Autovelox, 850 dispositivi spenti: in vigore le nuove regole
- Postato il 20 luglio 2026
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- Di Virgilio.it
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Il Ministero dei Trasporti ha disposto lo spegnimento e la disattivazione di 850 autovelox irregolari su tutto il territorio nazionale. Questa operazione rappresenta un'importante azione contro le multe contestate illegittimamente, garantendo maggiore trasparenza e legalità nel sistema di controllo della velocità. I dispositivi non in regola con i criteri di omologazione verranno progressivamente rimossi, tutelando i diritti degli automobilisti e assicurando che le sanzioni siano applicate correttamente secondo la normativa vigente.
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850 autovelox non potranno più scattare fotografie agli automobilisti, almeno fino a quando non verranno messi in regola. Il decreto dell’8 giugno 2026 ne impone lo spegnimento e prova a risolvere la confusione fra apparecchi semplicemente approvati e dispositivi omologati, già affrontata più volte dalla Cassazione nei ricorsi presentati dai conducenti.
La stretta sui dispositivi non omologati
Dal 12 luglio possono rimanere accesi 3.150 dei circa 4.000 strumenti registrati sulla piattaforma del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per i rimanenti è scattata la sospensione e una nuova sanzione rilevata attraverso uno di essi rischierebbe di essere annullata a seguito del ricorso dell’automobilista. Lo spegnimento avrà carattere temporaneo qualora gli enti ottengano l’omologazione, al termine della quale gli apparecchi torneranno in servizio.
Nella lettura di Matteo Salvini, dietro alcuni autovelox si nascondeva l’interesse dei Comuni a incassare denaro dalle contravvenzioni, anziché la volontà di rendere le strade sicure. Al momento di annunciare lo stop agli 850 apparecchi, il ministro dei Trasporti è tornato così su una delle accuse lanciate più spesso negli ultimi anni:
“Basta autovelox fantasma, che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza stradale
Prima di entrare in funzione, ogni nuovo modello dovrà superare l’omologazione prevista dal decreto. Ma il via libera iniziale da solo non basterà a garantire un’autorizzazione senza scadenza: durante l’utilizzo saranno controllate tanto la precisione delle misurazioni quanto la regolarità del funzionamento e, in seguito a una riparazione o a modifiche del software, servirà un’altra verifica. A occuparsene saranno i laboratori riconosciuti secondo i criteri riportati nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
L’intervento era stato provocato soprattutto dalle sentenze cominciate con l’ordinanza 10505 della Cassazione, depositata nell’aprile 2024. Secondo i giudici, l’approvazione tecnica non poteva sostituire l’omologazione espressamente richiesta dal Codice della Strada e da lì in poi numerosi automobilisti hanno contestato le sanzioni ricevute.
Per gli apparecchi già presenti sulle strade è stato previsto un passaggio intermedio. Alcuni modelli approvati in passato vengono ora considerati omologati, purché rispettino le caratteristiche elencate nell’Allegato B e risultino correttamente registrati. I dispositivi più datati dovranno invece affrontare l’esame della documentazione o specifiche prove tecniche prima di poter essere riaccesi.
Gli effetti cambiano parecchio da una zona all’altra. Il Mit ha comunicato lo spegnimento di 144 apparecchi in Lombardia e 131 in Piemonte, a cui seguono l’Emilia-Romagna con 94, il Veneto con 84 e la Toscana con 69, la Liguria con 16 e le Marche con 15. Numeri inferiori riguardano regioni nelle quali il parco censito era già limitato. I dati diffusi dal Ministero fotografano comunque una situazione ancora suscettibile di cambiamenti, dato che gli enti potranno regolarizzare gli strumenti sospesi.
Come avanzare ricorso
Gli automobilisti multati avranno modo di controllare l’apparecchio sul portale Velox Mit, inserendo il Comune, l’ente accertatore oppure il codice identificativo riportato nel verbale. Se il dispositivo non compare nel database o rientra fra quelli sospesi, la sanzione può essere contestata al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica, o al Prefetto entro 60, ma pagando la somma si rinuncia alla possibilità di impugnarla.
L’Associazione vittime incidenti stradali valuta positivamente il tentativo di mettere ordine, pur ricordando che la regolarità degli strumenti non cancella il dovere di rispettare i limiti. Il presidente Domenico Musicco ha dichiarato:
“Non si possono mettere autovelox solo per fare cassa, ma deve passare il messaggio che le regole vanno rispettate da tutti”
Se il nuovo sistema funzionasse, le multe dovrebbero diventare meno semplici da contestare, ma anche meno esposte al sospetto di essere state prodotte da un apparecchio privo dei requisiti necessari.