Che fine ha fatto Francesco Rocca, dimenticato da tutti: carriera da giocatore stroncata da 5 operazioni, quella da ct dallo Zambia
- Postato il 2 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Le sue ginocchia erano diventate una cartina geografica molto presto, con cicatrici ramificate segni di infiniti interventi chirurgici: Francesco Rocca è l’emblema della sfortuna nel mondo del pallone. Nato con un talento fuori dal comune, precursore del ruolo di terzino fluidificante, soprannominato Kawasaki, marchio nipponico sinonimo di velocità, è stato beffato troppe volte dal destino nelle sue due carriere, da giocatore e da allenatore. E dopo le ultime delusioni è uscito di scena dal mondo del calcio: solo di recente ha fatto visita a Trigoria quando c’era De Rossi ma per il resto conduce una vita schiva, lontano dai riflettori, circondato solo dall’affetto della moglie e dei due figli perché il mondo del pallone se n’è dimenticato troppo presto.
Il primo infortunio nel 1976
Alla Roma dal ’72 ci mise poco a dimostrare tutto il suo valore Francesco Rocca, che a vent’anni era già entrato nel novero dei papabili per la Nazionale ma la sua storia, in giallorosso come in azzurro, è scandita da date indimenticabili. Nell’ottobre del 1976 contro il Cesena sente una fitta fastidiosa al ginocchio sinistro dopo uno scontro con Bittolo. Subito dopo la gara il ginocchio si gonfia ma c’è la convocazione con l’Italia, contro il Lussemburgo e risponde presente.
Tre giorni dopo, al Tre Fontane, il ginocchio cede da solo, durante un palleggio. In meno di cinque stagioni, fino al termine del campionato ’80 – ’81, dovrà sottoporsi a cinque interventi chirurgici. Lascerà il calcio con 173 presenze e 2 gol con la Roma, 18 partite e una rete in Nazionale a soli 27 anni, come i divi del rock morti giovani da Jimi Hendrix a Janis Joplin e Jim Morrison.
L’addio al calcio nel 1981
Nell’amichevole del 29 agosto 1981 allo Stadio Olimpico, contro l’Internacional di Porto Alegre, disputa una ventina di minuti scarsi per salutare il popolo giallorosso che canta”Lode a te Francesco Rocca”. “Per il mio ginocchio ormai non ci sono più possibilità di un recupero serio – spiegherà Kawasaki – e allora, con grande rimpianto, ho deciso di abbandonare l’attività. È stata dura ed è dura ancora adesso. Con questa spada di Damocle sopra di me, non potevo continuare rischiando sempre il peggio».
«Questo pubblico mi ha ripagato di tutte le sofferenze – dice il campione uscendo dal campo – ero sicuro che i tifosi mi volessero bene, ma non fino a questo punto. Ho provato una sensazione di stupore, vista la brevità del mio passaggio alla Roma. Altri hanno giocato anche dieci o quindici anni, io in realtà molto meno».
La sconfitta con lo Zambia alle Olimpiadi
La sua seconda vita arriva in Figc, allena l’Under 15, Under 16, Under 17, Under 18, Under 19 e Under 20 fino all’Olimpica e lì arriva un’altra mazzata. Il 19 settembre del 1988 ai Giochi Olimpici di Seul a Gwangju l’Italia allenata da Francesco Rocca fu asfaltata dallo Zambia, trascinati dalla tripletta di Kalusha Bwalya. C’erano fior di campioni: Tacconi, Pagliuca, Tassotti, Ferrara, Cravero, De Agostini, Evani Mauro, Carnevale, Rizzitelli, Virdis ma gli africani correvano il doppio. Finì 0-4 e tutti ricordano solo quel risultato, non che l’Olimpica arrivò comunque a giocarsi il bronzo (perdendo) con la Germania.
Molti giocatori di quello Zambia sarebbero morti nel disastro aereo del 27 aprile 1993. Quel giorno vicino a Libreville, in Gabon, finì la vita di 30 persone ma non quella di Kalusha Bwalya, che aveva raggiunto il Senegal con un volo dall’Olanda, visto che giocava nel PSV Eindhoven. La carriera di Rocca finì in Corea, rimase qualche anno come osservatore poi l’oblio. Kawasaki non correrà più.