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Che fine ha fatto Albertosi: la lite con Zoff, le magliette colorate, il carcere, i cavalli, gli scudetti da leggenda e l'infarto

  • Postato il 26 agosto 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Che fine ha fatto Albertosi: la lite con Zoff, le magliette colorate, il carcere, i cavalli, gli scudetti da leggenda e l'infarto

Il prossimo 2 novembre compirà 87 anni ma Enrico Albertosi, per tutti Ricky, si sente ancora giovane dentro come quando volava tra i pali nonostante acciacchi alle ginocchia e un recente infarto superato non senza qualche problema. L’ex portiere si gode la pensione e la famiglia, vive a Forte dei Marmi con la sua seconda moglie, Betty, con cui ai tempi del Milan gestiva a Milano il ristorante Tatum, e da nonno si gode i suoi nipoti ma non disdegna ricordare il suo glorioso passato.

Un portiere rivoluzionario

A fare il portiere lo spinse la madre, il padre sognava che diventasse maestro la Ricky lasciò le magistrali al terzo anno per giocare con lo Spezia. Di lui si diceva che fumava 40 sigarette al giorno, che scappava dagli allenamenti per andare a vedere le corse dei cavalli, che si godesse il by night milanese e che in campo giocasse senza gli slip. Qualche cosa (molte) era vera, altre meno ma sicuramente Albertosi è stato un predestinato che ha rivoluzionato il ruolo. Prima e durante Albertosi i portieri erano austeri e silenziosi, con lui divennero l’archetipo di genio e sregolatezza.

Celebre un aneddoto ai tempi del Cagliari: “Eravamo in ritiro. Ogni notte giocavamo a poker. Nella stanza la visibilità era azzerata dalle sigarette. Il mister Scopigno bussò alla porta, si affacciò sull’uscio e, tra la nebbia impenetrabile delle Marlboro, chiese educatamente: Scusate, disturbo se fumo?. Grandioso”».

La carriera di Albertosi

Con la Fiorentina vinse due Coppe Italia (1960-1961 e 1965-1966), nonché la prima edizione della Coppa delle Coppe, con il Cagliari (dove non voleva andare, convinto di passare all’Inter) il primo e unico storico scudetto assieme a Gigi Riva e a 40 anni suonati vinse lo scudetto della stella nel ’79 con Rivera al Milan.

Le colpe di Rivera a Mexico ‘70

In maglia azzurra vinse un campionato europeo nel 1968 efu vice campione del mondo in Messico nel 1970 da protagonista. Indimenticabili le parolacce dette a Rivera che era sul palo quando Muller fece il 3-3: “Gli dico: ‘Gianni, cosa ci fai lì, vai via che ci metto un difensore’. E lui: ‘Ci sto io, ci sto io’. Io sono perplesso: ‘Guarda che se ci stai tu, se la palla viene in quel metro lì, io non mi preoccupo. La devi prendere tu’. Gianni mi rassicura: ‘Sì, sì’. Parte il calcio d’angolo, colpo di testa di Seeler, Müller lo corregge e la palla va verso Rivera. Gianni si gira di fianco per prenderla con il ginocchio, ma la palla si infila fra lui e il palo: 3-3. Ci fosse stato un difensore avrebbe fatto un metro avanti, l’avrebbe controllata con il petto e l’avrebbe portata via”.

“Prendemmo il goal del pareggio, e a quel punto gliene ho dette di tutti i colori: parolacce, insulti, l’ho offeso a morte. Tant’è vero che lui, abbracciato al palo, battendo la testa sul legno, disse: ‘Per rimediare ora posso solo andare a far goal’. E infatti palla al centro, tre passaggi e fece un goal meraviglioso, di piatto: palla da una parte e portiere dall’altra. 4-3 per noi”

La lite con Zoff

Ha partecipato a 4 mondiali, sfiorando il quinto. Che resta un rammarico. Colpa di Zoff: “Non andavamo molto d’accordo – rivelò – Mi ha fatto perdere il mondiale del 1978, per me starebbe stato il quinto. Poi però ci siamo riappacificati. La rivalità con Zoff è nata quando non fui incluso nel Mondiale del 1978, nonostante avessi fatto un’ottima stagione con il Milan. In realtà mi chiamarono per dirmi che sarei stato il terzo portiere, e inizialmente accettai: sarebbe stato il mio quinto Mondiale, un record per un portiere europeo. Alla fine però mi lasciarono a casa perché Zoff, primo portiere e capitano, non “si sentiva tranquillo” con la mia convocazione. Mi sentii tradito e, dopo che aveva subito due gol facili in Olanda, lo criticai pubblicamente. Non ci parlammo per anni, ma una volta finita la carriera, ci incontrammo e ci abbracciammo: lì la rivalità si concluse definitivamente”

I guanti e le magliette

Giocava senza guanti (“Io ho sempre giocato senza guanti, fino agli ultimi anni nel Milan – disse a Goal.com – Sarti giocava senza guanti ed io lo seguivo. Allora c’era la palla di cuoio, che quando pioveva diventava pesantissima. In quel caso io giocavo con i guanti di lana, perché con la lana c’era maggiore attrito con la palla. Invece quando non pioveva mi sputavo fra le mani e la palla restava incollata e paravo bene” ) e fu l’antesignano delle maglie colorate.

Verde con il Cagliari, gialla con il Milan: “Me ne accorsi durante gli allenamenti: quando uscivo incontro a un avversario indossando una maglia dai colori molto accesi, lui mi percepiva più vicino di quanto fossi in realtà e finiva per calciare più in fretta. Capii che poteva essere una tecnica utile per mettere pressione agli attaccanti e iniziai a usarla anche in partita. Oggi è diventata una pratica comune tra i portieri”

Lo scandalo scommesse

Nel 1980, vicino al trasferimento ai New York Cosmos rimase coinvolto nello scandalo italiano del calcioscommesse (anche se si è sempre professato innocente): fu prima radiato, poi in appello squalificato per 4 anni. Dopo quindici giorni di carcere e l’amnistia della Federazione per la vittoria del campionato del mondo 1982, fu ingaggiato dall’Elpidiense, con la quale giocò due campionati di serie C2 prima del ritiro avvenuto nel 1984 a quasi 45 anni.

L’infarto a Montecatini

Il 27 maggio 2004 è stato colpito da una grave forma di tachicardia ventricolare dopo aver disputato una corsa di trotto all’ippodromo Sesana a Montecatini, riservata ai giornalisti. Dopo alcuni giorni di coma farmacologico indotto dai medici, si è risvegliato senza complicazioni gravi: “Beh, insomma, non mi sono fatto mancare niente. Batticuori in campo e, soprattutto, fuori. Nel 2004 ho avuto un infarto all’ippodromo. La mia fortuna sono stati i fantini: uno mi ha tirato fuori la lingua, l’altro mi ha fatto il massaggio cardiaco. Così mi sono salvato senza danni permanenti, ma i medici non sapevano come sarebbe finita”.

Autore
Virgilio.it

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