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Bene il nucleare, ma ora si acceleri sui reattori. La proposta di Pelanda

  • Postato il 24 settembre 2026
  • Interviste
  • Di Formiche
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In sintesi

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Bene il nucleare, ma ora si acceleri sui reattori. La proposta di Pelanda

Superiorità tecnologica, militare, industriale: tutto è legato. Per l’Italia al momento il massimo rischio è energetico su cui si può non avere un completo controllo geopolitico. Ma con il nucleare ora cambia tutto. Il prof. Carlo Pelanda, uno dei più autorevoli analisti italiani, oltre che docente e saggista, autore de L’Italia globale per Rubbettino, scompone la tendenza politica in atto, con il sì del Parlamento al ritorno al nucleare nel Paese e analizza le opportunità che si aprono, anche alla voce investimenti stranieri.

Al di là dei termini tecnici della decisione di tornare al nucleare, quale l’elemento geopolitico, secondo la sua opinione da mettere in risalto? L’Italia cosa ci guadagna nello scacchiere internazionale, nelle sue relazioni industriali e nel suo concetto di Italia globale?

Potrà tendere a ridurre di molto la vulnerabilità delle forniture energetiche che deve importare, ad oggi già l’Italia paga circa il 28% in più dei costi energetici delle nazioni competitive, sia fuori sia dentro l’Unione europea. Quindi ha un problema di dipendenza che deve risolvere assolutamente e, nel breve termine, cercare di pompare più gas e petrolio nella zona economica italiana. Questo è un primo passo.

E in prospettiva?

La soluzione è quella del nucleare di nuova generazione, ma prima va messo in risalto che l’impostazione del governo è quella giusta perché esiste un forte rischio di deindustrializzazione causato dai costi dell’energia e dalle previsioni di domanda di energia che ci sarà nel futuro. Aggiungo un elemento: pensiamo ai centri di calcolo che consumano non poco, o pensiamo alle stagioni sempre più calde che ci portano a consumare più energia, bisognerà aumentare la micro climatizzazione sia dei luoghi di lavoro ma anche delle abitazioni. Ciò si traduce in un grande aumento dell’energia e vi sono altri elementi che fanno prevedere un aumento della domanda.

Come si inserisce il ragionamento sulla vulnerabilità geopolitica?

Si tratta della dipendenza dalle importazioni: noi acquistiamo il gnl americano ma lo paghiamo molto di più. Una nuova formula energetica per il futuro dovrà prevedere più energie alternative che però non possono essere solo il solare o l’eolico, ma occorrerà quella nucleare come motore energetico basico, che non risente della intermittenza. Ci sarebbe poi anche l’idroelettrico e le energie localizzate che funzionano non in tutte le aree, accanto al termico che funziona ed è abbastanza diffuso in Italia, ma non dappertutto. Quindi la nuova formula deve mettere insieme la nuova generazione di fonti stabili e la nuova generazione di energie alternative che non hanno il problema della intermittenza. Per cui la vulnerabilità si riduce creando dei mega accumulatori di energia, ma ritengo che sia meglio avere un mix tra nucleare e nuove alternative.

Questo il punto geopolitico?

Se l’Italia non ridurrà la vulnerabilità sull’energia e quindi sui costi dell’energia, avrà un rischio di deindustrializzazione molto elevato. Quindi ben venga la scelta del nucleare, ma direi anche il nuovo nucleare: al momento leggo di previsioni entro il 2034 ma sarei propenso ad accelerare quel termine visto che i reattori verranno sperimentati in Francia già nel 2029. Questi piccoli reattori potranno essere costruiti in serie e diffusi molto rapidamente sul territorio. Secondo i calcoli del mio think tank la sperimentazione è possibile già nel 2028/29 e quindi la raccomandazione è quella di accelerare il più possibile.

Con quali vantaggi, anche in altri ambiti come la difesa?

Di stemperare il rischio di deindustrializzazione, che al momento è pesante perché se la geopolitica non riesce a fermare l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili, ogni ritardo produce inflazione e chiusura di fabbriche. La tecnologia oggi permette di accelerare. Potremmo fare tranquillamente le portaerei nucleari, le navi commerciali a trazione nucleare. Ma non è tutto, perché il nucleare diventa la soluzione del problema combinato. Inoltre il mondo finanziario guarda attentamente a queste dimensioni, quindi se vedrà in Italia un futuro energetico positivo allora investirà di più su certi settori industriali.

Autore
Formiche

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