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Barriere architettoniche, condannato il comune di Capri: “Non eliminarle è condotta discriminatoria e danno all’immagine turistica”

  • Postato il 22 maggio 2026
  • Diritti
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Barriere architettoniche, condannato il comune di Capri: “Non eliminarle è condotta discriminatoria e danno all’immagine turistica”

È “condotta discriminatoria” nei confronti dei disabili non adottare il piano di eliminazione delle barriere architettoniche (Peba). Lo ha deciso il giudice del Tribunale Civile di Napoli Maria Corvino con una sentenza depositata nei giorni scorsi, che sanziona la Città di Capri a risarcire l’autore del ricorso, Cristian Durso, per danni da discriminazione. Ma non solo: la sentenza ha stabilito che la mancata programmazione degli interventi finalizzati alla rimozione delle barriere, può incidere negativamente anche sulle migliaia di visitatori di Capri provenienti da tutto il mondo, e di conseguenza sulla sua immagine turistica.

E così la battaglia di Durso segna un altro punto importante. È lui l’autore delle numerose diffide degli anni scorsi per rendere accessibili i Giardini di Augusto, e ci è riuscito. La sentenza ha infatti accertato che solo dopo il ricorso di Durso e dell’associazione Luca Coscioni, i Giardini di Augusto sono stati resi accessibili, nel febbraio 2025, alle persone con disabilità, grazie alla installazione di due montascale. “L’enorme ritardo con cui il Comune di Capri ha realizzato queste opere rappresenta una discriminazione indiretta nei confronti del Sig. Christian Durso, persona con disabilità motoria che si sposta con l’ausilio della sedia a ruote” si legge in una nota diffusa dall’associazione. Per Durso è stato stabilito un risarcimento danni di 6000 euro e la Città di Capri dovrà anche adottare il Peba entro 12 mesi.

“È una delle poche condanne per condotta discriminatoria emessa in Italia nei confronti di un Comune a causa della mancata adozione del Peba – dichiara l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni – Nonostante la legge n. 41/1986 e la successiva legge n. 104/1992 impongano a tutte le amministrazioni comunali di dotarsi di un Peba, ad oggi sono pochissimi gli enti locali che lo hanno fatto. Grazie a questa ordinanza da oggi sarà dunque possibile rivolgersi alla giustizia civile per costringere i Comuni a monitorare e a censire tutte le barriere architettoniche e sensoriali presenti sui loro territori e a programmare nel tempo gli interventi necessari alla loro rimozione”.

“Il Comune di Capri ha ignorato per anni le mie diffide e si è attivato concretamente solo dopo l’avvio della nostra azione legale – ricorda Durso – questa sentenza ci ricorda innanzitutto che il diritto all’accessibilità e all’inclusione sociale non possono ammettere deroghe o ritardi ingiustificati”.

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Il Fatto Quotidiano

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