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Chi ha votato "No" al referendum ancora non sa perché

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Giustizia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
Chi ha votato "No" al referendum ancora non sa perché
Chi ha votato "No" al referendum ancora non sa perché

Un mese dopo il voto, sono ancora deluso per il modo di intendere gli appuntamenti referendari, in cui il popolo è chiamato ad esprimersi su determinati concetti e principi, fondamentali per le successive iniziative del potere politico e parlamentare, ed invece si parla di tutt’altro, di ciò che ha fatto o avrebbe potuto fare il governo in carica. È sufficiente rimarcare che i governi passano mentre le norme costituzionali hanno vita enormemente più lunga e si proiettano ben oltre l’esecutivo che al momento governa il Paese. Tutto ciò è mancato sia durante la campagna elettorale, sia nelle valutazioni del mondo politico successive ai risultati, che hanno dato ragione al NO con una percentuale di voti 54,47 a fronte del 45,53 che si sono concentrati sul SI. Eppure, il popolo come non mai ha scelto di andare alle urne (58,83) mostrando voglia di partecipazione e consapevolezza della non banalità della sua convocazione.

La giustizia deve rimanere autonoma edindipendente ma anche responsabile, visto che la responsabilità deve essere massima quando più crescono autonomia edindipendenza. L’indipendenza va garantita verso l’esterno ma anche all’interno della categoria per evitare “figli e figliastri”, con giudici che fanno politica dall’alto della loro appartenenza correntizia e sono sostenuti nelle loro aspettative di carriera , e magistrati che non appartenendo a correnti sono mortificati pur svolgendo con merito il loro servizio. Il fallimento del sistema elettorale attuale del CSM è sotto gli occhi di tutti anche per gli scandali che sono venuti fuori (vedi rivelazioni Palamara) e per la logica spartitoria delle correnti che operano come i peggiori partiti politici, donde la necessità di ricorrere al sorteggio già presente negli altri Paesi più evoluti e persino nel nostro.

 

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Il referendum lascia senza risposta una serie di quesiti di cui cito i più importanti: 1) Il processo accusatorio che governa tutto il settore penale ha bisogno della separazione delle carriere che vuole PM e difesa dotati di pari dignità e poteri, mentre così non è, nonostante l’articolo 111 che invito chiunque a leggere.
2) Il principio di responsabilità non può essere trattato con il sistema attuale che ha creato una casta di intoccabili, dotati di autonomia assoluta (giusto) ma sganciati da responsabilità quando sbagliano (prosciolti superiori al 90%), quindi con un codice di condotta affidato alla loro esclusiva discrezionalità.
3) Una organizzazione siffatta non può piacere neppure alla stragrande maggioranza dei magistrati che fanno il loro dovere m a desiderano essere governati da un CSM più credibile.
Concludo. Il popolo ha capito su che cosa era chiamato a rispondere? Credo di no...
*Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione.

 

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Autore
Libero Quotidiano

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