Caso “Bergamini”, una frase shock alla base delle accuse contro Roberto Internò
- Postato il 30 settembre 2026
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Caso “Bergamini”, una frase shock alla base delle accuse contro Roberto Internò
Caso “Bergamini”, una frase shock alla base delle accuse contro Roberto Internò. Le intercettazioni che “inchiodano” il cugino della ex.
CASTROVILLARI – «Bergamini dovrebbe farti a pezzi come hai fatto con lui». È questa la frase chiave che, secondo la Corte d’Assise di Cosenza, rappresenta un forte indizio della (ad oggi presunta) colpevolezza di Roberto Internò nell’omicidio di Denis Bergamini. A pronunciarla è la moglie Michelina, in uno dei tanti alterchi tra i due captati dagli investigatori: in un primo momento, il perito Zengaro la trascrisse «come hanno fatto con lui» ma, da un ascolto più attento effettuato dai giudici – è scritto nella sentenza di condanna a 16 anni nei confronti dell’ex fidanzata del calciatore, Isabella Internò – non ci sono dubbi.
La donna, rivolgendosi al marito Roberto, avrebbe detto proprio così. Proprio nei giorni scorsi, l’uomo, 65 anni, cugino di Isabella, è stato raggiunto da un avviso di conclusione delle indagini preliminari per concorso nell’omicidio che gli è stato notificato dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, all’esito di una lunga indagine durata ben quattro anni.
LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO DI BERGAMINI E IL PRESUNTO RUOLO DI ROBERTO INTERNÒ
Isabella, in veste di “adescatrice”, avrebbe attirato l’ex in una trappola, ottenendo un incontro con lui e riuscendo nell’ardua impresa di prelevarlo dal ritiro, mentre si trovava al Cinema Garden insieme ai compagni di squadra, cosa che Bergamini, ligio al dovere com’era, secondo quanti lo conoscevano, mai avrebbe mai fatto di sua volontà. Con l’aiuto del padre Franco e del cugino Roberto, ritenuti gli esecutori materiali del delitto, la sera del 18 novembre 1989 Bergamini sarebbe stato quindi prima narcotizzato, soffocato con un mezzo “soft” e poi adagiato sull’asfalto già privo di vita, per essere successivamente gettato sull’asfalto della Ss 106 e investito in parte da un camion in transito.
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Certamente, è il ragionamento della Procura, Isabella non avrebbe potuto “fisicamente” compiere queste azioni da sola, ma aveva bisogno di qualcuno per portare a termine il suo proposito omicidiario, per vendicarsi di colui che ne aveva offeso l’onore, non volendola sposare e non volendo tornare con lei. È così che la Procura di Castrovillari ricompone i tasselli di una storia rimasta un giallo per ben 37 anni.
LE REAZIONI DEI LEGALI E LE PROSPETTIVE GIUDIZIARIE
Per l’avvocato della famiglia Bergamini, Fabio Anselmo, quello notificato a Internò – quasi certamente prodromico della richiesta di rinvio a giudizio – è «un atto forte, un atto molto importante perché pare che questi anni di indagine, da quello che apprendiamo, abbiano aperto un focus sulle due persone che accompagnarono Isabella Internò la sera dell’omicidio. Quando avremo tutte le carte – ha aggiunto ancora il legale, raggiunto al telefono dal Quotidiano del Sud – ci faremo senz’altro un’idea più precisa».
In attesa di acquisire l’intera documentazione, l’avvocato di Roberto Internò, Filippo Cinnante, preferisce non commentare l’ultima novità investigativa. L’avvocato Cataldo Intrieri, invece, in rappresentanza di Isabella Internò, dichiara di non essere sorpreso dal risvolto dell’inchiesta e, in una nota diffusa alla stampa, parla della «solita seduta spiritica organizzata dalla Procura di Castrovillari alla caccia dei fantasmi di Roseto Capo Spulico. Una saga dell’orrore giudiziario: speriamo che a novembre (quando la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro emetterà la sentenza su Isabella Internò, ndr) si ritorni al reale», ha concluso.
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