Caporalato a Vado, Marante e Amoretti (Fillea Cgil): “Azienda sparita, lavoratori nel limbo e se denunci nessuno ti aiuta”
- Postato il 13 luglio 2026
- 0 Copertina
- Di Il Vostro Giornale
- 0 Visualizzazioni
- 2 min di lettura
A Vado si scopre un caso di caporalato che coinvolge lavoratori rimasti senza tutele dopo la scomparsa dell'azienda. Fillea Cgil denuncia l'assenza di protezione legale per chi ha provato a denunciare gli abusi: i dipendenti si trovano in una situazione precaria, privi di sostegno istituzionale. La vicenda mette in luce le lacune nel sistema di contrasto allo sfruttamento del lavoro.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Vado Ligure. “La situazione ha superato ogni limite: la RBB è sparita. Gli operai sono sospesi dal lavoro e da due mesi non percepiscono stipendio. Molti di loro, pakistani e indiani, sono senza rete familiare a protezione. Alcuni rischiano l’alloggio, altri il permesso di soggiorno “Pensare che questi fatti si verificano all’interno di un’opera pubblica, al dramma si aggiunge la vergogna”. Così Fabio Marante, segretario generale di Fillea Cgil Liguria, e William Amoretti, segretario generale di Fillea Cgil Savona, descrivono la situazione nella quale si trovano gli edili dipendenti della RBB.
“Il contesto è quello del Porto di Vado Ligure luogo dove la RBB era tra le aziende che si occupavano di costruire i cassoni dedicati al riempimento per la costruzione della nuova Diga Foranea del Porto di Genova. Nei mesi scorsi la committente Fincosit ha rescisso il contratto con la RBB e successivamente la magistratura ha scoperchiato una condizione di sfruttamento e caporalato. La situazione è disperata perché a distanza di due mesi non è ancora stata erogata la cassa integrazione e nemmeno si riesce ad accedere alla naspi visto che l’azienda è irreperibile, i ragazzi non sono stati licenziati e di fatto vivono in un limbo”.
“Stiamo facendo l’impossibile per aiutare questi lavoratori che vivono in condizione di precarietà. Stiamo anche verificando la possibilità di usufruire di un programma regionale sull’anti tratta attraverso il quale si può cercare di predisporre permessi di soggiorno con motivazione ‘giustizia’ e una eventuale presa in carico per vitto e alloggio” commentano ancora i sindacalisti.
Per la Fillea Cgil “il messaggio che passa da questa vertenza è vergognoso perché se chi è vittima di sfruttamento e decide di denunciare finisce in questa condizione nessuno più lo farà. La Fillea Cgil metterà in campo ogni iniziativa utile alla tutela della dignità di questi lavoratori edili”.