Chromat, il pittore che nasconde la speranza sotto strati di colore
- Postato il 6 agosto 2026
- Editoriale
- Di Paese Italia Press
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di Massimo Reina
C’è un pesce che compare in ogni sua opera. Ha un occhio chiuso a forma di X, un’aureola sopra la testa e una pancia che esplode di colori accesi. Non è un semplice soggetto artistico. È il simbolo attraverso cui Giacomo Di Gregorio, in arte Chromat, racconta l’essere umano.
Nato a Siracusa nel 1992, Chromat rappresenta una delle realtà più originali emerse negli ultimi anni nel panorama artistico contemporaneo legato alla cultura urban. Un percorso che affonda le proprie radici nella tradizione artigianale della sua famiglia e che si sviluppa attraverso l’incontro con il mondo dell’hip hop, del writing e della street art.
L’arte, del resto, fa parte della sua vita fin dall’infanzia. La madre, apprezzata ceramista siracusana, gli trasmette l’amore per il lavoro manuale e per il colore. In particolare per il giallo ocra, tonalità calda e intensa che oggi è diventata uno degli elementi distintivi della sua produzione artistica.
Una tappa fondamentale della sua formazione avviene nei primi anni Duemila all’interno di Bassi Fondi, storico negozio di Ortigia gestito dallo zio Gianluca Tinè e considerato per anni un punto di riferimento per la cultura hip hop in Sicilia. È qui che il giovane Giacomo entra in contatto con il rap, i graffiti, il writing e l’universo creativo della cultura urbana.
A ventidue anni inizia a viaggiare per l’Europa. Fotografa murales, documenta graffiti e osserva da vicino le diverse espressioni della street art internazionale. Parallelamente sperimenta le proprie idee artistiche su supporti differenti: longboard, pannelli di legno, ceramiche e oggetti di uso quotidiano diventano le sue prime tele.
La svolta arriva nel 2023 durante un viaggio a New York, in occasione delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della nascita dell’hip hop. Nella città che ha dato origine a quel movimento culturale, Chromat comprende la necessità di riunire tutte le sue esperienze artistiche all’interno di un linguaggio unico e riconoscibile.
Nasce così il progetto “Chromat by Project Ammuzzo”.
“A muzzo” è un’espressione tipicamente siciliana che indica qualcosa fatta senza criterio, in modo casuale. Un termine che l’artista utilizza per descrivere una società che spesso appare omologata, priva di identità e dominata dal grigiore. La sua risposta è il colore, utilizzato come strumento di comunicazione positiva e come invito a riscoprire la parte migliore di noi stessi.
Il simbolo che sintetizza questa filosofia è il pesce, protagonista assoluto delle sue opere. Per Chromat rappresenta l’essere umano contemporaneo: all’esterno mostra fragilità, ferite e paure, mentre all’interno custodisce energia, creatività e speranza. Una metafora semplice ma immediata, capace di parlare a pubblici diversi.
Dietro ogni opera si nasconde inoltre un dettaglio che pochi conoscono. Prima di iniziare a dipingere, l’artista riempie la tela di parole, pensieri e riflessioni dedicate alla vita, alla pace, all’amicizia, all’amore e alla famiglia. Questi messaggi vengono successivamente coperti dagli strati di colore e rimangono invisibili agli occhi dello spettatore, diventando una sorta di anima nascosta dell’opera.
Anche il rapporto con il mercato dell’arte segue una filosofia precisa. Ogni lavoro realizzato da Chromat viene numerato, registrato e archiviato. Nessuna opera sarà mai replicata. Ogni pezzo è pensato per essere unico e irripetibile.
Una scelta che guarda al futuro e che conferma la volontà dell’artista siracusano di costruire un percorso coerente, riconoscibile e fortemente identitario.
In un mondo che spesso appare, per usare le sue parole, “ammuzzo”, Chromat continua a disseminare colore. E a ricordare che, anche sotto gli strati più grigi dell’esistenza, può ancora esistere una luce pronta a riemergere.
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