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Bruno Conti e la lotta al tumore, il toccante racconto del campione del Mondo che dopo 53 anni lascerà la Roma

  • Postato il 4 maggio 2026
  • Di Virgilio.it
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Bruno Conti e la lotta al tumore, il toccante racconto del campione del Mondo che dopo 53 anni lascerà la Roma

Mostra una serie di foto da firmare e rispedire, alcune lettere di collezionisti che arrivano anche dalla Corea, poi Bruno Conti – mentre scorrono tante immagini della sua carriera alla Roma e con la Nazionale – si confessa a Vivo Azzurro tv. Dall’infanzia difficile con sei fratelli in una casa piccola (“Lavoravo nel negozio di casalinghi di zia Maria e con la bicicletta portavo le bombole di gas di 10 e 15 kg nelle case. Poi il pomeriggio andavo ad allenarmi. C’era bisogno di portare anche le 5 lire a casa ma ero orgoglioso perché sapevo di aver dato il mio piccolo contributo”) all’amore per il baseball (“D’estate giocavo a baseball e d’inverno a calcio. Ho iniziato con i Black Angels facevo il lanciatore. Una volta venne a fare una tournée a Nettuno questa squadra americana, il Santa Monica, mi videro giocare e la sera, mentre stavamo cenando a casa, sentimmo suonare al citofono: erano il presidente del Nettuno e quello del Santa Monica, che mi voleva portare in America. Mio padre disse però che ero troppo piccolo per partire”). Tanti i temi toccati, ecco una sintesi con un passaggio assai toccante, riguardante la sua malattia.

La lotta al tumore

Come è capitato a tanti suoi colleghi (anche della Roma, come Sebino Nela) Conte è stato malato di tumore: “Tre anni fa mi hanno trovato un tumore al polmone. Ho fatto chemio e radio terapia, Mi avevano toccato la cosa che amo di più, i miei capelli, quando mi pettinavo cadevano le ciocche di capelli. All’inizio non avevo voglia di fare niente, la mia fortuna è stata avere la famiglia vicino. Ora sto bene, giusto raccontarlo per dire a tutti di andare avanti. Mia moglie mi ha dato una forza incredibile, le devo tutto. E’ stata lei a farmi uscire da un momento molto delicato. Siamo arrivati a 49 anni di matrimonio, è stata bravissima a crescere i miei due figli, sono cresciuti con i valori della vita

Le radici a Nettuno

Nettuno, dov’è nato, è la sua oasi felice: “Ho tutti i miei amici, la serenità, il mare, siamo cresciuti in piazza dove c’è proprio la statua del Dio Nettuno. A Nettuno si facevano i famosi tornei dei bar. Un giorno venne a vedere una partita Antonio Trebiciani, che allenava la Primavera della Roma. La sera stessa mi chiamò il presidente dell’Anzio e mi disse che la Roma mi aveva preso. Quando lo riferii a mio padre, grandissimo tifoso romanista, non stava nella pelle”.

I talenti lanciati e il consiglio alla Nazionale

De Rossi, Florenzi, Pellegrini, Aquilani, Politano, Scamacca, Frattesi e Calafiori sono solo alcuni dei giovani lanciati nel grande calcio da Bruno Conti. A conferma che Conti per la Nazionale è stato importante in campo, ma anche fuori dal campo: “Oggi vedo che si predilige il fisico rispetto alla tecnica. Dall’Under 10 all’Under 14 servono gli educatori, non gli allenatori. C’è bisogno di chi insegna i fondamentali del calcio, il gesto tecnico. Non si deve parlare di tattica. La mia più grande soddisfazione non era vincere gli Scudetti, ma vedere ragazzi come Totti, De Rossi e Aquilani arrivare in prima squadra. Questo era il mio obiettivo. Bisogna riscoprire i vivai, bisogna credere nei nostri ragazzi”.

Il debutto in azzurro

Si è parlato molto del suo possibile addio alla Roma. A giugno scadrà il suo contratto e dopo 53 anni Conti è intenzionato a salutare. Si parla anche di uno suo ingresso nello staff della Nazionale, l’altro suo grande amore assieme alla Roma: “Quando mi convocarono non ci credevo, c’era stato un battibecco tra Bearzot e D’Amico che finì in tribuna, io andai in panchina e già non stavo nella pelle. Giocava Causio ma io entrai e mi procurai un rigore, nella successiva giocammo a Roma con la Danimarca, feci assist, dribbling, di tutto e da quel momento non sono più uscito dalla Nazionale. Bearzot mi ha insegnato tantissimo, come Liedholm, per me e per tutti noi è stato come un padre”.

Autore
Virgilio.it

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