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Carceri, in Liguria il tasso di sovraffollamento è superiore al 125%

  • Postato il 14 maggio 2026
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  • Di Genova24
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Carceri, in Liguria il tasso di sovraffollamento è superiore al 125%

Genova. Sovraffollamento strutturale delle carceri, aumento dei giovani adulti detenuti, carenza di lavoro e difficoltà di accesso alle misure alternative. È questo il quadro che emerge dalla relazione 2025 del garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Doriano Saracino.

La relazione fotografa la situazione del sistema penitenziario ligure e degli altri ambiti di restrizione della libertà. Al 31 dicembre 2025, negli istituti penitenziari della Liguria erano presenti 1.398 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 1.111 posti, con un tasso di sovraffollamento superiore al 125%.

Una pressione costante che incide pesantemente sulle condizioni materiali di vita, sull’accesso ai servizi e sulla possibilità di attuare percorsi individualizzati di trattamento. Particolarmente significativa è la presenza di cittadini stranieri, che rappresentano oltre la metà della popolazione detenuta regionale, con punte molto elevate in alcuni istituti.

Un dato che interroga le politiche di inclusione, l’accesso alle misure alternative e il nodo irrisolto dell’housing sociale, spesso decisivo per la concessione di percorsi esterni al carcere. La relazione segnala inoltre una preoccupante incidenza dei giovani adulti, con la Liguria tra le regioni italiane con il più alto numero di detenuti tra i 18 e i 24 anni. A questo si aggiungono gli effetti del cosiddetto “Decreto Caivano”, che ha determinato un aumento dei trasferimenti dall’area penale minorile agli istituti per adulti, con il rischio di interrompere percorsi educativi e di reinserimento ancora in fase iniziale.

Nel corso del 2025 il garante ha svolto un’intensa attività di visita e di ascolto, con numerosi accessi negli istituti penitenziari e oltre 300 colloqui individuali con persone detenute, oltre a segnalazioni provenienti da familiari e operatori. Le criticità più ricorrenti riguardano la tutela della salute, la continuità delle cure, le condizioni igienico-sanitarie e la qualità degli spazi di vita. Un capitolo centrale della relazione è dedicato al lavoro penitenziario, che in Liguria resta fortemente insufficiente. Il numero di detenuti lavoranti è basso, soprattutto alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, e le attività offerte sono spesso poco qualificanti e scarsamente retribuite.

Ancora marginale risulta l’utilizzo della legge Smuraglia, che potrebbe incentivare l’assunzione di persone detenute da parte delle imprese. In lieve crescita la formazione professionale, che tuttavia raggiunge solo una quota limitata della popolazione detenuta e non sempre è collegata a reali opportunità occupazionali una volta conclusa la pena.

Un tema ricorrente nelle segnalazioni raccolte riguarda il vitto, sia sotto il profilo della qualità che della quantità. La relazione evidenzia come la spesa giornaliera pro capite risulti insufficiente a garantire pasti adeguati dal punto di vista nutrizionale e organolettico, con ricadute sul benessere generale delle persone detenute. In diversi istituti sono state segnalate criticità nella varietà dei menu, nella corretta conservazione degli alimenti e nella possibilità di rispondere a esigenze sanitarie o culturali specifiche. Le recenti gare hanno aggiudicato il servizio con una diaria giornaliera di 3,70 euro per colazione, pranzo e cena, importo inferiore a quello della precedente gara, nonostante la tensione inflazionistica in corso.

La relazione non si limita al carcere, ma affronta anche altri contesti di restrizione della libertà, come le rems e i reparti ospedalieri, ribadendo la necessità di un controllo costante e di un approccio orientato alla prevenzione delle violazioni dei diritti.

“Il rispetto dei diritti delle persone private della libertà – sottolinea Saracino – non è una concessione, ma un obbligo costituzionale. Investire su dignità, lavoro, salute e percorsi di reinserimento non indebolisce la sicurezza, al contrario è l’unico modo per renderla più solida e duratura». La Relazione annuale si propone come strumento di conoscenza e di stimolo per le istituzioni, affinché il carcere torni a essere un luogo di esecuzione della pena conforme ai principi costituzionali e non uno spazio di esclusione e marginalità sociale”.

Autore
Genova24

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