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Beatrice morta a 2 anni, le sorelle rinchiuse in casa senza cellulare: la madre ora rischia il reato di abbandono di minore

  • Postato il 3 giugno 2026
  • Cronaca
  • Di Blitz
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Beatrice morta a 2 anni, le sorelle rinchiuse in casa senza cellulare: la madre ora rischia il reato di abbandono di minore

Quanto erano “adulte” le sorelline di Beatrice, la bimba di 2 anni morta a Bordighera per le botte ricevute dalla madre e dal suo compagno. “Bambine adultizzate”, si legge nella relazione dei servizi sociali finita negli atti d’indagine che ha portato in carcere Emanuel Iannuzzi, 42 anni e Emanuela Aiello, 44 anni, per i maltrattamenti che hanno portato alla morte la figlia più piccola della donna. Eppure quelle due bimbe, di 7 e 9 anni, l’inferno l’hanno vissuto: da che la madre aveva intrapreso la relazione con Iannuzzi venivano lasciate molto spesso da sole a casa.

Emanuela Aiello rischia l’incriminazione anche per il reato di abbandono di minore

Un atteggiamento che è al vaglio degli inquirenti e che non è escluso possa portare la procura a contestare alla donna anche il reato di abbandono di minore.

Anche il giorno di Natale erano sole, e a Capodanno, quando Iannuzzi e l’Aiello imposero loro di pulire la casa. Sono state loro a venire punite se mostravano affetto a Beatrice: quando la più piccola, 7 anni, ha dato un bacino a Beatrice è stata minacciata da Iannuzzi: “ti ho visto…”. E quella volta che dette un po’ d’attenzione alla sorellina ha ricevuto un manrovescio che le ha voltato la testa.

Stessa cosa anche per l’altra sorella, la ragazzina di 9 anni che si occupava di Beatrice. Lei, che una volta venne chiusa in una stanza della casa per un’ora perché aveva osato chiedere di uscire insieme alla mamma e a Iannuzzi. Lei che veniva minacciata di prendere le botte se piangeva. Lei che urlava “aiuto” dalla finestra perché Beatrice stava male ma l’avevano chiusa in una stanza al piano di sopra senza cellulare perché sua madre e il suo compagno cenavano, bevevano e fumavano e non le volevano tra i piedi. Lei che alla fine ha “osato” sfidare la madre: “Mamma ti ho chiamato tre volte e tu non mi hai risposto. Non mi avevate lasciato niente con cui chiamare, l’unica cosa urlo o urlo. Ci avevate chiuse dentro. Cioè cosa dovevo fare, ancora volete dare la colpa a me che non ho chiamato?”.

Eppure sono andate avanti, tutte e due. E una volta sottratte dall’ambiente che le aveva totalmente schiacciate hanno ritrovato le parole per raccontare, con lucidità, quello che è successo da quando sua madre ha incontrato Iannuzzi.

Manuela Aiello
Manuela Aiello (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Emanuel Iannuzzi era noto per essere un violento

Emanuel Iannuzzi era già noto in paese e alle cronache per esser stato arrestato nel 2019. Che fosse un violento lo si diceva in paese. Poi un giorno si è ripreso con il proprio smartphone mentre, con un colpo diretto alla testa, ha ucciso un maialino. Un atto di pura crudeltà ripreso in un video. Negli ultimi mesi aveva anche fotografato i lividi sul volto di Beatrice, dopo le botte che le dava: a mani nude, con i fili elettrici, con la cintura. E quelle immagini, compreso il video di quando le ha messo in bocca una sigaretta di hashish fatta a mano e l’ha accesa, prendendola in giro in presenza delle sorelle e della madre, sono un punto fermo nelle indagini della procura di Imperia. Assieme alle lacrime delle due sorelline, assieme alle bestemmie nei messaggi della madre alla figlia più grande che chiedeva aiuto, assieme alle testimonianze di chi conosceva la famiglia, assieme alle menzogne dell’Aiello. Oggi sia Emanuela Aiello, reclusa nel carcere di Torino, che Emanuel Iannuzzi, in isolamento nel carcere di Genova saranno davanti al gip di Imperia per l’interrogatorio di garanzia.

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Autore
Blitz

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