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Centrodestra diviso e gli strascichi del flop di Capitale della Cultura: Agrigento al voto con 4 candidati sindaco e lotte intestine

  • Postato il 19 maggio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Centrodestra diviso e gli strascichi del flop di Capitale della Cultura: Agrigento al voto con 4 candidati sindaco e lotte intestine

Tra incontri, annunci e smentite il centrodestra non ha trovato la quadra e così corre con due diversi candidati sindaco alle elezioni comunali di Agrigento. È stato impossibile raggiungere un accordo su un nome unitario. Più difficile di rintracciare i tombini con il metal detector, come sono stati costretti a fare, lo scorso anno, gli operai per rimediare al danno causato dall’asfalto steso in fretta e in furia sulle strade agrigentine per accogliere il presidente Sergio Mattarella in occasione dell’inaugurazione di Agrigento Capitale della Cultura 2025. Il flop della prima Capitale del governo di Giorgia Meloni – tra gaffe, continui intoppi organizzativi e bocciatura della Corte dei conti sull’utilizzo dei circa sei milioni di euro di fondi – fa inevitabilmente da sfondo a questa tornata elettorale. Così domenica 25 e lunedì 26 maggio, i due candidati del centrodestra se la vedranno con uno del campo progressista e un civico.

L’attuale sindaco Francesco Miccichè è stato sempre restio ad ammettere il fallimento dell’evento che avrebbe dovuto rilanciare la città, ridimensionando le critiche come “cattiverie” e invitando i cittadini “a lavare i panni sporchi in casa”. Strategia poco riuscita. È lui, infatti, l’agnello sacrificale del fiasco Capitale della Cultura: per Miccichè niente ricandidatura. I suoi sponsor politici, dopo lunghe meditazioni, hanno puntato tutto – al fotofinish – sull’avvocato Dino Alonge. Dietro di lui c’è il tridente che ha sostenuto la sindacatura di Miccichè: Popolari e autonomisti del deputato regionale ed ex assessore alla Regione Roberto di Mauro, Fratelli d’Italia guidato dal parlamentare nazionale Lillo Pisano e Forza Italia con il deputato regionale Riccardo Gallo (oltre all’Udc e una lista civica degli azzurri). Per due di questi big locali, però, la campagna elettorale non è vissuta con estrema serenità: Di Mauro (deus ex machina politico del sindaco uscente) è indagato nell’inchiesta della Procura di Agrigento su un giro di tangenti nelle pubbliche forniture, compresi i lavori per la nuova rete idrica della città. Pisano, amico di lunga data di Giorgia Meloni, è invece sotto inchiesta per truffa e peculato. Un’indagine – sull’uso di fondi regionali e comunali destinati a eventi culturali – emersa a fine marzo, poche settimane dopo il rientro del parlamentare in Fdi: il partito di Meloni, infatti, lo aveva sospeso alla vigilia del voto delle Politiche per alcuni suoi vecchi post sui social in cui definiva Adolf Hitler “un grande statista”, pioggia di polemiche che lo stesso Pisano ha provato poco dopo a minimizzare. In questo contesto il candidato Alonge affronta la sua campagna elettorale potendo contare sul rilevante peso elettorale dei suoi sponsor politici, ma dovendo fare i conti con la loro ingombrante presenza, i rischi connessi con l’immagine di una candidatura in continuità con la vecchia amministrazione e l’incubo del voto disgiunto.

Chi invece cerca di sfruttare il boomerang Capitale della Cultura è il più giovane dei candidati: l’ex deputato nazionale, eletto con il Movimento 5 stelle, Michele Sodano che prova così a conquistare un feudo del centrodestra. Su di lui si è riunito il fronte progressista con il Pd che ha rispolverato il simbolo tenuto chiuso nel cassetto alle ultime comunali e la Casa riformista dei renziani. Non ci sarà invece la lista del M5s: da Roma è arrivato il no all’utilizzo del simbolo nella scheda elettorale, provocando scene di panico tra i candidati al consiglio comunale che avevano già preparato i facsimile con il logo del Movimento. Sodano, infatti, è stato espulso nel 2021 dal M5s per non aver detto “sì” al governo Draghi e dopo non ha lesinato critiche al leader Giuseppe Conte. Il simbolo del Movimento 5 stelle però compare nel suo programma elettorale e i candidati M5s hanno trovato posto in altre liste a suo sostegno. L’ex parlamentare è oggi espressione del movimento fondato dal deputato regionale ed ex Iena Ismaele La Vardera. Quest’ultimo è molto presente in questa campagna elettorale trattandosi del primo vero banco di prova del suo partito denominato ControCorrente.

La competizione elettorale in una città dove di corrente non c’è neppure l’acqua – con i cittadini ormai rassegnati ai lunghi turni di distribuzione idrica con lo spettro, come ogni anno, della siccità in estate – richiama anche l’attenzione di esponenti politici di altre parti della Sicilia. È il caso del sindaco di Taormina Cateno De Luca. In campo per fare da contraltare al figliol prodigo La Vardera, che proprio grazie al suo partito Sud chiama Nord ha ottenuto l’elezione all’Assemblea regionale siciliana, prima del divorzio e della creazione del suo nuovo movimento. De Luca è vicesindaco designato dell’altro candidato del centrodestra, l’ex finiano oggi leghista, Luigi Gentile. Per sostenerlo “Scateno” ha presentato anche una lista, in tandem con Noi Moderati, che però – nonostante le forze doppie – è l’unica (oltre a una civica) a non avere espresso il numero massimo di aspiranti consiglieri (24). E, nei suoi comizi, non risparmia attacchi “all’altro” centrodestra. Gentile – ex deputato regionale e già assessore in Sicilia alle Infrastrutture, Lavori pubblici e alla Formazione – è sostenuto anche dalla Lega e dalla Democrazia cristiana. Dc che in questa tornata elettorale è orfana del suo fondatore, l’ex governatore Totò Cuffaro finito a dicembre ai domiciliari per corruzione. Dopo avere scontato 4 anni e 11 mesi nel carcere di Rebibbia per una condanna a 7 anni per favoreggiamento alla mafia, Totò Vasa Vasa ha chiesto e ottenuto di patteggiare tre anni (ma senza carcere) nell’ambito della nuova inchiesta su appalti e nomine nella sanità. Da venerdì è tornato in libertà ma non potrà frequentare soggetti che rivestono cariche politiche, come previsto nelle prescrizioni accessorie della sentenza di patteggiamento. La sua assenza in campagna elettorale potrebbe avere delle conseguenze per un partito che in città ha già registrato una diaspora dal gruppo consiliare. Per far sentire meno la lontananza del fondatore, a presentare la lista in Comune era comunque andato il genero: quel Marco Zambuto già sindaco della Città dei Templi eletto nel 2007 con il motto “il coraggio di cambiare” (e, in effetti, di partiti ne ha cambiati tanti).

Chiude il poker di candidati l’unico civico che sta basando la sua campagna proprio contestando la presenza dei partiti dietro gli altri candidati. È Giuseppe Di Rosa, ex vicepresidente del Consiglio comunale, ex coordinatore provinciale di “Noi con Salvini” e già candidato sindaco (senza successo) nel 2015. In passato aveva annunciato il ritiro dalla politica, salvo poi ripensarci (Renzi docet) e oggi è nuovamente in corsa con il sostegno di due liste. Da sponsor dell’allora candidato Francesco Miccichè, è diventato poco dopo uno dei principali contestatori. Di Rosa è stato anche protagonista di una scena molto teatrale in questa competizione elettorale. È accaduto proprio sul palco del Pirandello quando, durante un confronto pubblico, ha distribuito dei contenitori per le urine sfidando gli altri candidati a sottoporsi al test antidroga. Non è mancato, però, il colpo di scena con due di loro (Sodano e Alonge) che – giocando d’anticipo – hanno tirato fuori dalle tasche le buste con gli esiti negativi delle analisi già effettuate.

Così, con 327 candidati in corsa per i 24 posti da consigliere comunale e con quattro personaggi in cerca di fascia tricolore, saranno gli elettori agrigentini tra pochi giorni a provare a mettere ordine al Caos. Lo stesso nome della zona dove sorge la casa natale del premio Nobel agrigentino Luigi Pirandello: quella “contrata Caos” comparsa sui cartelli stradali sgrammaticati alla vigilia dell’anno di Capitale della Cultura, insieme alla dicitura “Valle di Templi”. Il primo di una lunga serie di scivoloni che la non più Capitale ha adesso voglia di dimenticare.

(Nella foto i candidati, da sinistra: Dino Alonge, Giuseppe Di Rosa, Luigi Gentile e Michele Sodano)

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Il Fatto Quotidiano

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