Che fine ha fatto Massimo Bonini: la balera di famiglia, le sigarette vietate da Platini e la Nazionale proibita
- Postato il 23 settembre 2026
- Di Virgilio.it
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Paolo Rossi era ancora out e contava i giorni per rientrare in campo dopo la squalifica quando gli chiesero nell’estate dell’81 un giudizio sugli acquisti al mercato della Juventus. Pablito se la cavò con una battuta: “Son bonini”. Già perché per un anno l’Avvocato chiuse i rubinetti, di assi ce n’erano già tanti, arrivò solo tal Massimo Bonini appunto. Che si rivelò poi insostituibile o quasi. Bonini giocò 7 stagioni nella Juventus, tra il 1981 e il 1988, vincendo tutto: 3 Scudetti, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, un’Intercontinentale, una Supercoppa europea.
- Il figlio di…Coppi
- I lavori da piccolo
- Cosa fa Bonini oggi
- Le sigarette di Platini
- La stima di Sacchi
- La nazionale vietata
Il figlio di…Coppi
Oggi Bonini non lavora più nel calcio, compirà 67 anni il 13 ottobre. Figlio di Alfredo detto Coppi, per la sua passione per il grande ciclista (“ Lo chiamavano tutti così”) vive ancora a San Marino dov’è nato, si tiene in forma con il fitness e il pilates, e in passato ha ricoperto ruoli istituzionali come direttore tecnico della federazione sammarinese (FSGC) e responsabile delle nazionali, oltre a partecipare a eventi con le leggende della Juventus e del Bologna.
I lavori da piccolo
Da piccolo ha fatto tanti lavori prima del calcio. « Sono stato spesso su cantieri. Mi capitava di comandare la gru per scaricare il materiale dal camion. Poi davo una mano al bar di famiglia, gestito da mia madre Annamaria. Era conosciuto come “Bar Coppi”, tanto per cambiare. Diventò poi una tavola calda e anche una balera, nei locali sottostanti. Per la musica c’era il giradischi. Le luci psichedeliche, invece, le facevamo mettendo della carta velina colorata sui neon che venivano spenti e accesi dal babbo».
Cosa fa Bonini oggi
Bonini è sposato con due figli. La ragazza fa la ballerina classica, il ragazzo invece sta provando il pugilato. “A fine carriera ho investito i soldi nel mattone, ora gestisco il mio capitale. Mi piace restaurare e ristrutturare case, scegliere i materiali, immaginare gli arredi e la disposizione delle stanze. In fondo, con il lavoro del mio babbo, sono cresciuto nei cantieri edili: se non avessi fatto il calciatore, questa sarebbe stata la mia vita”.
Le sigarette di Platini
Nella leggenda ci è entrato non solo per il palmares ma per una battuta di Platini. Il racconto è storia: «L’Avvocato entrò nello spogliatoio. […] Quando si presentò sulla soglia, Michel stava allacciandosi una scarpa, la sigaretta accesa in bocca. “Ma come, Michel? Un atleta come lei fuma nell’intervallo?” Accanto a Platini si stava asciugando proprio Massimo Bonini […] Platini diede una gran pacca sulle spalle nude del compagno, poi, alzando lo sguardo verso Agnelli, dopo una lunga tirata alla sigaretta, disse semplicemente: “Avvocato, l’importante è che non fumi Bonini, è lui quello che deve correre”.»
Di Platini Bonini disse: “Il più fenomenale campione con cui ho giocato. Era un’enciclopedia del calcio, di un’intelligenza spaventosa: aveva tutta la partita in testa. Era un 10, ma segnava come un centravanti, avrebbe potuto giocare anche libero. Una soddisfazione però me la toglievo… Giocavamo spesso a tennis: ero più bravo io. Michel non aveva grande stile, era un pallettaro”.
La stima di Sacchi
Alla Juve ci arrivò dal Cesena (“Due anni bellissimi, era come stare in famiglia. Mi segnalò Arrigo Sacchi, che allenava la Primavera”) e seppe resistere a sirene importanti: “Sacchi mi cercò quando era al Milan, sapeva che ero in scadenza. Io gli dissi che se la Juve non mi avesse rinnovato il contratto, ci avrei pensato. Ricordo che ne parlai con mio padre, che di solito mi ha sempre lasciato fare. Quella volta mi disse: “Se vai al Milan, perdi due tifosi: me e la mamma!…”.
La nazionale vietata
Bonini è nato a San Marino e questo gli è costato l’azzurro. Dopo aver giocato nella Nazionale Under 21, infatti, Bonini è stato estromesso perché considerato straniero. «All’inizio degli anni Ottanta ho giocato sette partite con l’Under 21 di Vicini. In quel periodo c’era anche un altro giocatore di San Marino nel giro delle nazionali giovanili, il mio amico Marco Macina. Nel novembre 1982 con la Juniores prese parte al torneo di Montecarlo e, in quell’occasione, le avversarie degli azzurri fecero reclamo, perché l’Italia schierava un giocatore non di passaporto italiano. L’UEFA intervenne e da quel momento Macina non poté più vestire la maglia azzurra. Fu cambiato il regolamento e dalla stagione successiva anch’io, dopo aver disputato due partite nell’Under come fuori quota, dovetti dire addio alla Nazionale».