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Bassora-Ceyhan, l'oleodotto che può cambiare il mondo: ecco il piano

  • Postato il 20 aprile 2026
  • Esteri
  • Di Libero Quotidiano
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  • 4 min di lettura
Bassora-Ceyhan, l'oleodotto che può cambiare il mondo: ecco il piano
Bassora-Ceyhan, l'oleodotto che può cambiare il mondo: ecco il piano

Qual è il futuro dello Stretto di Hormuz? Ha le idee piuttosto chiare Fatih Birol, economista turco e attuale direttore esecutivo della Agenzia internazionale dell'energia (International Energy Agency), con sede a Parigi. Birol, intervistato dal quotidiano turco Hürriyet sentenzia: “Il vaso è rotto e ripararlo sarà molto difficile”. Tradotto: il mondo deve trovare un’alternativa, e in fretta. Ed ecco il piano. Un oleodotto da Bassora a Ceyhan, dal cuore petrolifero dell’Iraq fino al Mediterraneo turco. Un progetto, come riporta Repubblica, “estremamente attraente e importantissimo - spiega Birol - sia per l’Iraq, sia per la Turchia, sia per la sicurezza degli approvvigionamenti regional”".

Soprattutto europei. Perché il punto è proprio questo: smettere di dipendere da un imbuto geopolitico sempre più instabile. Lo scenario è sotto gli occhi di tutti. Hormuz bloccato, tensioni con l’Iran, flotte militari a presidiare il traffico. Risultato: il petrolio non scorre, o scorre male. E a piangere non sono solo i Paesi del Golfo, ma anche Baghdad, che da Bassora esporta il 90% del suo greggio. Senza mare aperto, resta una sola opzione: i tubi. Ed è qui che entra in gioco Ankara. Non per caso.

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“Il nodo finanziario – commenta Birol – può sciogliersi con il sostegno di Bruxelles e l'accordo politico tra Baghdad e Ankara”. La Turchia oggi paga il prezzo più alto — importa il 90% dell’energia, inflazione oltre il 30% — ma fiuta l’occasione. Vuole diventare il crocevia energetico tra Asia ed Europa. E i numeri le danno ragione: oleodotti già operativi, milioni di barili che transitano ogni giorno, una rete pronta a espandersi. Il progetto Bassora-Ceyhan è solo il primo tassello. Poi c’è la “Development Road”, poi il corridoio terrestre verso la Cina. Una strategia a tenaglia che punta a ridisegnare le rotte globali. E infatti lo stesso Recep Tayyip Erdoğan non si nasconde: “La Turchia si distingue come isola di stabilità e porto sicuro. Crediamo di cuore che questa crisi globale aprirà nuove porte per il nostro Paese”.

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Autore
Libero Quotidiano

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