Caccia, Pai e Osa: “La Regione approva il calendario venatorio nonostante le indicazioni del’Ispra”
- Postato il 26 aprile 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Liguria. “Con una deliberazione di quasi 60 pagine, la Regione Liguria, con un tempismo che lascia perplessi rispetto alle ben più urgenti criticità che riguardano i cittadini, ha approvato il calendario venatorio 2026/2027, in vigore dal prossimo settembre. Il testo, peraltro, ricalca quasi integralmente quello dell’anno precedente, senza introdurre miglioramenti significativi. Per arrivare a questo risultato, siano state sostanzialmente ignorate la maggior parte delle indicazioni proposte dall’ISPRA, principale organo scientifico pubblico di riferimento in materia”. Cos’, in una nota il Partito Animalista Italiano (Pai) e l’Osservatorio Savonese Animalista (Osa).
“L’Istituto, sulla base di valutazioni tecniche, aveva raccomandato di posticipare l’apertura della caccia ad ottobre per gran parte delle specie, ancora impegnate nei cicli riproduttivi, evidenziando inoltre criticità legate all’insufficienza delle attività di vigilanza. Era stata altresì indicata la necessità di evitare la caccia vagante nei mesi di settembre e gennaio, con particolare attenzione a specie come lepre, coniglio selvatico, fagiano, tordo bottaccio e tordo sassello, oltre a prevedere la sospensione totale per allodola e quaglia”.
“Nonostante ciò, la stagione venatoria prenderà avvio, come di consueto, il 20 settembre per concludersi il 31 gennaio, con limiti per specie che appaiono difficilmente riconducibili a criteri esclusivamente tecnico-scientifici. Restano inoltre invariati i carnieri massimi giornalieri e stagionali, che prevedono numeri estremamente elevati: fino a 25 capi al giorno per la fauna migratoria e, su base stagionale, fino a 50 allodole, 25 quaglie e 95 tordi sassello per singolo cacciatore”.
Alla luce di tutto ciò, PAI e OSA chiedono che “le decisioni in materia venatoria tornino ad essere guidate da evidenze scientifiche, tutela della biodiversità e interesse collettivo, e non da logiche che rischiano di apparire distanti da tali principi. Quando un organo scientifico pubblico come l’ISPRA formula raccomandazioni dettagliate e queste vengono sistematicamente disattese, il problema non è più tecnico ma politico. Continuare a ignorare indicazioni basate su dati e studi significa assumersi una responsabilità chiara: quella di scegliere consapevolmente una direzione che non mette al centro né la tutela degli animali né quella degli ecosistemi. E oggi, più che mai, questa è una scelta che i cittadini hanno il diritto di vedere spiegata e, se necessario, contestata”.