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Cavallo di Troia: perché nell'Iliade non c'è?

  • Postato il 24 luglio 2026
  • Di Focus.it
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  • 2 min di lettura
In sintesi

Un'affascinante indagine sulla celebre leggenda del cavallo di Troia, il cui enigma risiede nella sua assenza dal poema omerico dell'Iliade. Gli studiosi dibattono ancora sulla vera natura di questo simbolo: un'offerta votiva per assicurare un viaggio salvo, una sofisticata arma bellica o forse l'interpretazione mitologica di un catastrofico evento sismico. La storia completa emerge dalla Piccola Iliade, un'opera oggi perduta che ha conservato questo affascinante dettaglio della guerra troiana.

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Cavallo di Troia: perché nell'Iliade non c'è?
Il cavallo di Troia è l'oggetto più famoso della mitologia greca, eppure nell'Iliade non c'è. Il celebre stratagemma del cavallo di legno, dentro il quale si nascosero i guerrieri achei per varcare le mura di Troia, non è narrato nel poema della guerra: l'aneddoto è tramandato dall'Iliou persis, un altro poema greco attribuito a un certo Arctino, di cui resta soltanto un riassunto. L'Odissea lo cita a posteriori, quando un cantore lo rievoca davanti a Ulisse.. Macchina da guerra o terremoto? Ma che cosa fu davvero il cavallo? Le teorie degli studiosi sono parecchie. Per alcuni altro non era che una specie di macchina da guerra d'assedio, anche se questo è tutto da dimostrare; esistono comunque evidenze che grandi macchine d'assedio fossero già in uso in Anatolia fin dal XIX secolo a.C.. Una teoria interessante lo interpreta come simulacro di Poseidone, dio del mare ma anche dei terremoti: fu forse un sisma, verso il 1260 a.C., a danneggiare le mura della città che gli archeologi chiamano Troia VIh, permettendone il saccheggio. Il "dono" del dio che scuote la terra sarebbe così il ricordo mitizzato di una catastrofe naturale.. Per altri il cavallo potrebbe essere solo un simbolo scolpito su una porta della città, lasciata aperta da un infiltrato acheo (il troiano Antenore, secondo alcune versioni), oppure un'enorme offerta a qualche divinità, abbandonata sulla spiaggia dagli Achei per propiziare il ritorno in patria dopo la vittoria.. Cosa dice oggi l'archeologia Benché molte di queste ipotesi siano plausibili, non si può escludere del tutto che un concreto oggetto di inganno sia stato veramente costruito: magari non un gigante di legno con guerrieri nascosti all'interno, ma una statua vuota portata in città come trofeo alla fine dell'assedio e usata come diversivo per permettere a uno o più "agenti" di aprire le porte agli Achei.. Una risposta definitiva a oggi non c'è. Ma la continua e meticolosa ricerca archeologica mostra un quadro sempre più chiaro, benché non definitivo, della Storia dietro al mito..
Autore
Focus.it

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