Caro carburanti, da domani giù lo sconto sulle accise. Eni annuncia un tetto ai prezzi: per un mese gasolio a 2,19 euro/litro e benzina a 1,99 euro/litro
- Postato il 25 settembre 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Eni annuncia un tetto ai prezzi dei carburanti: dal 28 settembre, per un mese, il diesel verrà venduto a non più di 2,19 euro al litro e la benzina a 1,99. Secondo i dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit aggiornati a venerdì, il gasolio in modalità self service costa ora in media 2,338 euro al litro sulla rete stradale, mentre in autostrada la media è salita a 2,421 euro contro i 2,419 del giorno precedente. Per la benzina i prezzi sono rispettivamente di 2,154 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,247 in autostrada. Il price cap durerà 30 giorni, “con possibilità di estensione fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti”. E arriva non a caso il giorno prima del dimezzamento dello sconto su accise e Iva sul diesel deciso dal governo Meloni con il decreto del 16 settembre: lo sgravio, già sceso a 12,2 centesimi al litro Iva compresa, calerà a 6,1 centesimi fino al 5 ottobre. Facile immaginare che la partecipata del Mef abbia concordato con il governo quello che viene definito “contributo di solidarietà al Paese, ai consumatori e alla propria clientela” al posto dell’ipotetica tassazione degli extraprofitti energetici caldeggiata a più riprese dalla Lega e sostenuta da Giancarlo Giorgetti, convinto però che debba essere introdotta in maniera coordinata a livello Ue.
Secondo i calcoli dell’Unione nazionale consumatori, prima dell’annuncio di Eni il gasolio con lo sconto dimezzato sarebbe salito a 2,399 euro al litro sulla rete stradale e a 2,482 euro in autostrada.
Il governo convoca le raffinerie
“La contrazione dell’offerta di prodotti raffinati sul mercato internazionale che deriva dalle crisi geopolitiche in corso, associata alla carenza di capacità di raffinazione a livello europeo (quasi 30 raffinerie chiuse negli ultimi 15 anni), ha portato i prezzi dei carburanti a livelli estremamente onerosi per le famiglie e le aziende italiane”, ricorda il Cane a sei zampe nel suo comunicato. L’aumento dei prezzi di benzina, gasolio e cherosene non dipende infatti soltanto dal rialzo del greggio legato alla guerra in Iran, ma anche dalla riduzione dell’offerta globale di prodotti raffinati. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha tagliato fuori dal mercato parte degli impianti del Golfo, mentre i bombardamenti ucraini sulle raffinerie russe hanno ridotto la produzione. Il problema riguarda l’intera Europa, che ha chiuso negli ultimi anni una trentina di impianti e oggi dipende dalle importazioni di carburanti raffinati.
Per verificare la situazione italiana, i ministeri delle Imprese e della Sicurezza energetica hanno convocato per giovedì 8 ottobre le principali società di raffinazione che operano nel Paese: Sonatrach, Socar-Ip, Iplom, Kpi, Alma Petroli, Ludoil/Isab, Eni, Saras e Innovhub. Obiettivo, capire se esistano margini per aumentare la produzione. Le raffinerie italiane, stando ai dati dell’Unem, l’associazione delle imprese petrolifere, risultano attualmente utilizzate per circa il 77% della capacità. Nel Paese sono attivi dieci impianti, a cui si aggiungono due bioraffinerie, a Marghera e Gela, e una raffineria in conversione al bio, a Livorno. Nel 2025 la produzione nazionale di prodotti raffinati è stata pari a 63,7 milioni di tonnellate, superiore al fabbisogno nazionale. Ma buona parte viene venduta all’estero.
L’allarme di Federpetroli
Sul fronte dell’offerta pesa anche l’incertezza sulle possibili restrizioni alle esportazioni statunitensi. Nelle ultime settimane il presidente Usa Donald Trump ha più volte sottolineato con preoccupazione l’aumento dei prezzi del diesel e, ha scritto Politico poi smentito dalla Casa Bianca, potrebbe vietare per 90 giorni le esportazioni dagli Usa in vista delle elezioni di Midterm. Un’ipotesi alla quale la Commissione Ue ha reagito “con preoccupazione”. “Se veramente il presidente Donald Trump ha intenzione di bloccare l’export di diesel dagli Usa potremmo assistere a una crisi energetica dell’Europa che penso non si sia mai vista negli ultimi 30 anni”, avverte Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, interpellato da LaPresse. “Potremmo avere problemi di prodotto e di prezzo, considerando una previsione di oltre 120/140 dollari a barile per il greggio di riferimento europeo”, aggiunge. Marsiglia riferisce che anche diverse banche d’affari hanno stimato valori superiori ai normali aumenti di mercato, con possibili conseguenze soprattutto per gli investimenti nel settore Oil & Gas.
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