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“Chi chiami quando la polizia uccide?”: post shock del presidente ANPI di Leca. Le reazioni: “Slogan vergognoso”

  • Postato il 24 luglio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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In sintesi

Un post controverso del presidente dell'ANPI locale ha scatenato un acceso dibattito sulla sicurezza pubblica e le responsabilità delle forze dell'ordine. Il messaggio provocatorio ha diviso l'opinione pubblica, con critici che lo hanno definito inappropriato e lesivo della dignità delle istituzioni. La vicenda evidenzia le tensioni crescenti intorno ai temi di giustizia e accountability nel nostro Paese.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

“Chi chiami quando la polizia uccide?”: post shock del presidente ANPI di Leca. Le reazioni: “Slogan vergognoso”

Albenga. Uno scatto che riporta indietro nel tempo fino alle tragiche giornate del G8 di Genova, un altro ben più recente legato ad un episodio di cronaca avvenuto a Bologna, e una domanda stampata a caratteri cubitali che suona come una provocazione: “Chi chiami quando la Polizia uccide?”.

È bastata la pubblicazione di questo manifesto su facebook da parte di Ester Bozzano – presidente della sezione ANPI di Leca e dipendente del Comune di Albenga – per scatenare una vera e propria bufera politica all’ombra delle Torri. 

Il volantino postato da Bozzano serve a lanciare un’iniziativa pubblica, un corteo in programma domenica 26 luglio alle 11 in piazza del Popolo ad Albenga, ma è proprio la scelta grafica della locandina ad aver fatto saltare sulla sedia il centrodestra locale e buona parte dell’opinione pubblica. A far discutere è soprattutto la scelta delle immagini e delle scritte utilizzate per promuovere la manifestazione, che traccia una linea d’unione temporale drammatica: “2001 – 2026”. 

Generico luglio 2026

Il 2001 richiama la morte di Carlo Giuliani, il ventitreenne rimasto ucciso il 20 luglio 2001 in piazza Alimonda a Genova durante gli scontri del G8, colpito da un proiettile sparato dal carabiniere Mario Placanica. E poi c’è il 2026, con il recentissimo caso Fakir. Dall’altro lato della locandina, infatti, compare l’immagine che fa riferimento alla vicenda del trentatreenne deceduto nei giorni scorsi a seguito di un fermo da parte delle forze dell’ordine a Bologna, un dramma finito al centro di accese polemiche per chiarire dinamiche e responsabilità dell’intervento (che, lo ricordiamo, sono attualmente in fase di accertamento da parte delle autorità competenti). 

Un accostamento pesante, condito dall’interrogativo provocatorio “Chi chiami quando la polizia uccide?” in evidenza sopra le immagini, che ha provocato l’immediata e dura reazione della minoranza ingauna.

A scagliarsi immediatamente contro l’iniziativa e le modalità con cui è stata pubblicizzata è il capogruppo comunale di minoranza Nicola Podio, che dice: “È assolutamente vergognoso che si concedano spazi pubblici per manifestazioni contro chi da sempre garantisce, in Italia, lo staro di diritto. Spero che chi deve governare questa città si renda conto del rischio di avere una nuova Bologna anche da noi”.

Fa eco il consigliere comunale di minoranza Guido Lugani, che ha affidato ai social un duro sfogo di condanna: “Trovo gravissimo che ad Albenga venga promossa una manifestazione che, nei fatti, alimenta un clima di ostilità nei confronti delle Forze dell’Ordine. Mi aspetto che il sindaco, la giunta e tutti i consiglieri comunali prendano pubblicamente le distanze da questa iniziativa e da chi la organizza. Albenga ha bisogno di sicurezza, non di manifestazioni che delegittimano le Forze dell’Ordine. Chi attacca Polizia e Carabinieri indebolisce lo Stato e la sicurezza di tutti. Io sto senza esitazione dalla parte delle Forze dell’Ordine. Sempre”, ha scritto il consigliere di minoranza ingauno.

Fa eco Eraldo Ciangherotti: “C’è un confine tra il diritto di manifestare e la propaganda contro le istituzioni. Il manifesto che annuncia il corteo di Albenga lo oltrepassa con uno slogan che non è una critica, ma una generalizzazione gravissima contro le Forze dell’Ordine: ‘Chi chiami quando la Polizia uccide?. L’iniziativa parrebbe promossa sui social dalla presidenza dell’ANPI di Leca d’Albenga. Se così fosse, la scelta di associare il nome di un’associazione che richiama i valori della Resistenza a un messaggio di questo tenore appare ancora più grave e merita una chiara assunzione di responsabilità pubblica. Trasformare episodi tragici in un’accusa indistinta contro un’intera categoria di servitori dello Stato significa alimentare ostilità, delegittimare chi ogni giorno garantisce sicurezza e legalità e avvelenare il clima civile. La libertà di manifestare è un diritto costituzionale; la demonizzazione sistematica delle Forze dell’Ordine è una deriva che va condannata con fermezza”.

“Esprimiamo la nostra piena solidarietà agli appartenenti alle Forze di Polizia, che ogni giorno operano con professionalità e sacrificio. Il dissenso è legittimo, ma l’odio verso le istituzioni democratiche non può essere scambiato per impegno civile. Chi sceglie questa strada dovrebbe assumersene fino in fondo la responsabilità davanti ai cittadini”.

Sul tema interviene anche Gino Rapa: “Davvero un brutto slogan e una iniziativa poco opportuna che alimenta il clima di odio verso le Forze dell’ordine che meritano il sostegno di tutti. Ogni giorno, in numero spesso inadeguato e con mezzi insufficienti, rischiano la loro vita per tutelare i cittadini. Sono loro le prime vittime di una politica che li chiama eroi, solo quando muoiono e poi li dimentica. Sono loro le prime vittime di scelte legislative che tutelano i delinquenti più che gli onesti. Se qualcuno tra le Forze dell’ordine sbaglia è giusto che paghi secondo giustizia non con un linciaggio a tutto il Corpo di appartenenza. In questo caso particolare poi una scelta davvero assai discutibile. Con indagini ancora in corso avete già emesso una sentenza. Mi spiace, ma è vergognoso”.

Anche il Nucleo delle Guardie Eco-Zoofile GADIT (Guardie Ambientali d’Italia) esprime la propria “ferma e incondizionata riprovazione di fronte ai contenuti espressi nella locandina promozionale del corteo previsto ad Albenga. Come operanti sul territorio e servitori delle istituzioni, non possiamo rimanere in silenzio di fronte a un messaggio che delegittima in modo indistinto ed etichetta con violenza verbale le donne e gli uomini che ogni giorno vestono una divisa per garantire la sicurezza, la legalità e la convivenza civile”.

Il presidente Michael Ferrante aggiunge: “Le Guardie ecozoofile GADIT Liguria, pur operando in un ambito specifico a tutela degli animali e dell’ambiente, rivestono la qualifica di pubblici ufficiali e agenti di polizia giudiziaria. Avendo prestato giuramento di fedeltà alle leggi della Repubblica Italiana, le nostre guardie si sentono direttamente colpite nell’onore e nello spirito di servizio da provocazioni di questo genere. Il giuramento non è una semplice formula burocratica, ma un patto d’onore stretto con la comunità. Un vincolo che accomuna le nostre guardie alla Polizia Locale e a tutte le Forze di Polizia e armate presenti sul territorio nazionale. Screditare indistintamente chi tutela la legalità significa minare le fondamenta stesse del patto democratico”.

“In una prospettiva storica e sociale, l’Italia ha pagato e continua a pagare un prezzo altissimo per la difesa delle istituzioni democratiche e dello Stato di Diritto. Proprio in questi giorni, nel ricordo del sacrificio del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) appare ancora più inaccettabile e anacronistico colpevolizzare istituzionalmente chi rischia la propria vita per la collettività. Gli uomini e le donne della Polizia Locale, dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e dei Corpi dello Stato rappresentano il primo baluardo a presidio dei diritti di tutti, compresi quelli di chi oggi manifesta”.

“’La critica e il dibattito democratico sono sempre legittimi, ma la demonizzazione sistematica delle Forze dell’Ordine danneggia l’intera comunità e rischia di spaccare il tessuto sociale. Chi garantisce la sicurezza non uccide lo Stato: lo difende’. Il Nucleo GADIT rinnova la propria totale vicinanza, stima e solidarietà ai comandi della Polizia Locale, agli operatori delle Forze dell’Ordine e a tutti i Pubblici Ufficiali impegnati quotidianamente sul territorio della provincia di Savona e sull’intero territorio nazionale, confermando la propria piena disponibilità a collaborare fianco a fianco per la tutela della legalità e delle istituzioni”.

Autore
Il Vostro Giornale

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