionali, la presenza a Venezia e la crescente attenzione mediatica. Essere arrivati sulle pagine del Corriere della Sera ha avuto per noi un significato particolare: quando un progetto nato in Calabria riesce a conquistare l’attenzione di una testata nazionale così importante, significa che il percorso intrapreso ha prodotto qualcosa che va oltre la singola manifestazione».

Mattia Scaramuzzo, qual è stata la sfida più difficile che ha dovuto affrontare nella costruzione e nella crescita del festival? Quali sono oggi le difficoltà maggiori per chi organizza una manifestazione cinematografica indipendente?

«La sfida più difficile è stata probabilmente quella di non perdere mai l’entusiasmo iniziale. Organizzare una manifestazione indipendente significa confrontarsi ogni anno con risorse limitate, burocrazia, difficoltà organizzative e la necessità continua di trovare sostegno e collaborazioni. Dietro una serata che il pubblico vede e vive per poche ore ci sono mesi di lavoro, telefonate, incontri, viaggi e problemi da risolvere. La vera sfida, però, è mantenere credibilità e qualità nel tempo. Dopo quindici anni non puoi vivere di ciò che hai fatto: devi continuamente dimostrare di meritare la fiducia del pubblico, degli artisti, delle istituzioni e dei partner. E credo che proprio la continuità sia uno dei risultati di cui possiamo essere più orgogliosi».

C’è un incontro, un ospite o un momento vissuto a Cineincontriamoci che ricorda in modo particolare? E perché?

«È difficile sceglierne uno. Ogni ospite ha lasciato qualcosa e dietro ogni incontro c’è un ricordo particolare. Ci sono stati artisti che prima conoscevo soltanto attraverso uno schermo e con i quali, grazie a Cineincontriamoci, si sono creati rapporti umani autentici. Ma forse il momento che porto maggiormente con me non è legato a un singolo nome. È quell’istante, ogni anno, in cui guardo il pubblico e mi rendo conto che ciò che mesi prima esisteva soltanto nella mia testa è diventato realtà. Vedere una piazza partecipe, vedere le persone aspettare un artista, ascoltarlo, emozionarsi e confrontarsi con lui è la gratificazione più grande».

Quanto è importante oggi, in un’epoca dominata dalle piattaforme e dalla fruizione del cinema da casa, creare occasioni di incontro diretto tra pubblico, artisti e professionisti?

«Credo sia addirittura più importante di prima. Oggi, abbiamo una disponibilità straordinaria di contenuti: possiamo vedere un film in qualsiasi momento e praticamente ovunque. Ma proprio per questo rischiamo di perdere il valore dell’incontro. Cineincontriamoci nasce invece dall’idea opposta: il cinema non è soltanto qualcosa da guardare, ma qualcosa da vivere e condividere. Incontrare un attore, un regista o un professionista, ascoltare il racconto che c’è dietro un film o una carriera, poter fare una domanda e percepire l’emozione dal vivo crea qualcosa che nessuna piattaforma può sostituire. La tecnologia avvicina i contenuti, noi proviamo ad avvicinare le persone».

Cosa cerca quando costruisce il programma di un’edizione? Quali caratteristiche deve avere un film o un ospite per entrare nella sua idea di festival?

«Cerco innanzitutto una storia. Non mi interessa semplicemente avere un nome conosciuto: cerco persone che abbiano qualcosa da raccontare e che possano lasciare qualcosa al pubblico. La notorietà ha certamente il suo peso, ma da sola non basta. Mi interessano il percorso professionale, il talento, la credibilità e anche la dimensione umana. Cineincontriamoci deve riuscire a mettere insieme qualità e popolarità, esperienza e nuove generazioni, spettacolo e contenuto. Ogni ospite deve avere una ragione precisa per essere lì».

Cineincontriamoci è cresciuto insieme al suo territorio. Quanto conta il legame con la comunità e con il pubblico locale?

«È fondamentale. Cineincontriamoci nasce ad Acri e Acri rimane la nostra casa. Uno degli obiettivi che ho sempre avuto è dimostrare che anche partendo da una realtà del nostro territorio si possono costruire progetti capaci di dialogare con il resto della Calabria e con contesti nazionali importanti. Ed è bello constatare che questo lavoro venga riconosciuto anche da altre parti della regione. Il venticinque agosto sarò premiato a Varapodio, dopo le esperienze e i riconoscimenti arrivati da realtà come Palmi, Taurianova e Oppido. Per me questo ha un valore particolare perché dimostra che esiste una Calabria attenta, che sa guardare oltre il proprio campanile e apprezzare chi lavora per valorizzare non soltanto la propria città, ma l’immagine dell’intera regione. Sono orgoglioso quando Cineincontriamoci porta fuori il nome di Acri, perché credo che la promozione del territorio funzioni davvero quando riusciamo a sentirci parte di un progetto più grande».

In questi anni, ha visto cambiare anche il modo in cui il pubblico guarda e vive il cinema. Qual è, a suo parere, la trasformazione più evidente?

«La trasformazione più evidente è sicuramente la velocità. Oggi consumiamo immagini, film, serie e informazioni con una rapidità impensabile quindici anni fa. Le piattaforme hanno cambiato le abitudini e i social hanno modificato anche il rapporto con gli artisti, che sembrano molto più vicini e accessibili. Paradossalmente, però, questa enorme possibilità di accesso rende ancora più preziosa l’esperienza dal vivo. Il pubblico cerca qualcosa che non possa semplicemente scorrere sullo schermo di uno smartphone. Un incontro autentico, un’emozione condivisa, una storia raccontata guardandosi negli occhi acquistano oggi un valore ancora maggiore».

Quale parola sceglierebbe per descrivere Cineincontriamoci? E se invece dovesse descrivere con una sola parola ciò che le ha lasciato personalmente questa esperienza?

«Per Cineincontriamoci sceglierei “credibilità”. Perché dopo quindici edizioni credo che sia il patrimonio più importante che abbiamo costruito. La credibilità non si compra e non nasce in una sera: si conquista negli anni, mantenendo gli impegni e cercando sempre di fare un passo in avanti. Per ciò che questa esperienza ha lasciato a me personalmente sceglierei invece “gratitudine”. Gratitudine verso chi ci ha creduto, verso gli artisti che hanno accettato i nostri inviti, verso le persone che hanno lavorato con noi, verso il pubblico e verso tutti coloro che, anche lontano da Acri, hanno riconosciuto il valore di ciò che stiamo cercando di costruire».

Quanto è importante per un festival come questo dare spazio ai giovani autori e ai nuovi talenti?

«È essenziale. Un festival che guarda soltanto a ciò che è già affermato rischia di celebrare il passato senza costruire il futuro. I grandi nomi hanno la capacità di attrarre il pubblico e portano con sé esperienza e prestigio, ma accanto a loro bisogna creare occasioni per chi sta iniziando. La Calabria, in particolare, è piena di tantissimi giovani talenti che spesso hanno bisogno soprattutto di occasioni, visibilità e fiducia. Mi piacerebbe che Cineincontriamoci fosse sempre di più un ponte: da una parte i professionisti affermati, dall’altra una nuova generazione che deve avere la possibilità di incontrarli, confrontarsi e farsi conoscere».

La quindicesima edizione deve essere necessariamente anche un punto di ripartenza. Mattia Scaramuzzo, quale sogno vorrebbe realizzare? Quali sfide immagina per il futuro di Cineincontriamoci?

«Il sogno è far compiere a Cineincontriamoci un ulteriore salto di qualità, senza però snaturarne l’identità. Vorrei che diventasse sempre più un progetto capace di vivere durante tutto l’anno, creare collaborazioni, produrre cultura, promuovere talenti e costruire ponti tra Acri, la Calabria e i grandi luoghi del cinema italiano. In qualche modo, questo percorso è già iniziato. Il venticinque agosto a Varapodio arriverà un riconoscimento che considero rivolto non soltanto alla mia persona, ma al lavoro fatto in questi anni.

Il prossimo otto settembre saremo per la seconda volta alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Essere nuovamente lì, dopo quindici edizioni, rappresenta per me un segnale molto forte. La sfida adesso è trasformare questi risultati non in un punto d’arrivo, ma in una nuova partenza. Continuare a crescere, coinvolgere sempre più giovani, creare nuove sinergie e portare Cineincontriamoci in contesti ancora più importanti, senza dimenticare mai da dove siamo partiti. Perché il sogno più grande resta questo: partire da Acri, raccontare la Calabria migliore e dimostrare che anche da qui si possono costruire progetti capaci di arrivare lontano».

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Cineincontriamoci, Mattia Scaramuzzo: «Il sogno è arrivare sempre più lontano»

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