Borseggiatore morto: denunciati gli scippati
- Postato il 30 agosto 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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Borseggiatore morto: denunciati gli scippati
Il woke è morto ed insieme a lui Sorin Marian Postolache (detto Mika) un borseggiatore rumeno operativo a Venezia. E che c’entra il woke con Mika? Magari con il post del Corriere della Sera che sui social lo ricorda come «storico borseggiatore della città». A dire il vero il woke nel titolo è sempre vivo e lotta insieme a loro. Ci manca solo che in Via Solferino avessero già nel cassetto il “coccodrillo”. Così si chiama il pezzo predisposto in anticipo nelle redazioni prima della morte di importanti protagonisti della nostra attualità. Il ladro è stramazzato al suolo inseguito da alcuni cittadini secondo i parenti. Chiedono l’autopsia del corpo e tramite l’avvocato fanno un esposto in Procura. Immaginiamo già il finale del film. Avete presente i rapinatori risarciti dalla famiglia Roggero? Ecco avete capito. I soldi, del resto, sono il tema centrale quando si parla di borseggiatori. Lo potete immaginare. Operano come turisti insospettabili. «Non dobbiamo etichettarli. Non vengono solo dall’est. Hanno un sacco di soldi. Venezia è piccola. Si cambiano di abito anche tre volte al giorno» mi raccontava Monica Poli esponente dell’associazione «veneziani non distratti» che punta a smascherare, soprattutto grazie ai social, il racket dei borseggi.
La trasmissione Dritto e Rovescio ha documentato situazioni al limite dell’incredibile. Turisti che hanno un sacco di soldi nel portafoglio. Borseggi denunciati da 5.000 a 7.000 euro. Un pickpocket tira su fino a 20.000 euro al giorno. Non è un’attività improvvisata da mariuoli. Sono organizzazioni professionali e internazionali che fanno milioni. E le stesse persone commettono questi reati a Parigi, poi a Venezia, quindi a Barcellona. Seguono tour organizzati. L’associazione «veneziani non distratti» si occupa soprattutto delle vittime. Vengono a spendere soldi in Italia. E l’Italia vive anche di turismo. «Qui non si fa politica» mi diceva Monica. «Le idee e gli orientamenti politici e religiosi non interferiscono con la nostra attività. Siamo attivi da trent’anni, pensi. Tutti assieme portiamo avanti un’azione di contrasto al fenomeno dei borseggi. Ma anche contro lo sfruttamento dei minori».
Questi ultimi molto utilizzati per mettere a segno i colpi come potete immaginare. Pure l’Economist ha trovato il tempo ed il modo di occuparsi del fenomeno dei borseggiatori a Venezia. La situazione nel corso degli ultimi anni è addirittura peggiorata. La riforma Cartabia, mi spiegavano i legali dell’associazione, ha reso necessaria la querela della vittima perché il reato sia perseguito. Il 90% se non di più delle persone borseggiate vengono dall’estero. Figuratevi se ci sarà la querela. L’effetto della riforma è stato aver di fatto reso il furto quasi come fosse una infrazione amministrativa. Neppure se colto in flagranza di reato il ladro può essere perseguito. E a Venezia si rivedono le stesse persone che rubano oggi, poi domani e poi dopodomani. Oppure oggi a Venezia. Domani a Firenze.
Dopodomani a Roma. Una volta smascherati i ladri scappano. Ma dopo poche ore sono di nuovo sul posto dove erano stati colti con abiti completamente diversi.
I membri dell’associazione dei “cittadini non distratti” sono talvolta stati aggrediti dai borseggiatori. Molti i politici di sinistra che criticano l’associazione. La chiamano “giustizia fai da te”. Invece di chiacchierare se è giusto o sbagliato postare i video, potrebbero chiedere ai turisti se la loro attività è utile. «Vedesse la loro emozione quando gli riportiamo il portafoglio coi documenti» mi diceva Monica. «Questi ladri non guardano in faccia a nessuno. Abbiamo documentato borseggi a persone invalide al 100%». Hai capito gli storici borseggiatori per dirla come la racconterebbe il Corriere della Sera?