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Benzina e diesel in autostrada, i prezzi aggiornati del pieno

  • Postato il 12 settembre 2026
  • Notizie
  • Di Virgilio.it
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  • 3 min di lettura
In sintesi

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Benzina e diesel in autostrada, i prezzi aggiornati del pieno

Oggi, 12 settembre 2026, lungo la rete autostradale italiana i prezzi medi comunicati dall’ultimo aggiornamento ufficiale indicano: benzina self a 2.176 euro, gasolio self a 2.268 euro, GPL servito a 0.883 euro e metano servito a 1.768 euro. Queste sono le rilevazioni più recenti disponibili e costituiscono il riferimento per chi è in viaggio. Il prezzo pagato alla pompa nasce dalla somma di una componente industriale (che include materia prima e margini della filiera) e di una componente fiscale (accise e Iva), due blocchi che spiegano gran parte delle oscillazioni osservate nel tempo.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento rilevato: 11-09-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 2.176
Gasolio SELF 2.268
GPL SERVITO 0.883
Metano SERVITO 1.768

Come si compone il costo dei carburanti

Per la benzina, il prezzo finale alla pompa è il risultato dell’equilibrio tra due macro-aree. La prima è la componente fiscale, che incide per il 58% ed è formata principalmente da accise e Iva: si tratta di quote stabilite per legge e applicate in modo uniforme, che non dipendono dalle dinamiche quotidiane dei mercati. La seconda è la componente industriale, pari al 42% del prezzo, che riflette i costi e i margini della filiera. All’interno di quest’area, il costo della materia prima rappresenta circa il 30% del prezzo: qui pesano le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e l’andamento del cambio euro/dollaro, fattori che possono amplificare o attenuare gli effetti delle variazioni del greggio sui prezzi italiani. Il restante 12% è il margine lordo, ossia la quota che remunera raffinazione, logistica, distribuzione e rete di vendita. È su questo margine che gli operatori possono intervenire per adeguare i listini alla concorrenza locale, alla stagionalità dei flussi di traffico e ai costi operativi, pur restando entro vincoli economici e normativi. In sintesi, mentre la fiscalità offre un ancoraggio relativamente stabile, la parte industriale trasmette al consumatore finale la variabilità dei mercati e le scelte commerciali della filiera.

Per il gasolio la scomposizione presenta un profilo diverso. La componente fiscale incide per il 45% del prezzo finale, quindi in misura inferiore rispetto alla benzina; la restante parte, il 55%, è la componente industriale. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima pesa per il 45% del prezzo: anche qui il riferimento è alle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati destinati al diesel e all’effetto del cambio euro/dollaro, variabili che determinano gran parte delle oscillazioni rilevate alla pompa. Il margine vale il 10%: questa quota remunera la catena di raffinazione, stoccaggio, trasporto e distribuzione e costituisce lo spazio nel quale gli operatori possono agire per adeguare i prezzi in base a concorrenza territoriale, costi energetici e politiche commerciali. Il risultato è che, per il gasolio, l’andamento dei mercati internazionali e del cambio tende a riflettersi in modo significativo sul prezzo alla pompa, mentre la fiscalità, pur rilevante, incide meno rispetto al caso della benzina. Ciò spiega perché, in determinati periodi, il diesel possa mostrare dinamiche di prezzo differenti rispetto alla benzina, pur condividendone la stessa architettura di costo.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Autore
Virgilio.it

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