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Ceuta, ecco le vere ragioni dello scontro tra Spagna e Marocco. L’analisi di Caruso

  • Postato il 31 luglio 2026
  • Esteri
  • Di Formiche
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Ceuta, ecco le vere ragioni dello scontro tra Spagna e Marocco. L’analisi di Caruso

Per comprendere la crisi attuale è utile ripercorrere quanto accaduto nel maggio 2021, quando circa 8-10 mila migranti entrarono a Ceuta in meno di 72 ore dopo che le autorità marocchine allentarono deliberatamente i controlli di frontiera. L’episodio fu una ritorsione esplicita: poche settimane prima la Spagna aveva accolto in un ospedale di Logroño, per ragioni umanitarie, Brahim Ghali, storico leader del Fronte Polisario, il movimento indipendentista del Sahara Occidentale considerato ostile da Rabat. Il Marocco rispose ritirando la propria ambasciatrice da Madrid e allentando i controlli alla frontiera, in un uso esplicito della leva migratoria come strumento di pressione diplomatica.

Le motivazioni odierne: un quadro più sfumato

L’attuale ondata migratoria è esplosa pochi giorni dopo la visita ufficiale di Sánchez ad Algeri, il 20 luglio, durante la quale Spagna e Algeria hanno annunciato una nuova fase delle relazioni bilaterali, la riattivazione di un trattato di amicizia e un incremento delle importazioni di gas naturale attraverso il gasdotto Medgaz. Algeria e Marocco sono storicamente rivali proprio sul dossier del Sahara Occidentale, e diversi osservatori e media internazionali hanno ipotizzato che il Marocco possa aver voluto inviare un segnale politico a Madrid, replicando lo schema del 2021: alcune fonti sul campo, come il quotidiano locale El Faro de Ceuta, riferiscono di aver osservato militari marocchini incoraggiare passivamente gli attraversamenti.

Il quadro, tuttavia, è meno netto rispetto a quattro anni fa. Gli arrivi a Ceuta risultano in aumento strutturale già dall’inizio del 2026, ben prima della visita ad Algeri: alcuni dati indicano un incremento del 200% rispetto allo stesso periodo del 2025, con la rotta marittima diventata progressivamente la più utilizzata a partire da marzo. Sia il governo spagnolo sia quello marocchino hanno respinto ogni collegamento con il riavvicinamento a Algeri, parlando di partnership strategica intatta tra Rabat e Madrid. Va peraltro considerato che nessuno dei due governi avrebbe comunque interesse ad ammettere un utilizzo politico dei flussi migratori, il che rende la questione difficile da dirimere sulla sola base delle dichiarazioni ufficiali.

L’ipotesi della sentenza della Corte Suprema

Tra le possibili concause individuate dagli osservatori figura anche una recente sentenza della Corte Suprema spagnola, secondo cui i migranti intercettati mentre tentano di raggiungere Ceuta o Melilla via mare non possono essere respinti immediatamente (i cosiddetti “rimpatri a caldo”), ma restano a carico delle autorità spagnole per una valutazione individuale. Questo avrebbe potuto rappresentare un incentivo aggiuntivo a tentare la traversata a nuoto.

Le interviste condotte dalla polizia spagnola ai migranti giunti nei giorni scorsi, tuttavia, non confermano questa come motivazione principale della scelta di attraversare il confine in questo momento. Lo stesso governo spagnolo ha inoltre chiarito, nella disputa con l’Italia, che la sentenza non si applica automaticamente a chi è entrato dal Marocco nelle ultime settimane, avendo raggiunto un accordo con Rabat per velocizzarne i rimpatri.

Lo scontro diplomatico con l’Italia

La crisi ha avuto ripercussioni immediate anche sui rapporti tra Roma e Madrid. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che l’Italia “non resterà a guardare” e si è detta pronta a valutare, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. Sulla stessa linea si è espresso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha collegato la crisi di Ceuta al processo di regolarizzazione straordinaria di immigrati varato dal governo spagnolo (oltre 500 mila persone), definendolo un incentivo al traffico di esseri umani.

La replica di Madrid non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito, in un messaggio pubblicato su X, le parole di Tajani “improprie per un ministro degli Esteri di un paese partner e amico, dal quale ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partigiana”, annunciando la convocazione dell’ambasciatore italiano a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi. Il governo spagnolo ha inoltre respinto il nesso tracciato da Tajani tra la crisi di Ceuta e la regolarizzazione, sottolineando che chi è entrato negli ultimi giorni non potrebbe comunque beneficiarne, poiché la procedura richiede la prova di residenza in Spagna già a partire dal primo gennaio.

L’episodio segna uno dei momenti di maggiore tensione diplomatica tra i due paesi degli ultimi anni, e si inserisce in un contesto più ampio di reazioni internazionali alla crisi di Ceuta, con posizioni critiche verso il governo spagnolo giunte anche dagli Stati Uniti e con la Commissione europea che, pur definendo il Marocco un “partner chiave e affidabile”, ha offerto il rafforzamento di Frontex a sostegno della Spagna.

Una crisi locale, una questione europea

Al di là delle sue cause specifiche e dello scontro diplomatico che ne è derivato, l’ennesima crisi tra Spagna e Marocco dimostra ancora una volta la centralità, per l’intera Europa, del fianco sud e dell’area mediterranea. Una vicenda che nasce come questione bilaterale, legata a un confine di poche decine di chilometri quadrati, finisce per produrre conseguenze che si propagano rapidamente all’intero continente: tensioni tra Stati membri, richieste di sospensione di Schengen, reazioni internazionali e pressioni sulle istituzioni comunitarie. È un promemoria che a Bruxelles dovrebbero tenere bene a mente: la stabilità dell’Europa non si gioca soltanto sui confini orientali, ma anche, e sempre più spesso, su quelli meridionali.

Autore
Formiche

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