Bonino e Bergoglio, rose e cioccolatini a casa di Emma. Proprio lei, che un aborto iniziò alla lotta politica
- Postato il 11 settembre 2026
- Politica
- Di Blitz
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Il miracolo politico di Emma Bonino, a ben vedere, è riassumibile nella sua stessa persona: il fisico minuto a segnalarne per contrasto l’eccezionale presenza, l’incrollabile dedizione all’impegno e alla lotta per il riconoscimento e la difesa dei diriti cui ognuno aspira. E al dialogo sempre con tutti, anzi soprattutto con chi con te è radicalmente in disaccordo, dialogo come primo antitodo alla tentazione della violenza.
Una visita a sorpresa
A noi piace ricordarla sempre giovane sebbene già minata da anni nel corpo, un turbante in testa di una regina riluttante agli onori, mentre amabilmente conversa con un Papa, proprio lei che anni dopo ammise di aver praticato più di diecimila aborti clandestini prima che la legge ne ammettesse la liceità. Bonino e Bergoglio, rose e cioccolatini, una terrazza romana assolata e due amici, due sedie a rotelle in ascolto reciproco.

Dopo la visita e il discorso all’Università Gregoriana, Papa Francesco chiese all’autista, prima di essere riportato in Vaticano, di fermare la 500 sotto casa della sua amica Emma che era stata appena dimessa da un ricovero in ospedale.
La storia politica di Emma Bonino inizia proprio con un aborto. A ventisette anni – dopo che il suo ginecologo le aveva diagnosticato l’infertilità – resta incinta e decide di interrompere la gravidanza.
Un evento cruciale
Il medico, racconterà lei stessa, le propone di abortire clandestinamente a costi elevati e lei – arsa dall’umiliazione – si rivolge ad un consultorio gestito da radicali a Firenze.
Un incontro personale che si trasforma in un evento cruciale per la sua vita politica: nessuna avrebbe dovuto vivere più quell’offesa. E, da quel momento, era il 1974, la sua carriera si salda indissolubilmente con l’impegno per garantire il diritto all’interruzione della gravidanza e con la militanza radicale.
Insieme a Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia, inizia un percorso di aiuto pubblico alle donne che vogliono abortire e di autodenuncia. Nel 1975 vengono arrestati tutti e tre.
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