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Che cantanti, quei lemuri

  • Postato il 22 ottobre 2026
  • Di Focus.it
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  • 5 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Che cantanti, quei lemuri
Nella foresta di Maromizaha, in Madagascar, si può assistere a veri concerti. A esibirsi sono gruppi di indri, i più grandi tra i lemuri che abitano le foreste della grande isola africana: si nutrono solo di foglie, vivono in gruppi famigliari formati da una coppia e dai loro figli e sono noti per i loro canti (ascoltateli qui sotto) che risuonano tra gli alberi. Ora si è visto che, per farsi sentire meglio nella foresta, impiegano una tecnica simile a quella usata dai cantanti lirici: alla ricerca abbiamo dedicato un approfondimento su Focus n° 409. «Per amplificare il canto, aprono di più la bocca», spiega Filippo Carugati, ricercatore dell'Università di Torino, che ha condotto lo studio con Chiara De Gregorio della University of Warwick (Uk) e altri colleghi, e che in questa intervista ci racconta la particolarità del canto degli indri. Il canto degli indri è unico, almeno tra i lemuri... «Sì, l'indri è il più grande di tutti i lemuri e l'unico cantante tra le oltre 100 specie di questa famiglia di primati del Madagascar. Il suo canto è una vocalizzazione complessa, corale, a cui prendono parte tutti i membri del gruppo. Non cantano contemporaneamente, ma di solito in duetti maschio-femmina. Per esempio parte la coppia dominante, maschio e femmina, poi magari la femmina si ferma ed entra una figlia che quindi duetta con il maschio, poi si ferma il maschio e la figlia duetta con un figlio e così via. Ci sono momenti in cui cantano contemporaneamente anche tre esemplari. All'inizio gli indri fanno una parte introduttiva che si chiama roar che serve un po' ad attivarsi tutti e dire "Ok ragazzi, stiamo per cantare". Poi parte il vero nucleo del canto, con frasi discendenti in frequenza». Qual è la funzione di questo canto? «La principale è segnalare l'occupazione del territorio. E il canto è contagioso: stimola la risposta nel gruppo vicino, che dice sempre attraverso il canto "Noi invece stiamo occupando questo territorio". E quindi, come una ola in uno stadio, il canto viaggia all'interno della foresta e si diffonde. Poi ci sono altre due tipologie di canto più specifiche. La prima è un canto territoriale più lungo, più aggressivo, più duraturo, che avviene però quando individui di gruppi diversi si incontrano sul limite dei territori e parte una battaglia vocale di difesa attiva del territorio. Che infatti a volte sfocia in aggressione fisica tra i due gruppi. La seconda è un canto molto breve, emesso quando un esemplare nella foresta si stacca molto dal gruppo e si perde. Fa partire quello che è noto come canto di coesione, a cui gli altri esemplari rispondono; lui capisce dov'è la loro posizione e si ricongiunge con essi». Tra i primati, i cantanti sono molti... «Per gli indri e per altri non si parla di semplice vocalizzazione, ma di un vero canto: forte come volume e organizzato in una struttura con elementi diversi, generalmente definiti come "note", che nel caso di indri formano vere e proprie frasi con note modulate con un timbro sempre più basso. Il canto si trova solo in quattro gruppi di primati. Tra i lemuri, ci sono solo gli indri. Altri noti cantanti sono i tarsi: si è scoperto persino che alcuni di questi piccoli primati emettono canti in ultrasuoni. Cantano molti titi, o callicebi, scimmie del Sud America. E poi ci sono i gibboni, grandi cantanti. Questi quattro gruppi sono filogeneticamente distanti, segno che il canto si è evoluto indipendentemente almeno quattro volte nei primati, senza contare noi umani. Quindi sono emerse più volte strutture protomusicali». Il canto degli indri deve essere forte, per farsi sentire nelle foreste del Madagascar. «Esattamente, perché il suono si disperde molto diversamente in una foresta così fitta, con alberi altissimi e con un andamento collinare. Tutti questi primati cantanti vivono in dense foreste tropicali, non a caso. L'habitat è sicuramente importante nello sviluppo di abilità per far navigare il suono lontano. E gli indri hanno un canto molto "potente": quando li ascolti stando proprio sotto l'albero su cui si trovano, il suono è davvero fortissimo». Per il nuovo studio li avete filmati e registrati nella foresta di Maromizaha. «Sì, lì l'Università di Torino ha un centro di ricerca e di conservazione dove si studiano diverse specie di lemuri e soprattutto gli indri, dal punto di vista vocale. In questo studio abbiamo integrato l'audio con il dato visivo: nel mio dottorato ho sviluppato una metodologia basata sull'intelligenza artificiale per stimare la posizione di una serie di punti sul muso degli indri direttamente sui video. In questo caso ci serviva mappare l'apertura della bocca. Poi abbiamo accoppiato il suono all'apertura della bocca. E abbiamo dimostrato che c'è un'associazione molto stretta tra l'apertura della bocca e la frequenza emessa». E questo come cambia il loro canto? «Come per noi umani, il suono viene generato dalla vibrazione delle corde vocali, che dà la frequenza fondamentale. Tuttavia si modifica attraversando il condotto vocale, perché si formano le frequenze di risonanza, chiamate formanti. In pratica, noi udiamo soprattutto le formanti, quindi componenti spettrali diverse da quelle che sono state generate dalla vibrazione delle corde vocali. E modificando la forma del condotto – è ciò che accade per esempio aprendo la bocca – si possono "accoppiare" la frequenza fondamentale e le formanti in modo che il suono diventi più chiaro e intenso. È ciò che fanno i cantanti lirici e che abbiamo rilevato anche negli indri. Buona parte del canto viene modulato proprio dall'apertura e dalla forma della bocca, riuscendo a emettere un suono più forte. Quindi quello che abbiamo visto è che questa tecnica utilizzata dai soprani è già tendenzialmente presente in un lemure che si è separato 74 milioni di anni fa dalla nostra specie, evolvendosi nel mondo isolato del Madagascar». E per gli indri, come per i cantanti lirici, farsi sentire è importante. «Certo. I cantanti d'opera dovevano farsi sentire in tutto il teatro, prima dell'arrivo dei microfoni, gli indri devono farsi sentire a grande distanza nella foresta. E questo suono è efficiente nel gestire i territori di questi primati, che sono perfettamente delineati». .
Autore
Focus.it

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