Cina e Pasdaran ostacoli alla pace
- Postato il 26 agosto 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Cina e Pasdaran ostacoli alla pace
Il Segretario del Tesoro Scott Bessent con l’“Operazione Economic Outcast” ha fatto partire sanzioni che gli Stati Uniti applicheranno a tutti i paesi che commerciano con l’Iran. «In tutto il mondo, il nostro obiettivo è quello di tagliare ogni filone economico che sostenga questo regime tirannico fino a quando Teheran non sarà completamente isolata», ha avvertito. «Qualsiasi tipo di relazione economica con questo regime sanguinario esporrà i responsabili alla piena potenza degli Stati Uniti».
L’«espulsione dal sistema dollaro» annunciata contro «chiunque aiuti a finanziare il regime iraniano» sta provocando nel produttore di petrolio Iran una paradossale crisi del carburante simile a quella che ha colpito l’altro produttore di petrolio Russia, con lunghe code ai distributori di benzina per via di un deficit giornaliero di 14 milioni di litri, aggravato dai danni alle infrastrutture energetiche.
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NUOVI ATTACCHI
Il Pentagono ha però anche avvertito che gli Stati Uniti non escludono ulteriori attacchi contro l’Iran, Trump annunciato che la Marina ha rimosso tutte le mine nello Stretto, e Washington ha messo inoltre una taglia da 10 milioni di dollari sui vertici militari dei Pasdaran. Ma tra i principali partner politici ed economici di Teheran ci sono Qatar, Turchia, India e Pakistan tutti alleati degli Stati Uniti. Teheran ha minacciato di attaccare i paesi che si conformano alle sanzioni del Dipartimento del Tesoro e, per questo motivo, Bessent ha assicurato che ci saranno negoziati privati con i paesi coinvolti per trovare una soluzione per ogni singolo caso. «Le sanzioni statunitensi contro l’Iran sono unilaterali e sosteniamo gli sforzi di mediazione volti a risolvere la crisi», ha però già detto il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majid Al-Ansari. E il capo dell’Esercito pakistano feldmaresciallo Asim Muni, è addirittura venuto in visita a Teheran, per tentare una mediazione. C’è poi soprattutto la Cina, che acquista il 90% del petrolio esportato dall’Iran. «Le sanzioni Usa all’Iran sono illegali, tuteleremo i nostri interessi», ha subito puntualizzato Pechino, avvertendo che a adotterà «tutte le misure necessarie» se Washington intensificherà l’offensiva contro le aziende cinesi legate al petrolio iraniano.
COMUNISTI E SOCI
In una conferenza stampa a Pechino il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Lin Jian, ha anche avvertito che «la guerra economica e la massima pressione non aiutano a risolvere i problemi» ma, al contrario, «non faranno altro che alimentare ulteriormente i conflitti». «Il compito urgente è quello di facilitare la de-escalation della situazione e tornare al più presto sulla via del dialogo e del negoziato», ha aggiunto. «La cooperazione tra Cina e Iran si è sempre sviluppata nel quadro del diritto internazionale e non dovrebbe essere ostacolata o interrotta».
Trump, però, ospiterà Xi Jinping a settembre, e l'agenda bilaterale includerà discussioni sulle relazioni commerciali tra Pechino e Teheran, che consentono al regime degli ayatollah di eludere le sanzioni imposte da Washington. Nel marzo 2021 Iran e Cina hanno infatti firmato a Teheran un «accordo di cooperazione strategica venticinquennale» i cui dettagli non sono mai stati resi pubblici, ma che secondo gli stessi media ufficiali iraniani prevederebbe investimenti cinesi per circa 400 miliardi di dollari nei settori energetico e infrastrutturale iraniani in cambio di una fornitura stabile di petrolio e gas a prezzi competitivi. «Nessuno è al di fuori della portata delle sanzioni statunitensi», ha risposto Bessent quando gli è stato chiesto delle relazioni commerciali tra Cina e Iran. Ma i controlli finanziari del Dipartimento del Tesoro sono elusi da Pechino e Teheran con transazioni in valute alternative o tramite accordi di baratto.
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IL TRUCCO
Sebbene poi le grandi raffinerie statali cinesi generalmente rispettino le sanzioni sul greggio iraniano, Pechino consente alle raffinerie del settore privato, note come “teiere”, di importare e lavorare petrolio dall'Iran. Gli Stati Uniti avevano già sanzionato diverse di queste raffinerie all'inizio di quest’anno, ma il governo cinese ha ordinato alle aziende locali di non conformarsi. Finora, il Dipartimento del Tesoro ha sanzionato raffinerie cinesi con scarso peso strutturale, ma si è astenuto dall'intervenire contro istituzioni finanziarie che rispondono direttamente a Xi e alla sua cerchia ristretta. Wang Dong, un eminente studioso dell’Università di Pechino, ha dichiarato al Financial Times che «dobbiamo aspettare e vedere se si tratta solo di un bluff o se gli Stati Uniti stanno seriamente prendendo in considerazione l’imposizione di sanzioni secondarie alla Cina». Il vertice tra Trump e Xi Jinping dovrebbe appunto servire a sciogliere questi nodi – o a constatare che non possono essere sciolti.
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