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Chi è Isabel Medina Peralta, la neonazista spagnola che ha fatto il Sieg Heil davanti all’ambasciata del Marocco

  • Postato il 5 agosto 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

A Madrid, una giovane attivista di estrema destra ha organizzato una manifestazione davanti alla sede diplomatica marocchina per protestare contro le politiche migratorie, brandendo simboli nazisti. La donna, condannata a un anno di carcere per incitamento all'odio, ha pubblicamente contestato la sentenza accusando istituzioni e forze dell'ordine di persecuzione politica. L'episodio riaccende il dibattito sulla crescita dell'estremismo di destra in Spagna e in Europa.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Chi è Isabel Medina Peralta, la neonazista spagnola che ha fatto il Sieg Heil davanti all’ambasciata del Marocco

Domenica, davanti all’ambasciata del Marocco a Madrid, una giovane si presenta davanti a un gruppo di simpatizzanti neonazisti e strappa la sentenza che la condanna a un anno per istigazione all’odio. Con toni altisonanti accusa magistratura, polizia e politici di averla denunciata per essersi limitata, a suo dire, a manifestare contro un’immigrazione che definisce un’invasione. Conclude il suo intervento alzando il braccio in un saluto nazista. Si chiama Isabel Medina Peralta, ha solo 24 anni. La scena si è consumata durante una manifestazione legata alla crisi migratoria di Ceuta, dopo che nei giorni precedenti più di 50.000 persone avevano attraversato irregolarmente il confine tra Marocco e l’exclave in appena 24 ore, un episodio in cui sono morte almeno 72 persone secondo il governo spagnolo. In Spagna, a differenza della Germania, il semplice saluto nazista non costituisce di per sé reato: il codice penale tedesco punisce con pene fino a tre anni l’uso pubblico di simboli nazisti, mentre la legislazione spagnola non lo tipizza come illecito penale.

Non è la prima volta che Isabel Medina Peralta sceglie proprio quel luogo, e proprio quel tipo di gesto, per farsi notare. Nel 2021 aveva già guidato una manifestazione non autorizzata davanti alla stessa ambasciata marocchina, nel pieno della crisi diplomatica tra Spagna e Marocco per l’arrivo massiccio di migranti a Ceuta. In quell’occasione prese un megafono e lanciò slogan come “morte all’invasore” e “non è immigrazione, è un’invasione”, frasi che la giustizia avrebbe poi qualificato come istigazione diretta all’odio. Nel 2025 il Tribunale Superiore di Giustizia di Madrid ha confermato la condanna a un anno di carcere per il reato di istigazione alla discriminazione e all’odio, oltre a una multa. Durante il processo, Peralta aveva negato di essere la leader del gruppo che l’aveva organizzata, definendolo semplicemente “un gruppo di amici”.

Quella del 2021 davanti all’ambasciata, però, non fu nemmeno la sua prima uscita pubblica. Tre mesi prima, nel febbraio 2021, a diciotto anni, Peralta si era già fatta conoscere a livello nazionale e internazionale partecipando, con la camicia blu della Falange, a un omaggio ai soldati della División Azul caduti nella battaglia di Krasny Bor, i volontari spagnoli inquadrati nell’invasione nazista dell’Unione Sovietica. Lì pronunciò un discorso apertamente antisemita, in cui sostenne che “il nemico resta sempre lo stesso: l’ebreo”. L’episodio esplose nel dibattito pubblico spagnolo quasi in parallelo con l’arresto del rapper Pablo Hasél per reati d’opinione contro la corona, alimentando una discussione sui doppi standard della libertà di espressione nel Paese.

Nello stesso 2021 fu invitata a un corso di dieci mesi organizzato in Germania dal partito di estrema destra Der III. Weg (Terza Via), a Düsseldorf. L’esperienza si interruppe pochi mesi dopo: nel marzo 2022, all’aeroporto di Francoforte, venne fermata ed espulsa perché trovata con una bandiera nazista e una copia del Mein Kampf. Nel gennaio 2023 la Germania le ha vietato l’ingresso a vita nel Paese per motivi di sicurezza. Tra il 2020 e il 2022 Peralta fu tra i fondatori e leader di fatto di Bastión Frontal, gruppo neonazista madrileno arrivato a contare una cinquantina di militanti, noto per azioni contro i centri per minori migranti. Il gruppo si sciolse nel 2022, tra difficoltà economiche, indagini penali a carico di Peralta e del co-fondatore Rodrigo Miguélez, e tensioni interne.

Isabel Medina Peralta è figlia di Juan Manuel Medina, avvocato ed ex opinionista televisivo, per anni presenza fissa nei programmi di Ana Rosa Quintana. Medina fu eletto nel 2008 consigliere comunale a Seseña, in provincia di Toledo, per il Partido Popular; nel 2011 si scoprì che negli anni Novanta era stato militante di Alianza por la Unidad Nacional, formazione di estrema destra. Nonostante questo passato, il rapporto tra padre e figlia si è rotto proprio sul terreno ideologico: secondo il racconto della stessa Peralta, fu allontanata da casa una prima volta nel 2019 per andare a vivere con la madre, buddista praticante che tollerava ma non condivideva le sue posizioni, e una seconda volta nel 2020, dopo che si era recata alla Valle de los Caídos per un omaggio a José Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange.

Il caso di Peralta va letto separatamente dal peso reale che l’estrema destra organizzata ha nelle urne spagnole. Vox, il principale partito di estrema destra del paese, alle elezioni generali del 23 luglio 2023 ha ottenuto il 12,4% dei voti e 33 seggi, in calo rispetto al 15% e ai 52 seggi del novembre 2019: resta comunque la terza forza del Congresso dei Deputati e un possibile alleato di governo del Partido Popular nelle amministrazioni locali e regionali. Le sigle più estreme in cui ha militato Peralta, come España 2000 o la stessa galassia neonazista di Bastión Frontal, non hanno mai avuto rappresentanza parlamentare e restano fenomeni marginali dal punto di vista elettorale.

Non è un caso che, in un’intervista del 2021, Peralta avesse definito Vox non abbastanza estremo, arrivando a dire che il partito di Santiago Abascal le ripugnava più della sinistra di Podemos. Eppure quel microcosmo resta un pezzo tutt’altro che marginale dell’estrema destra spagnola: è da questo bacino di militanti che Vox ha attinto a mani piene, sia per il proprio apparato sia per le liste locali. Una galassia frammentata, ma che, quando trova organizzazione, ha già dimostrato di poter generare mostri.

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Il Fatto Quotidiano

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