Certificati anti-Cpr, la senatrice Cucchi contro la Procura di Ravenna: “Acquisite mie conversazioni contro la Costituzione”
- Postato il 19 settembre 2026
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Caro Pubblico ministero di Ravenna che sta indagando sui medici nei Cpr, lei ha compiuto un atto che va contro l’articolo 68 della Costituzione, e lo ha fatto consapevolmente. Ha acquisito le mie conversazioni telefoniche con il dottor Nicola Cocco”. A denunciare il fatto è la senatrice Ilaria Cucchi, riferendosi all’infettivologo indagato per associazione per delinquere nell’inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti falsi certificati per evitare il trasferimento dei migranti nei Cpr. Le conversazioni cui fa riferimento sono chat WhatsApp contenute nei dispositivi elettronici di Cocco, sequestrati durante la perquisizione. Cucchi cita l’articolo 68 della Carta, che richiede l’autorizzazione della Camera di appartenenza per sottoporre a sequestro la corrispondenza di un parlamentare. La Consulta ha inoltre stabilito che la tutela si estende alle comunicazioni riservate già ricevute e conservate nella memoria del dispositivo del destinatario. “Non ho niente da nascondere, ma la percepisco come un’intimidazione”, scrive Cucchi, assicurando che continuerà a lavorare contro i Cpr, che definisce “realtà inutili e disumane”.
Proprio ieri Cocco aveva rilanciato la sua difesa, respingendo l’ipotesi di una rete organizzata per produrre certificati falsi. “Non abbiamo fatto partire un’associazione che istigava i medici a fare dei certificati falsi”, ha detto a Milano. L’infettivologo ha rivendicato invece una campagna pubblica sulla “patogenicità” dei Cpr, costruita anche attraverso bozze di documenti con pareri di bioeticisti e professori di filosofia del diritto, richiami al Codice deontologico e alla legge sul consenso informato. Cocco, che sostiene di non avere mai firmato né visto i certificati contestati, ha ribadito che l’iniziativa aveva finalità sanitarie, etiche e deontologiche.
Una posizione rilanciata anche dai legali di alcuni degli indagati. In una nota sostengono che “non ci sono falsi nei certificati di inidoneità emessi dai medici infettivologi ma giudizi di valore” e che “non c’è, sullo sfondo, un’associazione criminale ma condivisione dell’alta dignità e responsabilità del ruolo del medico di fronte alla fragilità”. Intanto le dichiarazioni di Cocco hanno provocato la reazione della Lega. Il medico aveva affermato: “Certificherei che nessuno è idoneo al Cpr”. Parole definite dal partito “gravissime”: “La Lega è pronta a presentare denuncia”, si legge in una nota.
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