Camminai verso la Porziuncola. Assisi. Taccuino del 17 settembre, ore incerta. Incontro Francesco e Sören

Pierfranco Bruni

Ci sono frasi annotate. Il tempo cammina tra le parole.
Immagino? Penso? Cosa c’è tra l’immaginario e il pensiero?
Dunque.
Camminai verso la Porziuncola. Come se sfogliassi un libro. Vado all’indice. Senza avere una domanda pronta vado. Con una matita e tre nodi in tasca. Francesco era seduto su pietra piatta. Con le mani vuote. Vicino, in soprabito logoro, Sören. Lo riconobbi subito il filosofo. Dal passo che misura selciato come sillaba. Teneva un taccuino chiuso da spago. Non chiesi il permesso. Deposi la bisaccia, estrassi il foglio. Scrissi semplicemente: Conversazione senza sintesi.
Francesco disse con voce piana: “Ho ceduto il mantello perché il freddo mi insegnasse a capire tante cose…”.


Sören rispose: “Io ho trattenuto la lettera a Regine perché l’addio restasse nel vento…”.
Nessuno dei due guardava l’altro.
Entrambi guardavano la stessa cavità d’ombra fra due querce. Io annotai: Non c’era confronto. C’era uno spazio a due colonne.
Riprese Francesco: “Quando parla il lupo, io ascolto il nome che gli fu tolto. Ma ridarlo non serve. Basta non aggiungere catene”.
Søren: “Quando scrivo Johannes, chiudo la porta dopo il racconto. La chiave resta fuori, altrimenti la gioia diventa dovere”.
Sentii che entrambi toglievano predicato al soggetto per liberare l’atto.
L’atto?
Francesco con l’animale. Søren con la carta. Un francescano della Luce.
Un danese in Attesa.
Chiesi: Che cosa temessero.
Francesco: “Che mi chiedano il miracolo come prova”.
Søren: “Che mi chiedano un sistema come riparo”.
Scrissero insieme una riga sola: “La Potenza è ciò che consente all’altro di restare incompiuto”.
Poi il silenzio fu lungo.
Misurato da grilli e da un cane remoto.
Francesco si alzò. Prese una ciotola vuota.
La riempì di foglie cadute, e la porse a Søren.
Søren vi appoggiò il taccuino legato, poi lo ritolse.
Ci fu uno scambio…
Poi?
Francesco lava il piede al lebbroso.
Søren pensa a Cordelia.
Ci alzammo. Ognuno per un sentiero diverso. Ripiegai il foglio. Vi legai sopra il nodo più stretto.
E ora?
Non so se l’incontro avvenne o se la Porziuncola mi ha prestato la scena perché tutto potesse reggere il mio pensare. Conservo solo la formula alla quale non avevo pensato prima.
Ovvero: La custodia è quando l’atto si ferma un passo prima della definizione.
Un angolo di luce. E poi un buio misurato. Ma mai esibito.
L’incontro tra Hermann Hesse San Francesco e Søren verrà dopo. Ho lasciato il mio taccuino in un cassetto. Per alcuni giorni.
Poi poi poi chi incontrerò con Søren? Ho un appuntamento con Gioacchino. Il calabrese della Sila che fece della religiosità un mistero.

….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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