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Bayern Monaco fuori dalla Champions, cosa resta di Harry Kane: l’immagine potentissima del volto coperto e un rispetto obbligatorio

  • Postato il 7 maggio 2026
  • Di Virgilio.it
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Bayern Monaco fuori dalla Champions, cosa resta di Harry Kane: l’immagine potentissima del volto coperto e un rispetto obbligatorio

Harry Kane che finisce la partita contro il Psg con la faccia coperta dalla maglia. Ha segnato tardi, non c’era altro tempo. Nemmeno stavolta vincerà la Champions League. E poi ha tirato giù la maglia, s’è rivista la faccia. Una faccia più tedesca che inglese: la riservatezza emotiva di Kane in pubblico. Lo capisci che dentro gli occhi sta passando di tutto mentre la retina fa da filtro e non lascia trasparire niente. Di fronte alle emozioni, Harry Kane si trasforma, diventa uno dei difensori centrali più forti in circolazione.

A distanza di qualche minuto si è caricato la squadra, l’ha portata sotto la curva dei tifosi, ha fatto un passo avanti a tutti e ha fatto immersione coi compagni. Il popolo bavarese era un mare di sciarpe alzate mentre una ventina di sub ci nuotava dentro all’altezza della porta. Il Bayern Monaco ha pareggiato col 66% di possesso palla, 18 tiri di cui 6 in porta, almeno tre grandi occasioni sprecate per riaprire la partita. Ed è fuori dalla Champions League.

Un muro biancorosso costruito con le sciarpe: è l’immagine potentissima del modo in cui i tifosi del Bayern Monaco hanno ringraziato la squadra a fine partita nonostante l’eliminazione dalla Champions League

Bayern Monaco-Psg e il calcio totale di Luis Enrique

Bayern Monaco-Psg, stavolta, non farà storcere il naso a nessuno. Nemmeno ai puristi della tattica e del catenaccio: restano i ritmi da calcio 3.0 che – per esempio – in Italia ci sogniamo. Non siamo pronti nemmeno idealmente a quel tipo di gioco e a quel livello di intensità. Però la pioggia di gol non è arrivata, i francesi se la cavano con Dembelè e Marquinhos: il primo segna, l’altro alza il muro dietro.

E io, con un occhio alla partita e l’altro alla partita di Harry Kane, alla fine ho pensato che sì: Luis Enrique è un gigante perché le doppie e triple fasi nella stessa gara le costruisce come nessuno. Centrocampisti che assaltano l’area, attaccanti che creano gioco, terzini che diventano ali e ali che hanno imparato a difendere. Resta la questione irrisolta, quella del portiere: non andava bene Donnarumma e Chevalier è rimasta una proiezione. Safonov non è la soluzione.

Harry Kane, il calcio della coerenza

La partita di Harry Kane è stata assoluta: era presente ovunque ci fosse bisogno. Difesa, centrocampo, attacco, impostazione, costruzione, finalizzazione. Quasi non ti accorgi di Kane: gioca come vive, sembra uscito dalle pagine di Naomi Klein. O dalle pellicole di Richard Linklater. No logo Harry Kane. Harry Kane come Jesse in Before Sunrise. Non esplode, va in progressione: non è una rottura narrativa, semmai un’ostinazione.

Oggi la sua carriera dice questo: 644 partite, 436 gol complessivi tra i vari club. 112 presenze e 78 reti con la maglia della nazionale inglese. Harry Kane è la somma di svariate coerenze. Una linea retta e inscalfibile. Ha giocato una sola finale di Champions League in carriera, era il 2019 e quel Tottenham, il Tottenham dei miracoli, di fronte al Liverpool ha potuto fare ben poco.

“È dura. Abbiamo avuto abbastanza occasioni per raggiungere la finale, ora la mia attenzione è rivolta alla finale di punta alla finale di DFB-Pokal, abbiamo la possibilità di vincere il double”.

È l’epilogo della Coppa di Germania: Bayern Monaco-Stoccarda del prossimo 23 maggio.

Harry Kane ha semplicemente alzato il volume

Al Tottenham si forma l’identità di Kane. 435 presenze e 280 gol. Diventa un attaccante martello, un accumulatore seriale di gol. Il trasferimento in Germania all’apice della carriera conserva i medesimi canoni narrativi: 144 presenze e 140 gol in tre stagioni. È la stessa macchina trasferita in un altro sistema di gioco. In nazionale resta il punto fermo che attraversa le generazioni: primo nella classifica marcatori all-time dell’Inghilterra. E il Mondiale alle porte è l’occasione più ghiotta per fare all-in: prendersi la Coppa del Mondo con una squadra altamente competitiva.

Harry Kane, una costante. Non ha mai cambiato forma: semplicemente, ha alzato il volume. Pelle intonsa e profilo (social) basso. Parla spesso del suo mondo come se fosse calcio. Un parto diventa una trasferta difficile, il Natale una finale da gestire, la vita familiare un insieme di partite da organizzare. Campo e fuori campo, senza alcuna frattura: c’è lo stesso vocabolario applicato ovunque.

Harry Kane al termine della gara contro il Psg chiama a raccolta la squadra sotto la curva dei tifosi del Bayern Monaco

Quando Harry Kane smetterà, al calcio mancheranno contenuti

Il rispetto inevitabile per Harry Kane che finisce la partita contro il Psg con la faccia coperta dalla maglia. E poi ha tirato giù la maglia, s’è rivista la faccia. Una faccia più tedesca che inglese. La riservatezza emotiva di Kane in pubblico. Si parla troppo poco del ragazzo londinese che ha esordito nei pro il 15 gennaio 2011, a nemmeno 18 anni, con il Leyton Orient e che giusto una settimana dopo segnò il primo gol, contro lo Sheffield Wednesday.

Di tanti altri hai solo la sensazione che – quando smetteranno di giocare – verranno a mancare le indiscrezioni, gli antefatti, gli artifici, le illazioni, le dicerie. Il gossip. Invece il giorno che Harry Kane smetterà di giocare a calcio, al calcio verranno a mancare contenuti.

Autore
Virgilio.it

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