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Che cosa succede nei Balcani dopo la condanna di Thaci. La lettura di Politi

  • Postato il 17 settembre 2026
  • Esteri
  • Di Formiche
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In sintesi

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Che cosa succede nei Balcani dopo la condanna di Thaci. La lettura di Politi

Rabbia, felicitazioni, difficile pacificazione, ma soprattutto tanto caos con Belgrado. L’ex presidente del Kosovo Hashim Thaci sconterà 25 anni di carcere per alcuni crimini di guerra commessi durante la guerra kosovara del 1998-2000. Lo ha deciso il Tribunale dell’Aja, dove ha subito il processo. Alessandro Politi, direttore della Nato Defense College Foundation e docente di geopolitica ragiona con Formiche.net sulle conseguenze di tale pronuncia giudiziaria, sul futuro di aree balcaniche particolarmente sensibili (come Kosovo e Serbia) e su come altri detriti della guerra nell’ex Jugoslavia siano presenti ancora nelle menti e nelle braccia dei cittadini.

Come si inserisce questa condanna all’interno della narrazione sulla guerra nell’ex Jugoslavia?

Questa sentenza ricostituisce una verità che finora era stata apertamente denunciata da alcune testate balcaniche e addirittura da un gruppo teatrale kosovaro che aveva raccontato la deriva di corruzione dei liberatori. Non è soltanto una verità giudiziaria, ma è una constatazione complessiva, ovviamente in primo grado.

Naturalmente i combattenti dell’Uck, che ormai hanno anche la loro età, e una parte della società, parlano di persecuzione politica, ma c’è un’altra parte della società che sa bene come sono andate le cose. Peraltro il giudizio contribuisce a disinnescare la manipolazione del vittimismo politico serbo, molto visibile con i funerali di Mladic. Non è un caso che Vucic abbia voluto dimostrare solidarietà ai condannati, sperando di amalgamare cose ben diverse. Vedere che ci sono dei comandanti Uck condannati per crimini contro i loro concittadini permette, sia pure in modo incompleto, di rispondere che c’è una giustizia per tutti, magari imperfetta, ma c’è. L’ultima cosa che questa sentenza ha fatto è togliere, per un periodo sufficientemente lungo, dal gioco politico questi capi politici, favorendo si spera per le nuove leve un approccio diverso. Per cui una fase si è già chiusa e adesso si chiude di più, nonostante le reazioni contrarie alla sentenza dei grandi partiti kossovari al governo e all’opposizione.

Con quale costo?

Il deterioramento dei rapporti tra Pristina e Belgrado. Questo è un danno netto, perché in realtà c’erano delle capacità di intesa tra la vecchia dirigenza del Kdp e la dirigenza ancora inamovibile a Belgrado che permettevano un dialogo diciamo più fluido. Quanto poi questo dialogo riuscisse veramente a muovere i dossier di fondo è un’altra cosa. La normalizzazione c’è stata su una serie di aspetti ma non è mai riuscita a tramutarsi in normalizzazione politica, come tutti speravamo. Ha prodotto semplicemente delle stabili garanzie che continuano a essere più o meno stabili. E per ora a Belgrado c’è sempre la stessa persona, mentre a Pristina c’è stato un cambio, anche se le dinamiche sono rimaste le stesse.

Alla luce della manifestazione di ieri a Pristina, esiste il rischio che il Kosovo diventi un nuovo fronte critico nei Balcani, allontanandosi dall’Ue?

Questa è chiaramente una domanda seria che secondo me avrà delle risposte piuttosto rapide, perché non bisogna aspettare tantissimo per vedere cosa succede. Alla fine ho l’impressione che i giovani si sono stufati delle vecchie storie: vogliono fatti concreti, vogliono un Paese che funzioni, vogliono un Paese in crescita, non vogliono emigrare. Al momento queste condizioni non ci sono, e le narrative politicamente corrette non servono per uscire dalla stagnazione. Ce ne saranno alcuni che lo faranno, beninteso. Poi è chiaro che se si vuole creare l’incidente, ci vuole poco.

Autore
Formiche

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