Bonfiglioli, dall’Italia all’Asia: come Vietnam e India stanno ridisegnando la manifattura globale
- Postato il 21 settembre 2026
- Di Panorama
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Nella serie Italian Design Icons, raccontiamo le storie delle imprese italiane che hanno saputo trasformare competenza industriale, innovazione e visione internazionale in crescita sostenibile e successo globale. Tra queste, Bonfiglioli S.p.A. rappresenta un caso particolarmente significativo. Fondata a Bologna nel 1956 come azienda a conduzione familiare, Bonfiglioli è oggi un protagonista mondiale nelle soluzioni per la trasmissione di potenza, il controllo del movimento e l’automazione industriale, con applicazioni nei settori dell’industria, delle macchine mobili e dell’energia eolica. Con una presenza in oltre 80 Paesi, tra cui la Cina e il Vietnam, circa 5.000 collaboratori e un fatturato consolidato di oltre 1,17 miliardi di euro nel 2025, il Gruppo continua a rafforzare la propria presenza nei mercati internazionali a più elevato potenziale di crescita.
In questo scenario, il Sud-est asiatico sta assumendo un ruolo sempre più strategico. Negli ultimi anni, il Vietnam si è affermato come uno dei principali poli manifatturieri della regione, attirando investimenti internazionali e conquistando un ruolo crescente nelle catene globali del valore. Bonfiglioli opera nel Paese attraverso l’ufficio commerciale di Hanoi e il proprio stabilimento produttivo nell’area di Ho Chi Minh City, che si estende su una superficie complessiva di 93.844 metri quadrati, di cui 22.000 metri quadrati di superficie coperta, a testimonianza del ruolo sempre più strategico del Vietnam nelle strategie di sviluppo globale del Gruppo.
A guidare lo sviluppo del Gruppo nella regione è l’Ing. Andrea Genuini, Regional Manager Southeast Asia & Oceania, oggi basato in Vietnam. Ingegnere meccanico laureato con lode all’Università di Bologna, vanta oltre vent’anni di esperienza internazionale nella gestione di organizzazioni industriali complesse e nella realizzazione di progetti di trasformazione operativa su scala globale. Prima di assumere l’attuale incarico, ha trascorso sette anni in India, dove ha guidato la crescita di Bonfiglioli Industrial Solutions, contribuendo allo sviluppo di nuovi impianti produttivi e al rafforzamento della presenza del Gruppo in uno dei mercati più dinamici dell’Asia.
Oggi Andrea Genuini è responsabile della strategia, delle attività commerciali, della produzione e delle operazioni del Gruppo in nove Paesi dell’Asia-Pacifico, coordinando un’organizzazione multiculturale di circa 300 professionisti e un business che genera ricavi annuali per circa 100 milioni di euro. Un osservatorio privilegiato per comprendere come stiano cambiando le catene globali del valore, quali siano le nuove geografie della manifattura internazionale e quale ruolo stiano assumendo mercati come Vietnam e India nelle strategie industriali del futuro.
In questa intervista, Andrea Genuini condivide la propria esperienza diretta sul campo e offre una prospettiva concreta sulle trasformazioni che stanno interessando il Vietnam come hub manifatturiero, sul crescente peso dell’India e sulle opportunità che le imprese italiane possono cogliere nel nuovo scenario industriale asiatico.
1. Bonfiglioli ha investito in Vietnam oltre quindici anni fa, quando il Paese era ancora lontano dall’attuale centralità nelle strategie industriali globali. Oggi quel posizionamento viene spesso considerato un caso di successo: quali rischi venivano allora sottovalutati e quali fattori si sono invece rivelati decisivi nello sviluppo del sito vietnamita nel tempo?
Quando Bonfiglioli ha deciso di investire in Vietnam oltre quindici anni fa, il Paese non godeva della stessa centralità che ha oggi nelle strategie industriali globali. All’epoca, esistevano diversi rischi tra i quali l’incertezza politica ed economica: il Vietnam stava ancora emergendo come un attore significativo nel panorama mondiale e le sue capacità infrastrutturali e industriali erano in fase di sviluppo. Inoltre, poteva sembrare rischioso affidarsi a un mercato in cui le pratiche commerciali e le normative erano ancora in evoluzione, con potenziali ostacoli burocratici.
Tuttavia, ci sono stati anche fattori decisivi che si sono rivelati fondamentali per lo sviluppo del nostro sito vietnamita nel tempo. In primo luogo, la stabilità politica e l’approccio pro-business del governo vietnamita hanno favorito un ambiente favorevole per gli investimenti esteri, offrendo incentivi fiscali e snellendo le procedure burocratiche. La presenza di moderne infrastrutture, come porti e reti stradali, ha facilitato la logistica e la distribuzione dei nostri prodotti.
Inoltre, la disponibilità di una forza lavoro giovane, motivata e altamente flessibile ha rappresentato un grande vantaggio. La capacità di attrarre e formare talenti locali ha permesso a Bonfiglioli di crescere in modo sostenibile e di adattarsi rapidamente alle richieste del mercato.
Infine, la crescente domanda globale per i nostri prodotti, unita alla strategica posizione geografica del Vietnam che facilita l’accesso a tutto il mercato asiatico, ha ulteriormente rafforzato la nostra decisione di investire nel Paese. In definitiva, la nostra esperienza ci ha insegnato che, sebbene ci siano sempre rischi associati a nuove opportunità, anticipare le potenzialità a lungo termine di un mercato può portare a un successo significativo, come dimostra il nostro operato in Vietnam.
2. Negli ultimi anni la presenza di Bonfiglioli in Asia si è progressivamente articolata su più fronti, con il Vietnam come hub produttivo consolidato e un ruolo crescente dell’India. Siamo di fronte a una semplice espansione geografica o a una trasformazione verso un vero modello industriale multi-centrico in Asia?
Negli ultimi anni, la presenza di Bonfiglioli in Asia ha superato la semplice espansione geografica, evolvendosi verso un modello industriale multi-centrico che riconosce l’importanza di diverse economie regionali. Mentre il Vietnam si è affermato come un hub produttivo consolidato, sfruttando la sua posizione strategica, la disponibilità di una forza lavoro giovane e motivata e infrastrutture moderne, l’India sta emergendo con un ruolo crescente nella nostra strategia aziendale.
Questa evoluzione non riguarda solo l’ampliamento della nostra rete, ma implica anche un adattamento strategico alle peculiarità dei mercati locali. Ogni paese offre vantaggi unici che contribuiscono a una produzione più flessibile e diversificata, essenziale per rispondere alle esigenze specifiche dei nostri clienti in Asia e oltre.
Ad esempio, il Vietnam ci consente di produrre in modo efficiente grazie a costi competitivi e a un ambiente di investimento favorevole, mentre l’India si distingue per la sua crescente capacità tecnologica e innovativa, supportata da un ecosistema imprenditoriale vivace.
Questo approccio multi-centrico offre non solo resilienza alle fluttuazioni del mercato globale, ma anche la possibilità di ottimizzare il nostro modello operativo attraverso sinergie tra le diverse filiali, migliorando l’efficienza e l’agilità della nostra rete produttiva.
In definitiva, stiamo assistendo a una vera trasformazione che posiziona Bonfiglioli non solo come un attore globale ma anche come un gruppo industriale che sa sfruttare le opportunità e le capacità uniche di ogni mercato asiatico per costruire un futuro sostenibile e prospero nella regione.
3. Il Vietnam è oggi sempre più integrato nelle strategie “China+1”, nel contesto di una ridefinizione delle catene globali del valore. Questo nuovo equilibrio sta favorendo una reale autonomia industriale del Sud-Est asiatico o piuttosto una crescente interdipendenza tra hub come Vietnam, Cina e India?
Il Vietnam si sta affermando sempre più come un attore chiave nelle strategie “China+1”, in un contesto di ridefinizione delle catene globali del valore. Questa evoluzione sta creando una dinamica interessante, che favorisce sia una crescente autonomia industriale del Sud-Est asiatico sia un’intensificazione dell’interdipendenza tra hub come Vietnam, Cina e India.
Da un lato, il Vietnam sta guadagnando autonomia industriale grazie alla sua crescente capacità produttiva e all’attrazione di investimenti esteri. Il Paese sta diversificando la sua economia, sviluppando competenze locali e investendo in infrastrutture moderne, il che gli consente di ridurre la sua dipendenza dalla Cina. La stabilità politica e le riforme pro-business hanno ulteriormente incoraggiato questo processo, rendendo il Vietnam un’opzione attraente per le aziende in cerca di alternative alla Cina.
Dall’altro lato, è innegabile che emergere come hub produttivo indipendente non significa eliminare completamente l’interdipendenza. Il Vietnam è collegato in modo profondo con la Cina e l’India attraverso le catene di approvvigionamento globali. Molti produttori vietnamiti, ad esempio, fanno affidamento su componenti e materie prime provenienti dalla Cina, e i mercati indiani offrono opportunità significative per il commercio e l’innovazione. Questo intreccio crea un ecosistema regionale interconnesso che beneficia di sinergie tra i diversi paesi.
In definitiva, il nuovo equilibrio di mercato sta portando a un maggiore protagonismo del Vietnam e del Sud-Est asiatico, ma non in un’ottica di isolamento. La regione si sta evolvendo in un sistema complesso, in cui la collaborazione tra diversi hub industriali sarà fondamentale per affrontare le sfide future e massimizzare le opportunità di crescita. Pertanto, possiamo parlare di una simultanea ricerca di autonomia e di interdipendenza strategica all’interno del contesto asiatico.
4. Automazione, digitalizzazione e Industria 4.0 stanno ridisegnando profondamente il concetto stesso di competitività manifatturiera. In questo scenario, quanto conta ancora il costo del lavoro rispetto a fattori come stabilità del contesto, competenze tecniche e capacità di integrazione tecnologica nei processi produttivi?
In un contesto in cui automazione, digitalizzazione e Industria 4.0 stanno ridisegnando il panorama della competitività manifatturiera, il costo del lavoro, pur mantenendo un certo livello di importanza, sta subendo un’evoluzione significativa rispetto ad altri fattori chiave.
Oggi, la competitività non si basa più esclusivamente sulla riduzione dei costi operativi, ma piuttosto su una combinazione di stabilità del contesto, competenze tecniche e capacità di integrazione tecnologica nei processi produttivi.
- Stabilità del Contesto: La stabilità politica ed economica è fondamentale per attrarre investimenti a lungo termine. Un ambiente pro-business, in cui le aziende possono operare senza eccessive burocrazie o interruzioni, offre una base solida per le operazioni manifatturiere. Le aziende tendono a posizionarsi in paesi che garantiscono sicurezza e prevedibilità, fattori che possono ripagare a lungo termine anche oltre i vantaggi legati ai costi.
- Competenze Tecniche: Con l’avanzare delle tecnologie, le competenze tecniche della forza lavoro stanno diventando sempre più cruciali. Processi produttivi automatizzati e digitalizzati richiedono un’apertura all’apprendimento continuo e la capacità di gestire strumenti tecnologici avanzati. Pertanto, paesi con una manodopera ben formata e adattabile possono aumentare significativamente la loro competitività, compensando in parte i costi del lavoro.
- Capacità di Integrazione Tecnologica: L’abilità di integrare tecnologie avanzate nei processi produttivi rappresenta un ulteriore vantaggio competitivo. Le aziende che adottano pratiche di Industria 4.0 riescono ad ottimizzare l’efficienza operativa, migliorare la qualità del prodotto e ridurre i tempi di produzione. In questo scenario, la leadership nella tecnologia e nell’innovazione diventa un fattore determinante per il successo, oltre e più del solo costo della mano d’opera.
In sintesi, mentre il costo del lavoro continua a essere un fattore significativo nella decisione riguardante la localizzazione della produzione, esso sta perdendo il suo predominio rispetto alla stabilità del contesto, alla disponibilità di competenze tecniche e alla capacità di integrazione tecnologica. Le aziende che sapranno valorizzare questi elementi saranno meglio posizionate per affrontare le sfide future e rimanere competitive su mercati globali sempre più complessi.
5. Alla luce della sua esperienza nei mercati asiatici, quali insegnamenti concreti ha maturato nella definizione delle strategie di internazionalizzazione delle imprese italiane in Asia?
Alla luce della mia esperienza nei mercati asiatici, ho maturato diversi insegnamenti concreti che possono guidare le strategie di internazionalizzazione delle imprese italiane in Asia:
- Comprensione delle Differenze Culturali: La cultura locale gioca un ruolo fondamentale nel successo di qualsiasi strategia di internazionalizzazione. È cruciale investire tempo nella comprensione delle pratiche commerciali, delle usanze e delle valori della cultura asiatica specifica in cui si desidera entrare. Una gestione rispettosa e informata delle differenze culturali può facilitare partenariati più forti e relazioni commerciali più durature.
- Flessibilità e Adattamento: I mercati asiatici sono estremamente dinamici e in continua evoluzione. Le imprese italiane devono essere pronte a adattare le proprie strategie e prodotti alle esigenze specifiche dei diversi mercati asiatici. Questo implica non solo modifiche ai prodotti, ma anche l’adeguamento delle strategie di marketing, distribuzione e assistenza clienti.
- Investire nel Capitale Umano Locale: Costruire una squadra locale competente e motivata è fondamentale per il successo. Le aziende italiane devono valorizzare il talento locale, investendo nella formazione e nello sviluppo delle competenze dei dipendenti. Questo non solo migliora l’efficienza operativa, ma favorisce anche l’accettazione del brand tra i consumatori locali.
- Strategie di Networking e Partnership: La creazione di alleanze strategiche con partner locali può facilitare l’ingresso nei mercati asiatici. Collaborare con distributori, fornitori e altre aziende locali può offrire una comprensione approfondita del mercato e un accesso più rapido alla clientela. Le partnership possono anche contribuire a mitigare i rischi associati all’ingresso in nuovi mercati.
- Focus sulla Sostenibilità: I consumatori asiatici stanno diventando sempre più consapevoli e attenti alle pratiche sostenibili. Le aziende italiane dovrebbero integrare la sostenibilità nelle loro strategie di prodotto e operazioni. Celebrare e comunicare l’impegno verso la sostenibilità non solo può attrarre clienti, ma può anche rafforzare la reputazione del brand nel mercato.
- Utilizzare la Tecnologia: La digitalizzazione è una forza trainante in molti mercati asiatici. Le imprese italiane devono sfruttare le tecnologie digitali per ottimizzare le operazioni, migliorare l’interazione con i clienti e strategizzare meglio la distribuzione. Investire in piattaforme e strumenti digitali può presentare opportunità significative per raggiungere una clientela più ampia.
In conclusione, l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Asia richiede una strategia ben ponderata che tenga conto delle specificità locali, promuova il capitale umano e abbracci la sostenibilità e la tecnologia. Le aziende che adotteranno un approccio integrato e flessibile sarà meglio posizionate per prosperare in questo contesto complesso e in continua evoluzione.
L’esperienza di Bonfiglioli rappresenta un esempio concreto di come le imprese italiane ed europee possano rafforzare la propria competitività globale attraverso innovazione, presenza locale e capacità di integrarsi nei nuovi ecosistemi industriali asiatici, trasformando la dimensione internazionale in valore sostenibile e relazioni di lungo periodo.
A cura di: Avv. Carlo Diego D’Andrea, Managing Partner di D’Andrea & Partners Legal Counsel, Vice Presidente Nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina (EUCCC).