Bulgaria, giovane educatrice vittima di aggressione: “L’antisemitismo persiste nelle nostre vite”
- Postato il 4 agosto 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Un'educatrice diciottenne romana è stata aggredita verbalmente da un gruppo di naziskin durante un raduno giovanile ebraico a Sofia, in Bulgaria. L'episodio ha riacceso il dibattito sulla persistenza dell'antisemitismo in Europa. La giovane ha denunciato come pregiudizi e intolleranza continuino a colpire le comunità ebraiche, evidenziando la necessità di maggiore consapevolezza e contrasto all'odio religioso e razziale nei contesti giovanili.
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Il Quotidiano del Sud
Bulgaria, giovane educatrice vittima di aggressione: “L’antisemitismo persiste nelle nostre vite”
(Adnkronos) – “La situazione che abbiamo vissuto è stata l’ennesima dimostrazione di quanto l’antisemitismo persista nelle nostre vite”. E’ quanto ha detto all’Adnkronos un’educatrice 18enne del movimento giovanile di Roma, vittima dell’aggressione verbale da parte di un gruppo di naziskin a Sofia, in Bulgaria, dove era in corso un raduno giovanile ebraico con partecipanti da mezza Europa.
“Queste due settimane – afferma la giovane educatrice – sono state la dimostrazione di quanto la nostra identità ebraica sia forte e di quanto i rapporti che si intrecciano siano importanti. Purtroppo la minaccia persiste. La situazione che abbiamo vissuto è stata gestita nel migliore dei modi, grazie alla preparazione dello staff non ci siamo mai sentiti in pericolo nel corso di tutta l”aggressione’, ma allo stesso tempo abbiamo capito quanto nel mondo siamo minacciati. I nostri ragazzi sono stati messi immediatamente in sicurezza, mandati nelle camere e rasserenati, ci siamo confrontati con ognuno di loro per capire cosa avessero provato e come si fossero sentiti – racconta -. Dalla nostra parte abbiamo seguito le direttive che ci venivano date, cercando di mantenere la calma. Sicuramente siamo rimasti amareggiati e profondamente scossi”.
“Per noi quanto accaduto – prosegue – rappresenta una gravissima delusione e una grandissima tristezza perché è la dimostrazione del fatto che anche in contesti come quello in cui ci dovremmo sentire completamente al sicuro e in luoghi dove noi ci impegniamo a mostrare le nostre identità, alla fine non siamo mai completamente pronti a essere noi stessi, non perché abbiamo paura di ciò che siamo o chi siamo, ma perché comunque – conclude – la minaccia è sempre dietro l’angolo, nonostante noi non ci siamo sentiti intimiditi particolarmente, non ci siamo sentiti in pericolo, comunque abbiamo capito di non essere ben voluti”.
Il Quotidiano del Sud.
Bulgaria, giovane educatrice vittima di aggressione: “L’antisemitismo persiste nelle nostre vite”