Benzina, sul "Corriere" la pubblicità-choc contro Israele
- Postato il 22 aprile 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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Benzina, sul "Corriere" la pubblicità-choc contro Israele
“Perché il popolo italiano deve pagare il prezzo di una guerra che non ha iniziato?”. A pagina 23 del Corriere della Sera di ieri (edizione nazionale) balza all’occhio la pubblicità (avviso a pagamento si precisa in grassetto) che ritrae una pompa di benzina con il prezzo 2.47 euro/litro. L’inserzione acquistata dall’associazione internazionale Eko stupisce più che altro perché si mette in fila insieme alle altre «Istituzioni europee» che si «incontreranno il 21 aprile (oggi per chi legge, NdR), l’Italia ha il potere di fermare Israele votando la sospensione degli accordi commerciali UE-Israele». L’invito della Onlus internazionale che si occupa di un po’ di tutto. Tutte cause meritevoli, per carità: dai bambini denutriti dell’Africa ai cavallucci marini, degli elefanti a rischio estinzione, alla tratta dei cuccioli di beagle, dalla guerra in Ucraina all’ingerenza dell’Intelligenza artificiale fino all’impeachment per Donald Trump. E non poteva certo tralasciare Israele. L’organizzazione si autodefinisce una «comunità di persone provenienti da tutto il mondo impegnate a frenare il crescente potere delle multinazionali. Vogliamo acquistare da, lavorare per e investire in aziende che rispettino l’ambiente, trattino bene i propri dipendenti e rispettino la democrazia. E non abbiamo paura di chiedere loro conto delle proprie azioni quando non lo fanno».
Insomma, l’invito già rilanciato dai social (è disponibile un video degli attivisti belli e incravattati a Bruxelles), è di continuare a sabotare la collaborazione con Israele. Incolpando ora Gerusalemme anche dell’aumento dei carburanti alla pompa. La solita teoria antisionista che torna alla ribalta sui quotidiani per sollecitare, pure con mezze pagine pubblicitarie, i rapporti tra Italia e Israele. Modesto dettaglio. L’Italia, l’Europa, anche gli Stati Uniti, come gran parte delle economia più o meno civilizzate, sono profondamente interconnesse anche finanziariamente. Basta mettere in colonna i numeri dell’Associazione SetteOttobre - sorta proprio dopo l’assalto di Hamas contro Israele che ha innescato nell’autunno 2023 la guerra in tutto il Medioriente - per rendersene conto. Israele è «oggi una delle economie più avanzate e resilienti tra i Paesi Ocse. Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), il Pil pro capite israeliano ha superato i 57.000 dollari nel 2025, con tassi di disoccupazione inferiori al 4% e un’inflazione relativamente contenuta. La sua economia è trainata da settori ad altissimo contenuto tecnologico: cybersecurity, difesa, semiconduttori, intelligenza artificiale, medicina avanzata. Sul piano commerciale, il rapporto con l’Unione Europea è molto stretto. Secondo i dati della Commissione Ue e dell’Ice, nel 2024 gli scambi tra Israele e l’Ue hanno raggiunto i 42,6 miliardi di euro, di cui 26,7 miliardi rappresentano export europeo verso Israele. L’Unione è il primo partner per le importazioni israeliane (34,2%) e il secondo per le sue esportazioni (28,8%). In gioco ci sono settori strategici per l’economia europea: macchinari, prodotti chimici, automotive, pharma, software industriale».
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Per non parlare dell’industria della difesa. Israele ha sviluppato sistemi d’arma e di protezione (dal sistema Arrow che fa parte della “triade” antimissile israeliana insieme all’Iron Dome e al David’s Sling). Oltre 2 anni di guerra, con sette fronti aperti contemporaneamente, hanno dimostrato la capacità difensiva di Gerusalemme. E le potenzialità delle aziende del settore della difesa - slogan politici a parte - hanno risvegliato l’interesse di committenti insospettabili (a cominciare proprio dei singoli Paesi europei più esposti sul fronte orientale). Quanto al prezzo alla pompa ventilato nella pubblicità, a onor di cronaca, i dati diffusi ieri dall’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy evidenziano l’undicesimo giorno consecutivo di riduzione dei prezzi medi. Lungo la rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità “self service” è pari a 1,758 €/l per la benzina e 2,103 €/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,791 €/l per la benzina e 2,141 €/l per il gasolio. Insomma il fantomatico 2.47 euro/litro citato dalla Onlus non c’è. Forse in qualche area extra Ztl dove la gauche chic ha però l’auto elettrica che fa tanto green. E non paga sosta e accesso.
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