“Centri di rimpatrio esterni sul modello Albania”: l’Italia insiste con l’Ue dopo il caso Ceuta
- Postato il 2 agosto 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Espandere il “modello Albania” a livello europeo, esternalizzando i centri di rimpatrio al di fuori dei confini dell’Unione Europea, concentrandoli in Africa, e finanziare la loro costruzione con fondi comunitari. Il governo Meloni proverà a far passare la propria linea nel Consiglio europeo, convocato per martedì dopo il caso Ceuta e una lettera proposta dall’Italia e firmata da 21 Paesi, sulla gestione dei rimpatri dei migranti irregolari spingendo sull’applicazione del regolamento Ue sui ‘Return hub’.
La richiesta era di fatto già stata avanzata, lo scorso giugno, a margine dello scorso Consiglio europeo – proprio da Giorgia Meloni, dalla premier danese Mette Frederiksen e dall’olandese Rob Jetten– e la Commissione si sarebbe impegnata a dare riposte entro dicembre. Ora si tornerà alla carica, come anticipato da alcuni quotidiani e confermato da fonti di governo.
La mossa chiede di accelerare e prevede già una lista preliminare di Paesi che potrebbero essere coinvolti, tra i quali Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. Ma non si tratta dell’unica richiesta che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi porterà alla videocall: l’Italia vorrebbe anche una attuazione stringente del programma “Gsp+”, approvato quest’anno e in vigore dal primo gennaio del 2027.
Si tratta di un sistema che lega i vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente nell’Ue. Insomma, un incentivo a collaborare così da accelerare l’eventuale avanzamento della prima idea, un pilastro – finora dispendioso e fallimentare – della politica attuata da Giorgia Meloni e il suo esecutivo in tema di gestione dei migranti. I centri in Albania, localizzati a Shëngjin e Gjadër, hanno avuto un costo iniziale oltre i 140 milioni di euro (la spesa totale prevista è intorno ai 650 milioni) e finora i flussi sono stati infinitesimali rispetto alle stime iniziali del governo che prevedevano fino a 36.000 ingressi all’anno.
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