Bressanone, capannoni industriali e parcheggi al posto di un bosco. Protesta il Wwf che ricorre al Tar

  • Postato il 29 marzo 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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A Bressanone c’era un bosco. E non c’è più. La selva di pioppi ed ontani grigi si trovava sulla sponda destra del fiume Isarco. È stata abbattuta per far posto a capannoni industriali e parcheggi che occuperanno anche un’ampia area a prato. Nonostante i boschi ripariali siano tutelati da una legge provinciale del 2010 come habitat prioritari da proteggere secondo la direttiva habitat dell’Unione Europea.

“L’ultimo grande bosco golenale dell’intera Valle Isarco, con alberi alti fino a 40 metri, tronchi fino a 4,5 metri di circonferenza e un’età che raggiunge i 100 anni, stava già cadendo sotto le lame”, scrive il Wwf Trentino-Alto Adige/Sudtirol. Un’area nella quale sono state identificate 66 specie vegetali, alcune delle quali inserite nell’elenco delle “Piante protette” dalla Ripartizione Natura e Paesaggio della Provincia Autonoma di Bolzano”. Un “polmone verde” all’interno della zona industriale e di un fondovalle nel quale l’antropizzazione continua a crescere.

Ma forse non tutto è perduto. “Insieme all’associazione Artenschutzzentrum St. Georgen, siamo ricorsi al Tar, che ha fermato i lavori in attesa dell’udienza del 7 aprile”, anticipa Luigi Mariotti, del Wwf Bolzano a ilfattoquotidiano.it.

La progress Holding Ag, un gruppo che realizza impianti e software per produttori di elementi prefabbricati in calcestruzzo, si potrebbe espandere su oltre 9mila mq dei complessivi 20mila e su 7mila mq di prato acquistati per 9 milioni di euro nel 2019, dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone. Da allora, il Wwf insieme alle associazioni Team Auwald, Artenschutzzentrum St. Georgen e Iniziativa per una Bressanone vivibile, oltre alla comunità locale, le hanno provate tutte, “con ogni mezzo lecito”, per bloccare il progetto. Una petizione online, sottoscritta da quasi 4mila persone, catene umane, mozioni consiliari, ricorsi e una perizia che, ripetutamente, hanno invocato il Wwf e il consigliere provinciale, Franz Ploner e quella comunale Sabine Mahlknecht, entrambe del Team K. Una perizia che il Comune avrebbe commissionato, ma mai resa pubblica e della quale non avrebbe tenuto adeguatamente conto.

In attesa del Tribunale amministrativo regionale, fallito il tentativo di salvare un luogo “rimasto lì, quasi per miracolo, circondato su tre lati dalla zona industriale, custode di un mondo che altrove è già scomparso da decenni”, scrive l’associazione ambientalista. Aggiungendo che “non era un posto qualsiasi: sulla sommità degli abeti ogni anno nidificavano dalle 9 alle 13 coppie di airone cenerino. Ben 64 le specie di uccelli osservate in quest’area, di cui 29 nidificanti e 7 inserite nella Lista Rossa degli animali in pericolo. Sette specie di chirotteri. Tre di rettili, a rischio di scomparsa”. Non solo un ecosistema complesso. “Poi c’era il ruolo idrogeologico. La zona industriale a sud di Bressanone è già stata allagata nel 1966. Il bosco ripariale con prato garantiva uno sfogo per l’inondazione, raccogliendo le acque delle alluvioni. Insomma, un bosco simile, entro un contesto pesantemente antropizzato, non solo è un unicum prezioso, ma non è nemmeno facilmente sostituibile”.

Tutto inutile, finora. Prima il Comune di Bressanone e poi la Provincia Autonoma di Bolzano concedono il via libera, “approvando la modifica al piano urbanistico comunale e al Piano paesaggistico”. Dopo una valutazione dell’impatto idraulico e una valutazione ambientale strategica. Il 18 dicembre 2025 il consiglio comunale approva il piano di uso del suolo e il piano paesaggistico per il polo industriale denominato “I-Zone-Mitte”.

“La modifica al piano urbanistico prevede la riclassificazione di una parte dell’area agricola e della foresta con collegamenti paesaggistici speciali all’area industriale e serve ad espandere il sito produttivo”, si legge sul portale del Comune. Spiegando che “l’area originariamente pianificata è stata dimezzata in conformità con le specifiche della Commissione Statale per lo Sviluppo Spaziale e il Paesaggio”. Una scelta quella del Comune motivata con il “rafforzamento della posizione commerciale locale, nella promozione dell’innovazione e nel garantire posti di lavoro nel lungo termine”.

Il 27 febbraio 2026 arriva anche l’approvazione della Giunta provinciale, nonostante la Commissione provinciale per il territorio riconosca che il progetto non poteva essere valutato positivamente dal punto di vista paesaggistico, poiché il bosco ripariale costituisce un habitat protetto. Come sottolineano le perizie naturalistiche “non prese in considerazione durante il processo decisionale”, accusa il Wwf.

Ci sarà una compensazione, che interesserà circa 17mila mq di terreni coltivati a frutteto e arativi, confinanti con l’area. “Ma sia chiaro: si compensano i metri quadri, non gli ecosistemi”, scrive ancora l’associazione. “I 17.000 metri quadri di nuova natura futura non valgono i 9000 metri quadri di bosco centenario e i 7.000 di prato che non esistono più. Non si compensa un albero di cent’anni con un appezzamento da rinaturalizzare. Non si compensano le colonie di aironi, i chirotteri nelle cavità, il picchio rosso minore”.

Il Comune di Bressanone, è stato più volte sollecitato da ilfattoquotidiano.it ad intervenire sulla questione. Prima con una dichiarazione, anche breve e poi, dopo la richiesta di “poter visionare l’articolo”, preventivamente, con delle risposte a dei quesiti puntuali. Alle quali non ha fatto seguito nessun riscontro. Invece, interpellato da ilfattoquotidiano.it l’assessore a Protezione dell’ambiente, della natura e del clima della Provincia autonoma di Bolzano, Peter Brunner, ha spiegato che “la Giunta provinciale ha approvato la modifica del piano urbanistico sulla base di pareri tecnici positivi e nell’interesse pubblico”. Aggiungendo che “contestualmente alla modifica del piano è stato previsto una compensazione di oltre 15.000 mq, un compromesso tra sviluppo economico e tutela della natura”. In ogni caso “successivamente all’entrata in vigore della modifica del piano urbanistico, il direttore di ripartizione competente ha emanato, conformemente alle disposizioni di legge, il decreto di disboscamento. Con ciò il procedimento a livello provinciale è concluso”. Come si pronuncerà il tribunale amministrativo? La scelta indirizzerà anche lo sviluppo futuro della città. Inevitabilmente.

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Il Fatto Quotidiano

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